... Sei lezioni sul futuro del libro...
Quello di Gino Roncaglia è un tentativo di definire il "libro elettronico", attraversando le tantissime definizioni che di esso, diversi studiosi e professionisti del digitale e non, hanno dato.
Premessa una riconosciuta "perfezione ergonomica del libro sulla carta", libro che è un prodotto tecnologico, oltre che uno straordinaro oggetto culturale, la riflessione delle sei lezioni si snoda descrivendo e via via scoprendo le peculiarità che il testo/libro potrebbe o dovrebbe presentare nell'atto di radicale cambiamento del supporto che sta avvenendo (da questo, in parte, deriva il sottotitolo "La quarta rivoluzione").
Esiste una prima parte teorica, breve e concisa, sulle forme testuali e sulle distinzioni testualità/medium al cui incrocio si snoda l'evoluzione della scrittura e del libro. Seguono poi i capitoli che ci guidano sino ai media
dei nostri giorni, scritti in modo molto pragmatico, discorsivo, con molti esempi: insomma, stile "lezione".
Quello che qui mi pare interessante ricordare sono due punti del testo.
Il primo, in cui l'autore precisa una volta per tutte la, credo fondamentale, distinzione tra fruizione del testo lean forward, lean back, secondaria e in mobilità, perché la situazione di fruizione dell'informazione è il punto chiave per comprendere la possibile diffusione dell'e-book.
Così, fruizione:
1- lean forward: quanto siamo 'letteralmente' protesi in avanti verso l'informazione, quando per esempio studiamo un libro alla scrivania, lo commentiamo, prendiamo appunti, visualizziamo pagine web su uno schermo di un pc o di un portatile, giochiamo ad un videogioco...insomma, uso attivo dell'informazione, elaborazione, modificazione.
2 - lean back: quando siamo rilassati, letteralmente 'appoggiati all'indietro', per esempio quando ci godiamo un romanzo sulla poltrona, o guardiamo un film, concentrati sì su quanto stiamo vedendo, ma senza una
elaborazione manuale o tattile dell'informazione. Insomma, si agisce e si interagisce con l'informazione, ma ad un livello, per dir così, solo mentale.
3 - secondaria: (o in background), quando fruiamo dell'informazione, ma senza una attenzione continuativa, un po' come in un salotto con altre persone e una tv accesa nel sottofondo, che ogni tanto cattura la nostra attenzione, magari al suono di un jingle pubblicitario.
4 - in mobilità: quando ci muoviamo (a piedi, in auto, in treno, ecc.) e la nostra attenzione cosciente è solo in minima parte legata alle azioni richieste dalla mobilità (es. classico: cambiare marcia o prestare attenzione alla fermata del bus dove dobbiamo scendere), mentre di fatto siamo concentrati sull'Mp3 che ascoltiamo o sul libro che leggiamo in metropolitana o ancora sul radiogiornale trasmesso dall'autoradio. Sempre più la comunicazione in mobilità è pervasiva nel nuovo millennio.
A queste quattro dimensioni il testo di Roncaglia ricorre molte volte, essendo uno (non l'unico) dei fili rossi della argomentazione che si sviluppa nel definire l'e-book.
Il secondo concerne la quinta lezione: "Da Kant a Google: gestione dei diritti e dei contenuti digitali". E' un capitolo significativo, perché rielabora in maniera molto essenziale e chiara il tema complicatissimo del copyright, attualizzandolo con esempi paradigmatici, come il caso di Google Book Search e gli impatti nei diversi Paesi, distinguendo tra mondo statunitense e vecchio continente. Stimolante davvero, per la semplificazione senza perdita in precisione che viene resa nel testo.
Per il resto il libro di Roncaglia si propone come un testo per tutti, a prescindere che sia strutturato, come evidenzia l'autore, 'in lezioni'.
Per chi si avvicina per la prima volta ai temi dell'evoluzione del libro (anzi meglio, della scrittura, dei codici, poi dei libri...), è sicuramente un buon riferimento, aggiornato ad aprile 2010, scorrevole nella lettura, dotato di ottimi ausilii extratestuali di cui scrivo sotto.
Il libro... come si presenta!
Le note dei capitoli sono disposte in fondo al testo, il che è, per me almeno, alquanto irritante (in quanto si deve effettuare un continuo pasaggio dal testo al fondo-testo per connettere la nota al contesto). Il fatto è comunque giustificato: le note interne ai capitoli si riferiscono principalmente a materiale presente sul web, con indirizzi dunque molto lunghi e, probabilmente, fastidiosi se fossero inseriti a pié pagina. Da contrappunto a questa dificoltà 'logistica' è la ricchezza delle note, perché invitano il lettore a vedere e ricercare in rete gli oggetti descritti nel testo, le presentazioni, i memorandum, e i materiali che dispiegano, multimedialmente, quanto raccontato. Estremamente utili le decine di link a brevi video su YouTube sulle caratteristiche dei media e delle tecnologie descritte.
La Bibliografia e le Risorse di rete citate sono, anch'esse, ben strutturate: non un mero elenco (se non proprio nel riepilogo finale), ma un vero e proprio report sulle fonti, apprezzabile in quanto la materia oggetto del libro è fluida ed in continua evoluzione: dunque si distinguono risorse in rete sugli e-books, testi di riferimento essenziali e 'senza tempo', opere e lavori consultati.
Inoltre le immagini a colori e gli schemi sono utili e plastici, rendendo ragione della scelta della carta ad elevata grammatura (quasi cartoncino, molto 'pastosa') e dell'impatto cromatico così esasperato con il testo.
Ecco infine i contenuti, cioé le 6 'lezioni':
Introduzione
I. Il libro e il cucchiaio
II. Il libro magico del cancelliere Tusmann
III. Dalla carta allo schermo (e ritorno?)
IV. Problemi di forma
V. Da Kant a Google: gestione dei diritti e dei contenuti digitali
VI. Quali libri ci aspettano? - Conclusioni: falsi pretendenti e legittimi eredi
Note
Bibliografia e risorse di rete
Fonti delle illustrazioni
Blocco appunti per ragionare, cioè -più o meno- parlare, almeno ogni tanto, con la propria mente...
domenica 8 agosto 2010
giovedì 5 agosto 2010
AUTOPOIESI E COGNIZIONE (E UN PO' DI BUONA VOLONTA'...)
... La realizzazione del vivente... di Maturana Humberto e Varela Francisco, Editore Marsilio (ristampa 2008).Intanto il libro dei due biologi, neuroscienziati, epistemiologi e filosofi cileni contiene due testi, anzi tre: l'Introduzione di Humberto Maturana, che è una vera e propria dichiarazione di intenti e responsabilità nei riguardi dei due saggi che seguono, e del nuovo approccio da questi individuato nell'ambito delle scienze biologiche; Biologia della Cognizione, edizione del 1970, che è un testo di biologia,che inizia ad introdurre le fondamenta del concetto che, nel saggio successivo, verrà battezzato 'autopoiesi', vero e proprio fulcro di tutti i testi; L'Organizzazione del vivente, edizione del 1973, qui introdotta da una perspicace prefazione di Stafford Beer, ma edizione che, sempre per Marsilio, si trova anche a se stante, con il titolo Macchine ed esseri viventi e con la illuminante prefazione di Alejandro Orellana, recensita altrove in questo blog.
Si tratta di testi difficili e la cui lettura richiede molta concentrazione, perché sono scritti con un linguaggio 'poietico', nel senso di Roman Jakobson, atto a definire con assoluto rigore il concetto, l'autopoiesi, relativo alla possibilità stessa del vivente.
Nell'introduzione al primo saggio, si pone subito il problema della conoscenza: essa, in quanto esperienza, è personale e, quindi, non può essere trasferita; ciò che si crede trasferibile, in realtà, è sempre un qualcosa creato dall'ascoltatore. "Così la cognizione, come funzione biologica, è tale che la risposta alla domanda 'Che cos'è la cognizione?' deve sorgere dal capire la conoscenza ed il conoscitore attraverso la capacità di conoscere di quest'ultimo". Detto questo, il testo procedere a chiarire che cos'è la
cognizione come funzione e come processo. Il testo non usa un lessico complesso, tutt'altro. E' la struttura del discorso che è complessa, ma non per questo inavvicinabile. Ci vuole pazienza. Così, nel primo saggio, tentanto di dirla con una frase, quel che Maturana dimostra è che le relazioni basiche del vivente si nutrono di 'organizzazione circolare' e 'auto-referenzialità', costituendo unità chiuse fondamentali, anche se in grado, entro certi limiti, di reagire alle pressioni ambientali mantenendo costante o ripristinando la propria organizzazione interna. E, cosa essenziale per procedere al secondo saggio, l'autore dimostra come in ogni dominio di cognizione il contenuto della cognizione è la cognizione stessa o, detto altrimenti, "tutto ciò che è detto è detto da un osservatore" e, con un richiamo a Wittgenstein , "quanto può dirsi, si può dir chiaro; e su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere".
Nel secondo saggio ecco che emerge la definizione della realtà dell'autopoiesi, intesa come il criterio distintivo della vita, che si può tradurre nella capacità di mantenimento della sua stessa organizzazione. Qualunque sistema che abbia tale caratteristica può, a tutti gli effetti, essere detto vivente, qualora la produzione dei propri elementi di base sia in grado di (ri)produrre ricorsivamente gli elementi che li producono. Insomma, il sistema, per essere vivente, produce continuamente se stesso, anche sotto (un certo livello di) pressioni ambientali esterne o modificazioni interne (mutazioni, alterazioni chimiche, ecc.).
Il testo dispiega bene il concetto complesso, non complicato (una definizione di complesso si trova in questa recensione), che, dall'epistemologia alla psicologia, dalla gnoseologia all'etica, dalla biologia all'intelligenza artificiale, si è espanso attraversando le discipline degli ultimi quaranta anni.
Per concludere, così scriveva L'Indice (n.8, 1985) recensendo il testo nell'edizione dello stesso anno:
"Al centro sta la riscoperta della relazione, la ricerca di una sintesi che non sia la pura e semplice somma di competenze specialistiche, ma che includa la dinamica continua delle interazioni. Ciò significa che, all'interno di una relazione, cioè di un sistema con un'organizzazione propria, ogni proprietà misurabile della struttura si modifica continuamente attraverso una serie di adattamenti, così da cambiare anche in modo radicale, ma non scompare mai. In altri termini, la stessa cosa può diventare irriconoscibile se la si osserva di nuovo. Ciò sposta l'osservatore dal centro ad una semplice componente del sistema ed esclude che qualsiasi descrizione dei fenomeni sia obiettiva: essa appartiene sempre al dominio di descrizione di chi osserva ed ha senso solo in un contesto determinato".
Due note e una curiosità
Prima nota: le prefazioni sono a mio avviso essenziali non solo per comprendere il contesto in cui è nata l'opera ma, soprattutto, per potere intuire quanto radicale e gravida di conseguente questo sforzo teorico sia stato per diverse discipline (a partire dalla biologia dei sistemi viventi).
Seconda nota: la traduzione del secondo saggio (Biologia della Cognizione) di Alejandro Orellana, edizione 1972 (ISBN: 9788834010617) mi sembra molto più chiara, precisa e comprensibile della traduzione dall'inglese di Alessandra Stragapede, edizione 1985, riedita 2008 (ISBN: 9788831747783).
La curiosità: le prefazioni al testo sono a firma di Giorgio De Michelis, che risulta docente di informatica all'Università Milano-Bicocca, anche se, andando sul sito dell'Editore Marsilio, alla sezione del testo in oggetto, la prefazione risulta a cura dell'ex-ministro e docente di chimica Gianni De Michelis.
Ora, va bene che il punto G segnala sempre dei problemi di identificazione, e così forse anche il G punto, ma addirittura scambiare nome nelle firme di un testo, o sul sito della casa editrice, bé, sarebbe meglio evitarlo.
P.S.: tanto per mitigare (non togliere) i dubbi, le prefazioni dovrebbero essere di Giorgio De Michelis, anche se un'ipotesi potrebbe basarsi sul fatto che De Michelis, il Gianni, abbia come nome pure il Giorgio. Mah. Lascio a voi risolvere l'arcano...:-)
LA COMUNICAZIONE
Progettato per gli studenti che si accingono a seguire corsi di scienze della comunicazione e per tutti coloro che, dell'ampio ambito della comunicazione, cercano una cornice di riferimento entro cui ordinare le diverse teorie e prassi emerse, con relativi pensatori, il manuale "La Comunicazione" di Mario Ricciardi è una svolta tra i classici manuali di comunicazione.
Ricciardi, infatti, scrive per il lettore 'contemporaneo', che non è più il lettore di metà del secolo scorso: se studente indifferente, offre una distinta base per la comprensione generale delle basi delle scienze della comunicazione; se studente 'vero discente' offre, oltre ad una analisi concisa e molto chiara dei diversi "paradigmi" attraverso cui si è sviluppata la comunicazione, le parole dei protagonisti di questa scienza, attraverso lunghe e focalizzate citazioni tratte dalle opere più significative dei "maestri" citati, senza tralasciare i riferimenti ai loro contributi più ampi, garantiti da una breve biografia cui segue una bibliografia essenziale e molto focalizzata.
Il manuale è molto utile e decisamente efficace, grazie alla sua struttura:
- analisi dei paradigmi e dei cambiamenti profondi che muovono l'innovazione;
- analisi dei maestri, portatori del cambiamento;
- selezione accurata della bibliografia.
Quindi, troviamo, sempre in perfetto ordine:
- una parte introduttiva alle grandi macroaree di indagine;
- entro ogni macroarea i settori più importanti per la comunicazione;
- entro ogni settore alcuni autori, con citazioni e bibliografia specifica.
Si tratta di ciò che ogni studente vorrebbe potere trovare in un manuale di riferimento dei primi anni: la nota di avvio e di riflessione di un eccellente docente della comunicazione e gli strumenti per proseguire da sé (vedi anche indice completo riportato sotto).
Ecco perché ho scritto che il testo è rivolto al lettore 'contemporaneo'. Ricciardi, con un che di nostalgico, ma anche con profondo realismo, si rende conto che il discente di oggi non è più (mediamente) colui che segue un percorso di ascesa al sapere, che cerca autonomamente il confronto con le fonti, che approfondisce oltre il testo. Per questo la struttura del testo è un po' come un sentiero tenuto molto bene, che segna percorsi chiari e stimolanti intersezioni, sollevando un poco il lettore contemporaneo dal suo onere di approfondimento.
E riporta così alla luce i nessi e le strutture che soggiaciono all'ampio ambito denominato "comunicazione", che rischia oggi, tanta è l'informazione che circola, di perdersi nei rivoli i più diversi, offuscando le proprie solide fondamenta. Di questo, infatti, l'autore parla nella premessa: “In questo volume – ci spiega nella premessa – intendiamo contrastare la diffusa convinzione che la comunicazione sia un sapere senza fondamenti, un campo ibrido in cui si mescolano casualmente interessi e discipline diversi. Noi pensiamo, al contrario, che sia un crocevia di culture e di ricerca scientifica e umanistica”.
Sono contento di un testo così ben progettato.
Ecco i contenuti:
Premessa
Parte prima
Comunicazione e civiltà
Oralità e scrittura
1. Dal passato al presente - 1.1. Dalla scrittura all’ipertesto - 2. Claude Lévi-Strauss - 2.1. La comunicazione è la struttura della società - 3. Eric Havelock - 3.1. La mente alfabetica - 4. Walter J. Ong - 4.1. La scrittura è una tecnologia - 4.2. La scrittura ristruttura il pensiero - 4.3. I media e la comunicazione umana - 5. Jack Goody - 5.1. Comunicazione e conoscenza - 5.2. Tecnologia della mente
Lingua e segni
1. Ferdinand de Saussure - 2. Formalismo - 2.1. Il Circolo linguistico di Praga - 2.2. Roman Jakobson - 3. Strutturalismo - 4. Semiotica-semiologia - 4.1. Narratologia - 4.2. Vladimir Propp - 4.3. Algirdas J. Greimas - 5. Roland Barthes - 5.1. Il mito è parola - 5.2. Il testo al plurale - 5.3. Linguistica e semiologia - 6. Umberto Eco - 6.1. «Opera aperta» - 6.2. «Fenomenologia di Mike Bongiorno»
Scienza dei media
1. Harold Adams Innis - 1.1. Monopolio e potere - 1.2. Tendenze e civiltà - 1.3. «Impero e comunicazioni»: un esempio di anti-storia totale - 2. Marshall McLuhan - 2.1. «La galassia Gutenberg. Nascita dell’uomo tipografico» - 2.2. Lo stile: comunicare col lettore - 2.3. Media intelligenti - 2.4. Il medium è il messaggio - 2.5. Media caldi e media freddi - 2.6. «Il villaggio globale» - 2.7. McLuhan e il suo tempo
Parte seconda
I media nella società
Comunicazione e politica
1. Sovversione e legittimazione - 1.1. 1789: la festa rivoluzionaria - 1.2. 1848: parlare in pubblico - 1.3. La comunicazione politica come demagogia - 1.4. Magia e popolo - 1.5. Psicologia di massa - 2. Max Weber - 2.1. L’imprenditore capitalista - 2.2. Il potere carismatico - 2.3. Il grande demagogo - 2.4. Le professioni della politica
Comunicazioni di massa e società di massa
1. Come agiscono i mass media - 2. Walter Benjamin - 2.1. Tecnologia e medium - 2.2. La ricezione: tecnologia e fruizione - 2.3. Andare incontro al fruitore - 2.4. Teatro e cinema - 3. Theodor Wiesengrund Adorno - 3.1. Adorno contro Benjamin - 3.2. Feticcio e regressione - 3.3. Musica e film - 3.4. Industria culturale - 3.5. Autorità, autoritario - 4. La società del benessere - 4.1. Consumo ed esclusione - 4.2. Herbert Marcuse: il gran rifiuto - 4.3. Jürgen Habermas: agire comunicativo
Parte terza
Tecnologie, comunicazione e reti
Macchine per comunicare
1. Alan Turing - 1.1. La Macchina di Turing - 1.2. Il Test di Turing - 2. Norbert Wiener - 2.1. Le origini della cibernetica - 2.2. Feedback e messaggio - 2.3. Computer: la macchina speciale - 2.4. Informazione e comunicazione: Shannon e Wiener - 2.5. La cibernetica - 2.6. Macchine e umani - 2.7. Etica della responsabilità
Ipertesti e Internet
1. Vannevar Bush - 1.1. «As We May Think» - 1.2. L’utopia di Memex - 1.3. La società dell’informazione - 2. Douglas Engelbart - 2.1. La madre di tutte le presentazioni - 2.2. «Augmenting Human Intellect» - 2.3. Lavoratori della conoscenza - 2.4. Manipolazione, simboli e cooperazione - 3. Theodor Nelson - 3.1. Inventare l’ipertesto - 3.2. Xanadu - 3.3. Letteratura - 4. Tim Berners-Lee - 4.1. Il web - 4.2. La cultura del web - 4.3. Il web e la globalizzazione
Parte quarta
La società digitale
Digital media contro mass media
1. Dalla società di massa alla società digitale - 2. Libro a stampa, libro elettronico - 3. La vita sullo schermo: 1995, Sherry Turkle - 3.1. Lo schermo sostituisce il libro - 3.2. Finestre sullo schermo - 4. «Re-mediation»: 1999, Jay David Bolter - 4.1. La tradizione dei media («remediation») - 5. La logica del database: 2001, Lev Manovich - 5.1. Interfaccia culturale - 5.2. Interattività e creatività - 6. Cultura convergente: 2006, Henry Jenkins
Media e network
1. Media e modernità: John B. Thompson - 1.1. Il sistema dei media - 1.2. La natura dei media - 2. La società dei network: Manuel Castells - 2.1. La nascita della società dei network - 2.2. Informazionalismo - 2.3. Identità: Io-rete - 2.4. La grande mutazione - 3. Il mondo in rete - 3.1. Il cyberspazio - 3.2. L’età dell’accesso: Jeremy Rifkin - 3.3. Comunità virtuali: Howard Rheingold - 3.4. «Smart mobs» - 3.5. Hacker: Pekka Himanen
Bibliografia
Ricciardi, infatti, scrive per il lettore 'contemporaneo', che non è più il lettore di metà del secolo scorso: se studente indifferente, offre una distinta base per la comprensione generale delle basi delle scienze della comunicazione; se studente 'vero discente' offre, oltre ad una analisi concisa e molto chiara dei diversi "paradigmi" attraverso cui si è sviluppata la comunicazione, le parole dei protagonisti di questa scienza, attraverso lunghe e focalizzate citazioni tratte dalle opere più significative dei "maestri" citati, senza tralasciare i riferimenti ai loro contributi più ampi, garantiti da una breve biografia cui segue una bibliografia essenziale e molto focalizzata.
Il manuale è molto utile e decisamente efficace, grazie alla sua struttura:
- analisi dei paradigmi e dei cambiamenti profondi che muovono l'innovazione;
- analisi dei maestri, portatori del cambiamento;
- selezione accurata della bibliografia.
Quindi, troviamo, sempre in perfetto ordine:
- una parte introduttiva alle grandi macroaree di indagine;
- entro ogni macroarea i settori più importanti per la comunicazione;
- entro ogni settore alcuni autori, con citazioni e bibliografia specifica.
Si tratta di ciò che ogni studente vorrebbe potere trovare in un manuale di riferimento dei primi anni: la nota di avvio e di riflessione di un eccellente docente della comunicazione e gli strumenti per proseguire da sé (vedi anche indice completo riportato sotto).
Ecco perché ho scritto che il testo è rivolto al lettore 'contemporaneo'. Ricciardi, con un che di nostalgico, ma anche con profondo realismo, si rende conto che il discente di oggi non è più (mediamente) colui che segue un percorso di ascesa al sapere, che cerca autonomamente il confronto con le fonti, che approfondisce oltre il testo. Per questo la struttura del testo è un po' come un sentiero tenuto molto bene, che segna percorsi chiari e stimolanti intersezioni, sollevando un poco il lettore contemporaneo dal suo onere di approfondimento.
E riporta così alla luce i nessi e le strutture che soggiaciono all'ampio ambito denominato "comunicazione", che rischia oggi, tanta è l'informazione che circola, di perdersi nei rivoli i più diversi, offuscando le proprie solide fondamenta. Di questo, infatti, l'autore parla nella premessa: “In questo volume – ci spiega nella premessa – intendiamo contrastare la diffusa convinzione che la comunicazione sia un sapere senza fondamenti, un campo ibrido in cui si mescolano casualmente interessi e discipline diversi. Noi pensiamo, al contrario, che sia un crocevia di culture e di ricerca scientifica e umanistica”.
Sono contento di un testo così ben progettato.
Ecco i contenuti:
Premessa
Parte prima
Comunicazione e civiltà
Oralità e scrittura
1. Dal passato al presente - 1.1. Dalla scrittura all’ipertesto - 2. Claude Lévi-Strauss - 2.1. La comunicazione è la struttura della società - 3. Eric Havelock - 3.1. La mente alfabetica - 4. Walter J. Ong - 4.1. La scrittura è una tecnologia - 4.2. La scrittura ristruttura il pensiero - 4.3. I media e la comunicazione umana - 5. Jack Goody - 5.1. Comunicazione e conoscenza - 5.2. Tecnologia della mente
Lingua e segni
1. Ferdinand de Saussure - 2. Formalismo - 2.1. Il Circolo linguistico di Praga - 2.2. Roman Jakobson - 3. Strutturalismo - 4. Semiotica-semiologia - 4.1. Narratologia - 4.2. Vladimir Propp - 4.3. Algirdas J. Greimas - 5. Roland Barthes - 5.1. Il mito è parola - 5.2. Il testo al plurale - 5.3. Linguistica e semiologia - 6. Umberto Eco - 6.1. «Opera aperta» - 6.2. «Fenomenologia di Mike Bongiorno»
Scienza dei media
1. Harold Adams Innis - 1.1. Monopolio e potere - 1.2. Tendenze e civiltà - 1.3. «Impero e comunicazioni»: un esempio di anti-storia totale - 2. Marshall McLuhan - 2.1. «La galassia Gutenberg. Nascita dell’uomo tipografico» - 2.2. Lo stile: comunicare col lettore - 2.3. Media intelligenti - 2.4. Il medium è il messaggio - 2.5. Media caldi e media freddi - 2.6. «Il villaggio globale» - 2.7. McLuhan e il suo tempo
Parte seconda
I media nella società
Comunicazione e politica
1. Sovversione e legittimazione - 1.1. 1789: la festa rivoluzionaria - 1.2. 1848: parlare in pubblico - 1.3. La comunicazione politica come demagogia - 1.4. Magia e popolo - 1.5. Psicologia di massa - 2. Max Weber - 2.1. L’imprenditore capitalista - 2.2. Il potere carismatico - 2.3. Il grande demagogo - 2.4. Le professioni della politica
Comunicazioni di massa e società di massa
1. Come agiscono i mass media - 2. Walter Benjamin - 2.1. Tecnologia e medium - 2.2. La ricezione: tecnologia e fruizione - 2.3. Andare incontro al fruitore - 2.4. Teatro e cinema - 3. Theodor Wiesengrund Adorno - 3.1. Adorno contro Benjamin - 3.2. Feticcio e regressione - 3.3. Musica e film - 3.4. Industria culturale - 3.5. Autorità, autoritario - 4. La società del benessere - 4.1. Consumo ed esclusione - 4.2. Herbert Marcuse: il gran rifiuto - 4.3. Jürgen Habermas: agire comunicativo
Parte terza
Tecnologie, comunicazione e reti
Macchine per comunicare
1. Alan Turing - 1.1. La Macchina di Turing - 1.2. Il Test di Turing - 2. Norbert Wiener - 2.1. Le origini della cibernetica - 2.2. Feedback e messaggio - 2.3. Computer: la macchina speciale - 2.4. Informazione e comunicazione: Shannon e Wiener - 2.5. La cibernetica - 2.6. Macchine e umani - 2.7. Etica della responsabilità
Ipertesti e Internet
1. Vannevar Bush - 1.1. «As We May Think» - 1.2. L’utopia di Memex - 1.3. La società dell’informazione - 2. Douglas Engelbart - 2.1. La madre di tutte le presentazioni - 2.2. «Augmenting Human Intellect» - 2.3. Lavoratori della conoscenza - 2.4. Manipolazione, simboli e cooperazione - 3. Theodor Nelson - 3.1. Inventare l’ipertesto - 3.2. Xanadu - 3.3. Letteratura - 4. Tim Berners-Lee - 4.1. Il web - 4.2. La cultura del web - 4.3. Il web e la globalizzazione
Parte quarta
La società digitale
Digital media contro mass media
1. Dalla società di massa alla società digitale - 2. Libro a stampa, libro elettronico - 3. La vita sullo schermo: 1995, Sherry Turkle - 3.1. Lo schermo sostituisce il libro - 3.2. Finestre sullo schermo - 4. «Re-mediation»: 1999, Jay David Bolter - 4.1. La tradizione dei media («remediation») - 5. La logica del database: 2001, Lev Manovich - 5.1. Interfaccia culturale - 5.2. Interattività e creatività - 6. Cultura convergente: 2006, Henry Jenkins
Media e network
1. Media e modernità: John B. Thompson - 1.1. Il sistema dei media - 1.2. La natura dei media - 2. La società dei network: Manuel Castells - 2.1. La nascita della società dei network - 2.2. Informazionalismo - 2.3. Identità: Io-rete - 2.4. La grande mutazione - 3. Il mondo in rete - 3.1. Il cyberspazio - 3.2. L’età dell’accesso: Jeremy Rifkin - 3.3. Comunità virtuali: Howard Rheingold - 3.4. «Smart mobs» - 3.5. Hacker: Pekka Himanen
Bibliografia
Etichette:
cultura,
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oralità,
Recensioni,
scienze della comunicazione,
scrittura,
semiologia,
semiotica,
strutturalismo,
Università
domenica 1 agosto 2010
RECENCINEMA
Talvolta non esistono o non sono adottati permalink, così ho pensato di aggregare le mie recensioni di film in questo modo. Il sito di riferimento è sempre Cinemalia.
venerdì 30 luglio 2010
UNIVERSITAS
Nel mondo della complessità, anche le università si possono considerare... organizzazioni complesse. Con una piccola deviazione dal tema prettamente scientifico del 'complesso', illustro qui in poche righe il testo di Andrea Graziosi "L'università per tutti. Riforme e crisi del sistema universitario italiano".
Il testo di Graziosi Andrea è un breve libretto, conciso e scritto in modo chiaro e consequenziale, che offre una lettura dell'Università italiana nella sua evoluzione storica. E' scritto, infatti, da uno storico che, peraltro, nei suoi studi, si è concentrato sull'analisi dei regimi sovietici. Questo gli dà spunto per introdurre acute osservazioni rispetto alla pianificazione statale e all'autonomia. Focalizza inoltre con grande efficacia i temi della differenziazione e della diversità tra studio universitario e formazione professionale, nonché tra università orientate alla ricerca e università orientate alla didattica (che esistono, separatamente, nei modelli statunitense ed anglosassone). Il testo richiede al lettore di conoscere un minimo il mondo universitario, ma ha il pregio di introdurlo ad un viaggio nel tempo dell'Università, evidenziando, in ogni capitolo, i punti salienti del processo di modificazione dall'università di élite a quella di massa, sviscerando, dati statitistici alla mano, i pro e i contro dei diversi interventi legislativi intervenuti nel settore.
Il valore del testo sta nella sintesi che non è sola descrizione dell'accaduto, ma revisione dello stesso alla luce degli sviluppi sulle teorie del capitale umano, sul tipo di bene che l'università offre o potrebbe o dovrebbe offrire, sul confronto internazionale, specificamente con le realtà statunitensi ed anglosassoni, svolto in modo ragionato e del tutto privo di retorica. Non troverete un testo che si lamenta di questo e di quello, che parla di baroni e baronetti, di sprechi e via dicendo: il testo è analitico, non scritto da un giudice in base a 'quel che si dice', ma da un professore che, limpidamente, analizza che cosa è successo dalle prime leggi di inizio secolo scorso alla riforma attualmente in Parlamento.
Proprio ragionando sull'Atto del Senato 1905 il libro conclude, non tanto pre-figurando ipotetici utopie, quanto stringendo su quanto è presente nell'Atto citato per stimolare ragionamenti e riflessioni sulle consequenze di diverse opzioni e direzioni.
Se volete un manuale che riporti tecnicamente la struttura dell'ordinamento delle Università, aggiornato al 2005, senza dubbio un buon testo è "Il sistema universitario italiano. Normativa e operatività. Con CD-ROM", di Matelda Grassi, di cui ho fornito una breve recensione su aNobii: un testo estremamente ben compilato e completo che consiglio per tenersi aggiornati sull'impianto amministrativo delle Università, almeno sino al 2005, quando il libro è stato edito.
Confidiamo in una riedizione aggiornata!
Se siete invece alla ricerca di una serie di testi nei quali gli autori si sono 'sporcati le mani' nella materia, creando veri e propri progetti di ampio respiro, introducendo e testando strumenti innovativi e sperimentali nel contesto italiano, potete leggere "I Quaderni" del Comitato del CNVSU, editi da Il Mulino: una breve sintesi dei principali si può trovare presso il sito del CNVSU.
Inoltre, sempre per le edizioni Il Mulino, con riferimento ai sistemi contabili delle università italiane, merita citare: "Esperienze di contabilità economico-patrimoniale nelle università", a cura di Marco Tomasi e Giuseppe Catalano, nonché "La contabilità economico-patrimoniale nelle università. Aspetti metodologici e principi contabili", a cura di Giuseppe Catalano.

Infine, sempre considerando progetti di sperimentazione entro e tra le Università, cito il testo, edito da Marcianum Press, "Management nelle università e negli enti di ricerca", a cura di Giuseppe Catalano, Michela Arnaboldi, Fabio Poles, testo che raccoglie una sintesi dei project work svolti per il Master della scuola SUM del MIP - Politecnico di Milano.
Seguirà l'edizione aggiornata relativa ai lavori della terza edizione del Master (2008-2010).
Il testo di Graziosi Andrea è un breve libretto, conciso e scritto in modo chiaro e consequenziale, che offre una lettura dell'Università italiana nella sua evoluzione storica. E' scritto, infatti, da uno storico che, peraltro, nei suoi studi, si è concentrato sull'analisi dei regimi sovietici. Questo gli dà spunto per introdurre acute osservazioni rispetto alla pianificazione statale e all'autonomia. Focalizza inoltre con grande efficacia i temi della differenziazione e della diversità tra studio universitario e formazione professionale, nonché tra università orientate alla ricerca e università orientate alla didattica (che esistono, separatamente, nei modelli statunitense ed anglosassone). Il testo richiede al lettore di conoscere un minimo il mondo universitario, ma ha il pregio di introdurlo ad un viaggio nel tempo dell'Università, evidenziando, in ogni capitolo, i punti salienti del processo di modificazione dall'università di élite a quella di massa, sviscerando, dati statitistici alla mano, i pro e i contro dei diversi interventi legislativi intervenuti nel settore.
Il valore del testo sta nella sintesi che non è sola descrizione dell'accaduto, ma revisione dello stesso alla luce degli sviluppi sulle teorie del capitale umano, sul tipo di bene che l'università offre o potrebbe o dovrebbe offrire, sul confronto internazionale, specificamente con le realtà statunitensi ed anglosassoni, svolto in modo ragionato e del tutto privo di retorica. Non troverete un testo che si lamenta di questo e di quello, che parla di baroni e baronetti, di sprechi e via dicendo: il testo è analitico, non scritto da un giudice in base a 'quel che si dice', ma da un professore che, limpidamente, analizza che cosa è successo dalle prime leggi di inizio secolo scorso alla riforma attualmente in Parlamento.
Proprio ragionando sull'Atto del Senato 1905 il libro conclude, non tanto pre-figurando ipotetici utopie, quanto stringendo su quanto è presente nell'Atto citato per stimolare ragionamenti e riflessioni sulle consequenze di diverse opzioni e direzioni.
Se volete un manuale che riporti tecnicamente la struttura dell'ordinamento delle Università, aggiornato al 2005, senza dubbio un buon testo è "Il sistema universitario italiano. Normativa e operatività. Con CD-ROM", di Matelda Grassi, di cui ho fornito una breve recensione su aNobii: un testo estremamente ben compilato e completo che consiglio per tenersi aggiornati sull'impianto amministrativo delle Università, almeno sino al 2005, quando il libro è stato edito.
Confidiamo in una riedizione aggiornata!
Se siete invece alla ricerca di una serie di testi nei quali gli autori si sono 'sporcati le mani' nella materia, creando veri e propri progetti di ampio respiro, introducendo e testando strumenti innovativi e sperimentali nel contesto italiano, potete leggere "I Quaderni" del Comitato del CNVSU, editi da Il Mulino: una breve sintesi dei principali si può trovare presso il sito del CNVSU.
Inoltre, sempre per le edizioni Il Mulino, con riferimento ai sistemi contabili delle università italiane, merita citare: "Esperienze di contabilità economico-patrimoniale nelle università", a cura di Marco Tomasi e Giuseppe Catalano, nonché "La contabilità economico-patrimoniale nelle università. Aspetti metodologici e principi contabili", a cura di Giuseppe Catalano.

Infine, sempre considerando progetti di sperimentazione entro e tra le Università, cito il testo, edito da Marcianum Press, "Management nelle università e negli enti di ricerca", a cura di Giuseppe Catalano, Michela Arnaboldi, Fabio Poles, testo che raccoglie una sintesi dei project work svolti per il Master della scuola SUM del MIP - Politecnico di Milano.
Seguirà l'edizione aggiornata relativa ai lavori della terza edizione del Master (2008-2010).
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mercoledì 28 luglio 2010
MACCHINE ED ESSERI VIVENTI
Il testo "Macchine ed esseri viventi. L'autopoiesi e l'organizzazione biologica" (nella edizione Astrolabio Ubaldini, 1972, 1992) dei biologi, neuroscienziati, epistemologi e filosofi cileni Humberto Maturana e Francisco Varela, si prefigge uno scopo chiaro e unico: definire un sistema vivente senza che la definizione dello stesso dipenda da elenchi di proprietà, da descrizioni afferenti a diverse discipline (e, quindi, legate necessariamente al punto di vista di un osservatore delle stesse), da elementi di processo eterodeterminati e via dicendo.
Per ottenere tale (ambizioso) scopo, gli autori, che si riconoscono pur sempre come osservatori, e quindi limitati nella descrizione dalla struttura implicita dei loro sistemi cognitivi, introducono il 'concetto' di autopoiesi, che si fonda esclusivamente sul sistema in quanto tale. Tutto il libretto è concentrato a sganciare l'autopoiesi da ogni altra forma di descrizione del vivente che presuma qualunque proprietà non intrinsecamente determinata entro (e dalla) unità vivente stessa.
Per ottenere tale (ambizioso) scopo, gli autori, che si riconoscono pur sempre come osservatori, e quindi limitati nella descrizione dalla struttura implicita dei loro sistemi cognitivi, introducono il 'concetto' di autopoiesi, che si fonda esclusivamente sul sistema in quanto tale. Tutto il libretto è concentrato a sganciare l'autopoiesi da ogni altra forma di descrizione del vivente che presuma qualunque proprietà non intrinsecamente determinata entro (e dalla) unità vivente stessa.
In quest'ottica, anche l'evoluzione, l'apprendimento, la formazione sociale e altri fenomeni osservabili, vengono elaborati prima chiarendo sempre il 'concetto' base di autopoiesi, quindi escludendo l'osservatore dall'ambito di influenze definitorie del sistema che non siano autopoietiche, ossia che non considerino lo stesso come una unità che si definisce da sé, sommariamente in questo modo: "Una (unità) macchina autopoietica è una macchina organizzata come sistema di processi di produzione di componenti; tali processi sono collegati tra loro in modo da produrre dei componenti che, a loro volta: 1. generano i processi (relazioni) di produzione che li producono mediante le loro continue interazioni e trasformazioni e 2. costituiscono la macchina come un'entità nello spazio fisico" (pag. 31, op. cit.).
Il criterio distintivo della vita, per il principio autopoietico, è il mantenimento della sua stessa organizzazione. Qualunque sistema che abbia tale caratteristica può, a tutti gli effetti, essere detto vivente, qualora la produzione dei propri elementi di base sia in grado di (ri)produrre ricorsivamente gli elementi che li producono. Insomma, il sistema produce continuamente se stesso.
Senza entrare in ulteriori dettagli, c'è da dire che il testo, nella edizione Astrolabio Ubaldini del 1992, è tradotto bene, con precisione e avvalendosi di un lessico ripetitivo, ma scorrevole, che favorisce il legame coonsequenziale e logico tra i concetti. Fantastica è poi la prefazione di Alejandro Orellana, che prepara il lettore ai concetti proposti nel testo, lo contestualizza storicamente ed evidenzia la rilevanza conoscitiva della fenomenologia del vivente come argomentata dagli autori. Ritroviamo un'altra traduzione ed introduzione all'interno del più ampio testo "Autopoiesi e cognizione. La realizzazione del vivente", sempre per le edizioni Marsilio, ma 1985, in cui mi pare, tuttavia, che il testo originario risenta di una traduzione meno stringentemente concatenata. Scriverò a breve una prossima recensione dell'ultimo testo citato.
Il criterio distintivo della vita, per il principio autopoietico, è il mantenimento della sua stessa organizzazione. Qualunque sistema che abbia tale caratteristica può, a tutti gli effetti, essere detto vivente, qualora la produzione dei propri elementi di base sia in grado di (ri)produrre ricorsivamente gli elementi che li producono. Insomma, il sistema produce continuamente se stesso.
Senza entrare in ulteriori dettagli, c'è da dire che il testo, nella edizione Astrolabio Ubaldini del 1992, è tradotto bene, con precisione e avvalendosi di un lessico ripetitivo, ma scorrevole, che favorisce il legame coonsequenziale e logico tra i concetti. Fantastica è poi la prefazione di Alejandro Orellana, che prepara il lettore ai concetti proposti nel testo, lo contestualizza storicamente ed evidenzia la rilevanza conoscitiva della fenomenologia del vivente come argomentata dagli autori. Ritroviamo un'altra traduzione ed introduzione all'interno del più ampio testo "Autopoiesi e cognizione. La realizzazione del vivente", sempre per le edizioni Marsilio, ma 1985, in cui mi pare, tuttavia, che il testo originario risenta di una traduzione meno stringentemente concatenata. Scriverò a breve una prossima recensione dell'ultimo testo citato.
lunedì 19 luglio 2010
SIMPLICIO, COMPLESSIO E L'INFORMAT(IC)O
Il testo "Complessità 2000", di Silvio Cammarata, informatico e, in questo testo, divulgatore scientifico, tenta una sintesi delle teorie dei sistemi, da questa cercando di introdurre alcuni elementi della logica della complessità.
L'intento è buono, tanto che l'autore dà al suo testo la forma di un dialogo tra l'umanista Simplicio e il sostenitore delle scienze 'hard' Mr. Complessio, in questo riprendendo la forma del dialogo, entro cui, secondo una antica tradizione, si può sviluppare il sapere e la conoscenza.
La realizzazione lascia però perplessi. Infatti, pur dimostrando un'apertura al dialogo inteso come modo di "mettere in comune", tra due o più interlocutori (e così diffondere), un significato negoziato, tuttavia Cammarata non riesce nell'intento di uscire dalla sua (metodo)logica informatica, con la conseguenza che gli esempi, pur chiari e senza dubbio pertinenti, sono quasi sempre legati al mondo dei bit e dei giochi matematico-informatici, lasciando deluso il lettore che vorrebbe spaziare entro "Complessità 2000", che sembrerebbe intendere, almeno nel titolo, un'esposizione a tutto tondo dell'argomento in oggetto. Per questi lettori consiglierei più "Prede e Ragni", di Comello e De Luca o un testo reportistico e, in un certo modo, dialogico, quale "Complessità. Uomini e idee al confine tra ordine e caos" di Waldrop o la raccolta di saggi a cura di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti "La sfida della complessità".
Con questo nulla si toglie al testo di Cammarata che, nella mia percezione, si rivela meno appassionante ed empatico di altri testi sul tema. Utile però per le teorie dei sistemi, in esso ben spiegate e semplificate. Simplicio, in questo, sarà soddisfatto.
Ecco il contenuto dell'opera:
Indice
Dialogo primo - Sistemi
Dialogo secondo - Dinamica dei sistemi
Dialogo terzo - Modelli di sistemi
Dialogo quarto - Sistemi che apprendono
Dialogo quinto - Sistemi che evolvono
Dialogo sesto - Sistemi che si autoproducono
Dialogo settimo - L'azienda come sistema vivente
Qualche altro dato sul testo:
Formato: Illustrato
Pagine: 276
Lingua: Italiano
Editore: Etas
Anno di pubblicazione 1999
Codice EAN: 9788845309434
L'intento è buono, tanto che l'autore dà al suo testo la forma di un dialogo tra l'umanista Simplicio e il sostenitore delle scienze 'hard' Mr. Complessio, in questo riprendendo la forma del dialogo, entro cui, secondo una antica tradizione, si può sviluppare il sapere e la conoscenza.
La realizzazione lascia però perplessi. Infatti, pur dimostrando un'apertura al dialogo inteso come modo di "mettere in comune", tra due o più interlocutori (e così diffondere), un significato negoziato, tuttavia Cammarata non riesce nell'intento di uscire dalla sua (metodo)logica informatica, con la conseguenza che gli esempi, pur chiari e senza dubbio pertinenti, sono quasi sempre legati al mondo dei bit e dei giochi matematico-informatici, lasciando deluso il lettore che vorrebbe spaziare entro "Complessità 2000", che sembrerebbe intendere, almeno nel titolo, un'esposizione a tutto tondo dell'argomento in oggetto. Per questi lettori consiglierei più "Prede e Ragni", di Comello e De Luca o un testo reportistico e, in un certo modo, dialogico, quale "Complessità. Uomini e idee al confine tra ordine e caos" di Waldrop o la raccolta di saggi a cura di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti "La sfida della complessità".
Con questo nulla si toglie al testo di Cammarata che, nella mia percezione, si rivela meno appassionante ed empatico di altri testi sul tema. Utile però per le teorie dei sistemi, in esso ben spiegate e semplificate. Simplicio, in questo, sarà soddisfatto.
Ecco il contenuto dell'opera:
Indice
Dialogo primo - Sistemi
Dialogo secondo - Dinamica dei sistemi
Dialogo terzo - Modelli di sistemi
Dialogo quarto - Sistemi che apprendono
Dialogo quinto - Sistemi che evolvono
Dialogo sesto - Sistemi che si autoproducono
Dialogo settimo - L'azienda come sistema vivente
Qualche altro dato sul testo:
Formato: Illustrato
Pagine: 276
Lingua: Italiano
Editore: Etas
Anno di pubblicazione 1999
Codice EAN: 9788845309434
lunedì 7 giugno 2010
TRADURRE E DIFFONDERE IN INGLESE
Spesso anche buoni testi italiani, di ampio respiro o specialistici, non riescono a penetrare nel pubblico al di fuori del contesto italiano, perché non disponibili in altre lingue. Quindi, seppure l'italiano sia una delle lingue tra le più insegnate (e scelte) nelle istituzioni formative estere, tradurre in inglese il nostro prodotto culturale di certo non penalizzerebbe gli italiani, ma renderebbe più intenso il nostro stimolo culturale fuori dall'Italia.
Dunque ben venga la traduzione in inglese del testo "Viaggio nella Complessità" (vedi recensione su questo blog) di Luca Comello e Alberto De Toni.
I dati del testo tradotto in inglese, che dalla stessa pagina si può anche scaricare gratuitamente dal web, sono i seguenti:
ISBN 978-1-4452-6078-5
Titolo: Journey Into Complexity
Copyright: Alberto F. De Toni and Luca Comello (Licenza standard di copyright)
Edizione: First English Edition 2010
Pubblicato: giugno 6, 2010
Lingua: Inglese
Pagine: 125
Rilegatura: Perfect-bound Paperback
Interior Ink: Bianco e nero
Peso: 0.23 Kg
Dimensions (cm): 15.6 wide × 23.4 tall
Costo: 15 EUR
Dunque ben venga la traduzione in inglese del testo "Viaggio nella Complessità" (vedi recensione su questo blog) di Luca Comello e Alberto De Toni.
I dati del testo tradotto in inglese, che dalla stessa pagina si può anche scaricare gratuitamente dal web, sono i seguenti:
ISBN 978-1-4452-6078-5
Titolo: Journey Into Complexity
Copyright: Alberto F. De Toni and Luca Comello (Licenza standard di copyright)
Edizione: First English Edition 2010
Pubblicato: giugno 6, 2010
Lingua: Inglese
Pagine: 125
Rilegatura: Perfect-bound Paperback
Interior Ink: Bianco e nero
Peso: 0.23 Kg
Dimensions (cm): 15.6 wide × 23.4 tall
Costo: 15 EUR
domenica 30 maggio 2010
PREDE O RAGNI?
... Uomini e organizzazioni nella ragnatela della complessità ...
Un 'must' da leggere tra i testi divulgativi sulla complessità... con qualcosa in più!
"Prede o Ragni", di Alberto De Toni e Luca Comello è un testo al bivio: da esso dipartono riflessioni utilissime tanto per il management, quanto per le scienze contemporanee. Il filo rosso della/e teoria/e della complessità è snodato, in maniera affascinante, grazie a citazioni di matematici, fisici, filosofi, economisti, ingegneri, biologi, sociologi e altre figure di intersezione che si trovano a confrontarsi con il mondo complesso, cioé intricato, a rete, non lineare, "deterministicamente caotico" e, in ogni caso, "pervasivo". Il testo è estremamente ben curato, tanto nella proporzione dei contenuti, espressi con l'aiuto di una grafica curatissima e densissima di senso, quanto nella bibliografia ragionata a fine libro, che include, oltre ad una sezione degli autori più citati con rispettive competenze, una sezione dedicata ai filoni degli studi sulla complessità, con una bibliografia ragionata dei principali contributi in lingua straniera ed italiana, un elenco dei centri mondiali più attivi nel campo di ricerca sui sistemi complessi, una sezione sui testi orientati al management della complessità, l'elenco degli autori citati ed un fertile indice analitico.
L'opera è nel complesso un lavoro stimolante e aperto, che ritengo sia di base per ogni disciplina che si affronti nel nuovo Millennio. Una versione più semplice e filosofica, più divulgativa dell'opera è "Viaggio nella Complessità" degli stessi autori: due opere, un tratto comune, e cioè la ricerca del senso dell'uomo sempre in viaggio, che si confronta con un mondo sempre più dinamico ed imprevedibile. Mi sento di consigliare senza esitazione questi due testi ad ogni lettore, in quanto strutturati per parlare a tutti, naturalmente con più o meno sforzo a seconda delle condizioni di partenza.
Un 'must' da leggere tra i testi divulgativi sulla complessità... con qualcosa in più!
"Prede o Ragni", di Alberto De Toni e Luca Comello è un testo al bivio: da esso dipartono riflessioni utilissime tanto per il management, quanto per le scienze contemporanee. Il filo rosso della/e teoria/e della complessità è snodato, in maniera affascinante, grazie a citazioni di matematici, fisici, filosofi, economisti, ingegneri, biologi, sociologi e altre figure di intersezione che si trovano a confrontarsi con il mondo complesso, cioé intricato, a rete, non lineare, "deterministicamente caotico" e, in ogni caso, "pervasivo". Il testo è estremamente ben curato, tanto nella proporzione dei contenuti, espressi con l'aiuto di una grafica curatissima e densissima di senso, quanto nella bibliografia ragionata a fine libro, che include, oltre ad una sezione degli autori più citati con rispettive competenze, una sezione dedicata ai filoni degli studi sulla complessità, con una bibliografia ragionata dei principali contributi in lingua straniera ed italiana, un elenco dei centri mondiali più attivi nel campo di ricerca sui sistemi complessi, una sezione sui testi orientati al management della complessità, l'elenco degli autori citati ed un fertile indice analitico.
L'opera è nel complesso un lavoro stimolante e aperto, che ritengo sia di base per ogni disciplina che si affronti nel nuovo Millennio. Una versione più semplice e filosofica, più divulgativa dell'opera è "Viaggio nella Complessità" degli stessi autori: due opere, un tratto comune, e cioè la ricerca del senso dell'uomo sempre in viaggio, che si confronta con un mondo sempre più dinamico ed imprevedibile. Mi sento di consigliare senza esitazione questi due testi ad ogni lettore, in quanto strutturati per parlare a tutti, naturalmente con più o meno sforzo a seconda delle condizioni di partenza.
Testi molto belli, da leggere.
venerdì 28 maggio 2010
LE LEGGI DEL CAOS
... con qualche base matematica, Prigogine di annata...
Questo testo divulgativo di Prigogine è inteso ad introdurre un cambio di paradigma nel considerare la dinamica dei sistemi caotici, in particolare evidenziando asimmetria e freccia temporale, concetti, per dirla alla buona, con cui è possibile far fronte al dualismo della fisica quantistica.
Detto ciò il testo è utile per comprendere le basi della teoria della complessità, ma richiede, pur nella semplificazione operata dall'autore, alcuni elementi base di analisti matematica e geometria analitica.
Se non si hanno tali basi, è probabilmente preferibile approcciare il tema della complessità e dei sistemi dinamici e caotici a partire da libri più semplici, come, per citarne uno, "Come funziona il caos. Dal moto dei pianeti all'effetto farfalla.", Ivar Ekeland (Bollati Boringhieri, 2006, ISBN: 978-88-339-2041-2).
Questo testo divulgativo di Prigogine è inteso ad introdurre un cambio di paradigma nel considerare la dinamica dei sistemi caotici, in particolare evidenziando asimmetria e freccia temporale, concetti, per dirla alla buona, con cui è possibile far fronte al dualismo della fisica quantistica.
Detto ciò il testo è utile per comprendere le basi della teoria della complessità, ma richiede, pur nella semplificazione operata dall'autore, alcuni elementi base di analisti matematica e geometria analitica.
Se non si hanno tali basi, è probabilmente preferibile approcciare il tema della complessità e dei sistemi dinamici e caotici a partire da libri più semplici, come, per citarne uno, "Come funziona il caos. Dal moto dei pianeti all'effetto farfalla.", Ivar Ekeland (Bollati Boringhieri, 2006, ISBN: 978-88-339-2041-2).
martedì 25 maggio 2010
LA SFIDA DELLA COMPLESSITA'
... a cura di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti ...
Un testo che è l'intersezione di molti testi, l'incrocio di punti di vista di molti autori, ognuno con il retaggio della propria disciplina. E' un testo molto ricco, quello curato da Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti in un'impresa che già dal titolo ricorda la 'sfida'.
Mettere insieme autori così diversi, su un oggetto così scivoloso e sfuggente come la complessità, merita già di per sé un elogio. Presentarli nel modo in cui fanno i curatori, bé, è davvero sorprendente e delizioso. Anche perché, nell'anno 1985, quando la prima edizione del testo venne pubblicata, il mondo che ruotava intorno all'idea di complessità era quanto mai effervescente ed era difficile rintracciare quei sentieri che ne avrebbero permesso una maggiore definizione, pur rimanendo ancora oggi, nel 2010, la complessità, di fatto, una sfida. Comunque Bocchi e Ceruti, i quali peraltro intervengono in due bellissimi capitoli del testo, accolgono questa sfida e, in parte traducendo essi stessi i testi originali, invitano un numero considerevole di autori al simposio sulla "incertezza nelle nostre conoscenze", dove miti che per secoli hanno fondato i diversi campi del sapere, sembrano cedere il passo ad una brusca, ma costante, modificazione e ridefinizione.
Si tratta di rilevare i limiti della scienza classica (sia 'hard science', sia 'soft science'... e già qui le distinzioni sono peregrine) e, lungi dall'espellerla dal campo del sapere, espanderla ed estenderla partendo da presupposti ed intuizioni diverse. Tanto in fisica, quanto in biologia; in cibernetica quanto in neurobiologia; nelle scienze sociali, quanto in quelle psicologiche e del comportamento. Il quadro è vario e molto colorato. Lo sfondo è il senso del volere conoscere il mondo, oltre le semplificazioni o i pre-supposti delle allora, ed anche oggi, discipline.
Il libro è ben fatto, perché aiuta il lettore, e molto. Lo aiuta perché nella 'Presentazione' illustra in sintesi i contenuti degli interventi che seguiranno, in modo che il lettore, qualunque lettore, non risulti troppo spaesato. Infatti, quando leggi un capitolo, poi puoi tornare alla presentazione e cogliere il senso sintetico dello stesso, almeno secondo il punto di vista dei curatori, integrandolo con il tuo proprio percepito. Aiuta il lettore nel presentare gli autori, di cui si ha una breve biografia a fine testo. E aiuta per le note a fine di ogni capitolo, dove si trova la bibliografia essenziale cui rivolgersi per non perdere troppo tempo nel vasto campo presentato. Manca un indice analitico, ed è un peccato: ma si sa, non tutto si può avere sempre.
Il libro è da leggere: una sintesi sarebbe sprecata. Ecco il ricchissimo materiale che contiene, con i relativi autori.
Introduzione: La sfida della complessità nell’età globale di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti
Presentazione di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti
- La hybris dell’onniscienza e la sfida della complessità, di Mauro Ceruti
- Le vie della complessità, di Edgar Morin
- Perché non può esserci un paradigma della complessità, di Isabelle Stengers
- Progettazione della complessità e complessità della progettazione, di Jean-Louis Le Moigne
- Il complesso di semplicità, di Ernst von Glasersfeld
- Cibernetica ed epistemologia: storia e prospettive, di Heinz von Foerster
- Complessità del cervello e autonomia del vivente, di Francisco J. Varela
- Complessità, disordine e autocreazione del significato, di Henri Atlan
- L’esplorazione della complessità, di Ilya Prigogine
- L’approccio della sinergetica al problema dei sistemi complessi, di Hermann Haken
- Gaia: una proprietà coesiva della vita, di James E. Lovelock
- Il darwinismo e l’ampliamento della teoria evoluzionista, di Stephen Jay Gould
- La traduzione della complessità biologica in una sottile semplicità, di Brian C. Goodwin
- Contributi sulla complessità: le scienze neurologiche e le scienze del comportamento, di Karl Pribram
- Complessità esterna e complessità interna nella costruzione d’un modello di comportamento, di Luciano Gallino
- L’architettura del “Jumbo”, di Douglas R. Hofstadter
- Il conoscere del sapere. Complessità e psicologia culturale, di Donata Fabbri Montesano e Alberto Munari
- La scienza politica e la sfida della complessità, di Gianfranco Pasquino
- L’evoluzione della complessità e l’ordine mondiale contemporaneo, di Ervin Laszlo
- La gestione a tecnologia superiore e la gestione della tecnologia superiore, di Milan Zeleny
- Dal paradigma di Pangloss al pluralismo evolutivo: la costruzione del futuro nei sistemi umani, di Gianluca Bocchi
Che dire? Davvero una buona lettura per entrare nel mondo con occhi più... complessi!
giovedì 20 maggio 2010
COMPLESSITA’
… uomini e idee al confine tra ordine e caos …
Meraviglioso ed avvincente! Un romanzo che è un saggio, un saggio che è un romanzo, che leggi tutto d’un fiato e che ti rivela il coordinato nascere di un Istituto di ricerca (Santa Fe Institute) fondato sul dialogo, sullo scambio di opinioni, sull’intuito condiviso in uno stesso luogo, ma che nasce e si consolida a partire dalle migliori menti del tempo, ognuna con una propria individuale e singolare passione che entrava, insieme alle altre, in un circolo virtuoso di conoscenza della conoscenza che definirei quasi mistico. L’autore, Morris Mitchell Waldrop, fisico teorico e grande giornalista e divulgatore scientifico, realizza un testo che ti fa vibrare durante tutta la lettura, ti scuote, ti emoziona, facendoti con-dividere le emozioni dei fisici, chimici, sociologi, antropologi, cibernetici, informatici e altre figure di spicco dell’intelligenza “all’orlo del caos”, che trovano il momento (sia temporale, sia energetico) di creare grandi esperienze di scienza e ricerca nel centro del più bel paesaggio messicano.
Il testo è meraviglioso perché concilia gli intrecci delle vite di diversi scienziati, colti nelle loro discussioni, nella loro ricerca accademica e non, nella vita di tutti i giorni in famiglia, senza mai perdere di vista il tempo e lo spirito dell’epoca, con i suoi vincoli in ogni disciplina del sapere, i grandi scienziati collocati su piedistalli verso cui una nuova classe di scienziati, forse più conformista, si volgeva in un’adorazione che rischiava la rottura del processo creativo. E qui l’idea di un Istituto che rompesse con tutte le divisioni accademiche e riunisse le migliori menti del mondo, al fine di studiare rami del sapere che erano in divenire, dunque non focalizzati, seppur percepiti, in nessun settore del sapere. Quindi una nuova storia, non facile, quella di definire l’ambito di ricerca dell’Istituto al fine, da un lato, di far convergere il meglio dell’intelligenza sui fenomeni emergenti interstiziali (provvisoria definizione iniziale), e dall’altro -compito non meno arduo!-, al fine di trovare dei finanziatori, delle persone che credessero nell’impresa.
L’entusiasmo del rinnovamento del dialogo come unico modo di sondare l’orlo, il limite delle conoscenze costituite, talvolta anche sovvertendole, è fatto proprio, via via, dagli scienziati che si mettono in con-tatto, che si appassionano all’idea e la con-dividono, la rafforzano, la de-finiscono, pur trovandosi, tutti assieme, nel terreno scivoloso dell’indefinibile.
La passione. Quella che, dal mio punto di vista e per la mia esperienza in Università, vedo che manca nei docenti universitari di oggi, la maggior parte dei quali ha abbandonato le grandi visioni, il senso dell’impresa e ha tradotto quest’ultimo termine nella formula oggettivata e reificata di “si tratta di diventare ordinario”. Ho conosciuto docenti, anche in gamba, del tipo che ho descritto; alcuni sono diventati ordinari, ma l’impresa non si è vista: vorrei che leggessero questo testo, non tanto per divertirsi, ma per ricalibrare il loro senso di “altitudo” nel confronto con personaggi, scienziati veri, che costruiscono il testo di Waldrop e che, nella vita, hanno costruito il contesto per cui “la scienza è ancora”, ora.
Sono convinto che il testo di Waldrop possa costituire una buona introduzione ai concetti della complessità, in quanto l’autore è estremamente abile nel semplificare i passaggi cruciali e seguire il formarsi dei problemi e le tecniche per la soluzione attraverso la voce di chi li ha seguiti per primi, senza perdere in rigore, eppure con un’eleganza sostanzialmente ‘analogica’ che gli rende onore, quale divulgatore.
Da leggere. Proprio da leggere.
Meraviglioso ed avvincente! Un romanzo che è un saggio, un saggio che è un romanzo, che leggi tutto d’un fiato e che ti rivela il coordinato nascere di un Istituto di ricerca (Santa Fe Institute) fondato sul dialogo, sullo scambio di opinioni, sull’intuito condiviso in uno stesso luogo, ma che nasce e si consolida a partire dalle migliori menti del tempo, ognuna con una propria individuale e singolare passione che entrava, insieme alle altre, in un circolo virtuoso di conoscenza della conoscenza che definirei quasi mistico. L’autore, Morris Mitchell Waldrop, fisico teorico e grande giornalista e divulgatore scientifico, realizza un testo che ti fa vibrare durante tutta la lettura, ti scuote, ti emoziona, facendoti con-dividere le emozioni dei fisici, chimici, sociologi, antropologi, cibernetici, informatici e altre figure di spicco dell’intelligenza “all’orlo del caos”, che trovano il momento (sia temporale, sia energetico) di creare grandi esperienze di scienza e ricerca nel centro del più bel paesaggio messicano.
Il testo è meraviglioso perché concilia gli intrecci delle vite di diversi scienziati, colti nelle loro discussioni, nella loro ricerca accademica e non, nella vita di tutti i giorni in famiglia, senza mai perdere di vista il tempo e lo spirito dell’epoca, con i suoi vincoli in ogni disciplina del sapere, i grandi scienziati collocati su piedistalli verso cui una nuova classe di scienziati, forse più conformista, si volgeva in un’adorazione che rischiava la rottura del processo creativo. E qui l’idea di un Istituto che rompesse con tutte le divisioni accademiche e riunisse le migliori menti del mondo, al fine di studiare rami del sapere che erano in divenire, dunque non focalizzati, seppur percepiti, in nessun settore del sapere. Quindi una nuova storia, non facile, quella di definire l’ambito di ricerca dell’Istituto al fine, da un lato, di far convergere il meglio dell’intelligenza sui fenomeni emergenti interstiziali (provvisoria definizione iniziale), e dall’altro -compito non meno arduo!-, al fine di trovare dei finanziatori, delle persone che credessero nell’impresa.
L’entusiasmo del rinnovamento del dialogo come unico modo di sondare l’orlo, il limite delle conoscenze costituite, talvolta anche sovvertendole, è fatto proprio, via via, dagli scienziati che si mettono in con-tatto, che si appassionano all’idea e la con-dividono, la rafforzano, la de-finiscono, pur trovandosi, tutti assieme, nel terreno scivoloso dell’indefinibile.
La passione. Quella che, dal mio punto di vista e per la mia esperienza in Università, vedo che manca nei docenti universitari di oggi, la maggior parte dei quali ha abbandonato le grandi visioni, il senso dell’impresa e ha tradotto quest’ultimo termine nella formula oggettivata e reificata di “si tratta di diventare ordinario”. Ho conosciuto docenti, anche in gamba, del tipo che ho descritto; alcuni sono diventati ordinari, ma l’impresa non si è vista: vorrei che leggessero questo testo, non tanto per divertirsi, ma per ricalibrare il loro senso di “altitudo” nel confronto con personaggi, scienziati veri, che costruiscono il testo di Waldrop e che, nella vita, hanno costruito il contesto per cui “la scienza è ancora”, ora.
Sono convinto che il testo di Waldrop possa costituire una buona introduzione ai concetti della complessità, in quanto l’autore è estremamente abile nel semplificare i passaggi cruciali e seguire il formarsi dei problemi e le tecniche per la soluzione attraverso la voce di chi li ha seguiti per primi, senza perdere in rigore, eppure con un’eleganza sostanzialmente ‘analogica’ che gli rende onore, quale divulgatore.
Da leggere. Proprio da leggere.
martedì 18 maggio 2010
LEGGEREZZA SOTTO I 60
... Molteplicità e coerenza. Il lascito di Calvino al XXI secolo ...
Questo piccolo libretto di poco più di 50 pagine raccoglie in forma scritta una lezione che il prof. Carlo Ossola tenne presso l'Università di Torino nel 2009, avente per oggetto il lascito di senso della ricerca, tanto scientifica, quanto umanistica (se ancora, si chiede Ossola, ha senso questa distinzione) al volgere del Terzo Millennio. E il Professore prende a suo 'Virgilio' proprio colui che, nei meravigliosi "Six Memos for the Next Millennium", ci lasciava in eredità le note riflessioni su 'Lightness', 'Quickness', 'Exactitude', 'Visibility', 'Multiplicity' e, forse, 'Consistency'; in eredità, perché il Calvino delle "Lezioni Americane" termina il proprio ricco tragitto umano prima di potere tenere le sue Lezioni.
Sull'incompiutezza di queste e, nello specifico, sul rapporto di reciproca coerenza e bilanciamento tra 'Multiplicity' e (la potenziale) 'Consistency', Ossola trae spunto per contemperare le esigenze di orientamento e di organizzazione della dis-orientata società odierna.
Una breve lezione, non priva di spunti interessanti, leggibile in pochi minuti e tascabile quanto un piccolo smartphone dal sapore letterario-filosofico.
Questo piccolo libretto di poco più di 50 pagine raccoglie in forma scritta una lezione che il prof. Carlo Ossola tenne presso l'Università di Torino nel 2009, avente per oggetto il lascito di senso della ricerca, tanto scientifica, quanto umanistica (se ancora, si chiede Ossola, ha senso questa distinzione) al volgere del Terzo Millennio. E il Professore prende a suo 'Virgilio' proprio colui che, nei meravigliosi "Six Memos for the Next Millennium", ci lasciava in eredità le note riflessioni su 'Lightness', 'Quickness', 'Exactitude', 'Visibility', 'Multiplicity' e, forse, 'Consistency'; in eredità, perché il Calvino delle "Lezioni Americane" termina il proprio ricco tragitto umano prima di potere tenere le sue Lezioni.
Sull'incompiutezza di queste e, nello specifico, sul rapporto di reciproca coerenza e bilanciamento tra 'Multiplicity' e (la potenziale) 'Consistency', Ossola trae spunto per contemperare le esigenze di orientamento e di organizzazione della dis-orientata società odierna.
Una breve lezione, non priva di spunti interessanti, leggibile in pochi minuti e tascabile quanto un piccolo smartphone dal sapore letterario-filosofico.
domenica 16 maggio 2010
LA LOGICA DELLA COMPLESSITA'
... introduzione alle teorie dei sistemi ...
Il testo della De Angelis è particolarmente denso, quanto alle teorie sui sistemi in esso relazionate. L’approccio è “introduttivo”, nel senso che introduce il lettore alle diverse teorie insiemistico-sistemiche che sono state o sono alla base delle logiche della complessità.
Questo approccio, da un lato costituisce un vantaggio, perché spazia attraverso diverse teorizzazioni classiche, catalogate in capitoli, di per sé chiusi e quindi leggibili autonomamente, a seconda delle necessità o dei gusti del lettore; dall’altro esso costituisce anche il limite principale del testo, il quale si traduce in una sorta di sintesi antologica delle diverse teorie dei sistemi (dalla biologia, alla sociologia; dalla cibernetica alla semiotica, e così via) che, in un’ottica sintetica e riassuntiva, perde di specificazione rispetto ai concetti esaminati e, talvolta, diventa essenzialmente un ‘riassunto’ estratto dai testi dei capofila di ogni teoria. Non troverete dunque esempi che, nel caso delle teorie in esame, sono una affordance molto utile per la comprensione. Il discorso è chiaro e limpido, ma collocato ad un livello teorico, senza entrare nel dettaglio dei singoli concetti esaminati (cui, però, fa da contrappeso, il riferimento costante e preciso alle fonti).
Ecco il contenuto diviso per capitoli:
Premessa. I. La teoria classica dei sistemi. II. Teorie biologiche della conoscenza. III. Teorie dei sistemi sociali. IV. Teorie dei sistemi simbolici. V. Le teorie di Matte Blanco e Lotman. VI. Teorie dei sistemi cognitivi. VII. Semiotica e teoria dei sistemi linguistici. VIII. Filosofia e teoria dei sistemi. IX. Conclusioni.
Detto questo, il testo è un tascabile, molto comodo e piacevole da leggere ovunque, con una buona organizzazione del materiale e note a piè pagina che semplificano il riferimento alle fonti.
Può essere abbinato ad altri testi introduttivi ai concetti della teoria dei sistemi e della complessità o a saggi specialistici rispetto ai temi trattati.
Il testo della De Angelis è particolarmente denso, quanto alle teorie sui sistemi in esso relazionate. L’approccio è “introduttivo”, nel senso che introduce il lettore alle diverse teorie insiemistico-sistemiche che sono state o sono alla base delle logiche della complessità.
Questo approccio, da un lato costituisce un vantaggio, perché spazia attraverso diverse teorizzazioni classiche, catalogate in capitoli, di per sé chiusi e quindi leggibili autonomamente, a seconda delle necessità o dei gusti del lettore; dall’altro esso costituisce anche il limite principale del testo, il quale si traduce in una sorta di sintesi antologica delle diverse teorie dei sistemi (dalla biologia, alla sociologia; dalla cibernetica alla semiotica, e così via) che, in un’ottica sintetica e riassuntiva, perde di specificazione rispetto ai concetti esaminati e, talvolta, diventa essenzialmente un ‘riassunto’ estratto dai testi dei capofila di ogni teoria. Non troverete dunque esempi che, nel caso delle teorie in esame, sono una affordance molto utile per la comprensione. Il discorso è chiaro e limpido, ma collocato ad un livello teorico, senza entrare nel dettaglio dei singoli concetti esaminati (cui, però, fa da contrappeso, il riferimento costante e preciso alle fonti).
Ecco il contenuto diviso per capitoli:
Premessa. I. La teoria classica dei sistemi. II. Teorie biologiche della conoscenza. III. Teorie dei sistemi sociali. IV. Teorie dei sistemi simbolici. V. Le teorie di Matte Blanco e Lotman. VI. Teorie dei sistemi cognitivi. VII. Semiotica e teoria dei sistemi linguistici. VIII. Filosofia e teoria dei sistemi. IX. Conclusioni.
Detto questo, il testo è un tascabile, molto comodo e piacevole da leggere ovunque, con una buona organizzazione del materiale e note a piè pagina che semplificano il riferimento alle fonti.
Può essere abbinato ad altri testi introduttivi ai concetti della teoria dei sistemi e della complessità o a saggi specialistici rispetto ai temi trattati.
sabato 8 maggio 2010
IL LATO OSCURO DEL WEB 2.0
IL GRANDE INGANNO DEL WEB 2.0
"Buongiorno,
mi chiamo ******* e faccio parte di una piccola compagnia internet specializzata in scambio link. Promuoviamo principalmente siti di *******, ma abbiamo moltissimi siti di diverso argomento da cui possiamo offrire link in cambio. Scambiamo link perchè è il modo principale con cui Google “rileva”un sito e lo innalza nelle sue posizioni di ricerca. Sarei lieto scambiare uno o più link con il suo sito http://ragionamente.net/. Lo scambio si intende a titolo completamente gratuito con il vantaggio reciproco di un miglior posizionamento su google. Sperando che il nostro bouquet di links possa attirarvi, saremmo lieti di offrirvene i migliori! Saluti, ********".
Ora, a prescindere dal fatto che chi mi ha scritto deve essere un poco ingenuo, in quanto il mio blog è al di fuori di ogni blogroll ed è seguito pressoché soltanto dallo scrivente, perché facilità il ricordarmi che cosa ho letto, i collegamenti mentali fatti e i riferimenti ai libri cartacei in biblioteca, nonché perché esprimo qui qualche appunto personale che ritengo di dover fissare; a prescindere da questo, dicevo, la mail riportata sopra può costituire, di fatto, già la migliore recensione de "Il Grande Inganno del WEB 2.0", di Fabio Metitieri. Ecco infatti l'esperienza del mondo dei blog, dove l'affannosa ed ansimante ricerca della 'presenza' in rete costituisce il raccordo con la limitata visione della rete che il concetto di WEB 2.0 ha, in un certo senso, promosso. Lo scambio dei link è essenziale per la presenza internetmediata, al di là del fatto poi che i link puntino a contenuti significativi, a fonti autorevoli, a comunità virtuali tipiche del WEB 1.0 dove la discussione, e non l'auto-promozione, la facevano da padrone: il link nel WEB 2.0 è solo una freccetta funzionale ai 15 minuti (o secondi) di celebrità che si cercano sul web.
Naturalmente il testo di Metitieri presenta una analisi ben più profonda di tutto il fenomeno WEB 2.0, non solo dei blog, in particolare soffermandosi sul ragionare di un doveroso ripensamento e rinnovamento del giornalismo, per non cedere ad un citizen journalism che si fa solo ecolalia e riporto su riporto di copia e incolla riportati senza peso e senza analisi o discorso. Tra i temi trattati, molto significativo mi pare quello della falsa disintermediazione, illusione dei primi pionieri di internet, i quali, appunto, si stanno o si sono ricreduti, a differenza dei nativi digitali che sembrano non accorgersi, insieme alle holding dei 'vecchi' media, che i centri di intermediazione, le piattaforme, del web sono diventate la base e ne monopolizzano accesso e monotonizzano contenuti (si pensi ai link incrociati come da mail riportata sopra e le conseguenze sono immediatamente percepibili, purtroppo, in negativo).
L'individuo, in rete, si è perso. Magari nell'idea di swarm intelligence che, di intelligent, può avere poco. Vero che un sistema è maggiore della somma delle parti: chissà se vale anche per un sistema di idiozie che si eleva a nube... L'individuo si è perso perché soffre di una grande lacuna: l'information literacy, che è al cuore di molti autori e studi (si cerchi il lavoro, molto utile di Christy Gavin: Teaching Information Literacy, 2008, Scarecrow Press, 9780810852020). Si tratta di imparare a ricercare, ad apprendere, a leggere e a scrivere usando il web. Che è una risorsa ricchissima, ma che gli individui mercificano in nome della semplicità, di una minore fatica, di una minore concentrazione, nel senso acquisito del 'copia e incolla' e del ualà, eccoti servito!, di un servizio, per carità, utilissimo, quale google.
E' un'epoca di riflessione, questa sul WEB 2.0, da Metitieri rinominato Medioevo 2.0. E infatti colgo l'occasione per rimandare al già recensito "You are not a Gadget. A Manifesto", di Jaron Lanier, guru che nelle pagine del suo manifesto riflette sulla modificazione in atto che sembra spingere l'individuo e le comunità sociali fuori da tutto, incluso il web.
E, sulla stessa scia, non posso non fare un rimando, a questo punto, al testo "Eretici digitali. La rete è in pericolo, il giornalismo pure. Come salvarsi con un tradimento e 10 tesi", di Massimo Russo e Vittorio Zambardino, il cui titolo è già di per sé una dichiarazione di intenti.
La cultura del web è in crisi, perché l'attenzione limitata dei naviganti è spesso ostruita ed oltraggiata da una massa incredibile di false notizie, di eventi distorti, di leggende metropolitane e di giornalismo urlato, elementi tali da ridurre la libertà di espressione del mezzo in pura e controllata cacofonia.
Uno può dire: con la TV e gli old media era lo stesso. Questo è vero, è vero sin dall'antica Grecia, dalla Persia, dai nostri antenati Romani. Quel che cambia è la portata cognitiva di tale overload dell'attenzione, entro i limiti della quale lo stesso individuo si autoinganna e tende a sentirsi legittimato solo se in sé rende legittimo il racconto del we(b), o una sua mimesi, o un suo surrogato.
Anche in questo caso, il testo non è contro il web (ci mancherebbe!), né è catastrofico: rileva però l'urgenza (e abbiamo visto che non è il solo testo), di riprendersi alcune libertà vere che la rete consente, tra cui una informazione di qualità e una discussione di contenuto. La ricetta per farlo, secondo gli autori, è demolire alcuni dogmi e rinnovare il giornalismo e, in genere, l'espressione in rete, in un senso più costruttivo e creativo, ritornando al fatto, ripudiando il fattoide. Il testo è avvincente e, come i due precedenti, chiaro, netto, preciso tanto nella fase di analisi, quanto in quella di pro-posta per rinnnovare sul serio le potenzialità del mezzo, al di là dei tag, delle smart cloud e dell'etichetta WEB 2.0.
Per chi volesse approfondire o per chi è curioso, consiglio vivamente di passeggiare presso il sito: http://www.ereticidigitali.it/
Chiudo con la conclusione (sono convinto, provvisoria) fornita dagli autori del libro:
"il tempo è maturo perché ogni figura sociale dell’ambiente web tradisca i suoi statuti professionali per salvare la rete da nuovi intermediari e dalla perdita del giornalismo come funzione democratica. Magari non va molto bene, ma dà un’idea di un testo complesso, come complessi erano i nostri pensieri prima di cominciare a scriverlo, e come difficile e intessuta di tante ragioni e fenomeni pensiamo sia la realtà".
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