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venerdì 20 maggio 2011

AUTO-ORGANIZZAZIONI

More about Auto-organizzazioniDopo “Prede o Ragni (2005), di Alberto De Toni e Luca Comello, e “Viaggio nella Complessità (2007), degli stessi autori, con “Auto-organizzazioni. Il mistero dell'emergenza dal basso nei sistemi fisici, biologici e sociali (2011), di Alberto De Toni, Luca Comello e Ioan Lorenzo, il viaggio nelle lande della Complessità continua, con la stessa passione, lo stesso impegno e lo stile, quanto mai emozionante, dei primi testi.
La prima parola del titolo, “Auto-organizzazione”, è un po’ l’ombrello che de-limita il contenuto di cui si discorre nel testo. Una de-limitazione che, si sa, nel caso dei fenomeni complessi è un po’ impossibile: de-limitare segna i confini, induce a pensare a modelli chiusi. La complessità, invece, parla tanto di ciò che è chiuso, quanto di ciò che aperto. Per esempio: sistemi chiusi per quanto concerne la struttura, e aperti per quanto concerne lo scambio di energia e/o informazione. Quindi il termine ‘Auto-organizzazione’ va accoppiato, nel cammino che accoglie “l’emergenza del divenire”, proprio dalla parola “emergenza”. In particolare, per il cammino che si percorre nel testo, per quella che è generata dal “basso”, categoria di poco prestigio nell’era delle scienze esatte e delle filosofie razional-idealiste, ma estremamente potente per intrufolarsi nel vasto campo dell’esistenza che è il complesso.
Il testo, nello specifico, ampliando ed al contempo continuando la scia dei precedenti, si concentra su quanto può emergere, dal basso, in tre livelli di sistema: quello fisico, quello biologico e quello sociale. Sempre prestando particolare cura ad evitare verità assolute e facili semplificazioni: la verità può anche esistere, ma ciò che conta è abbracciare la straordinaria creatività della natura, in cui auto-organizzazione, unita a rottura di simmetria e a processi di preadattamento/exattamento, possono essere gli impulsi decisivi che spiegano come si possa giungere a punti critici di instabilità, nei diversi sistemi, fisici, biologi e sociali, a partire dai quali può emergere l’ordine.
Abbandonare i sentieri noti è la prima azione per visitare il mondo che emerge dal basso. E il libro in questo ci accompagna. Con uno stile, citavo all’inizio, che trovo bellissimo: il racconto, puntuato, ora accelerato ora rallentato, molte frasi nominali, discorsi con i grandi del passato e del presente e con il lettore, tante volte interpellato, chiamato, portato di fronte alle meraviglie ora dell’emergenza, ora dell’auto-organizzazione, ora delle strutture biologiche e sociali, dalla voce piena di passione ed ammaliante, quasi il canto di una sirena, degli autori. E con un apparato grafico che non è da meno: innovativo, diverso, sfruttante la potenza dell’immagine, che racconta il raccontato, nonché ricco di schemi, innovativi anche quelli, che mostrano come il tutto sia in relazione, e con le parti e con se stesso. Infine, perché
Auto-organizzazioni” è anche un manuale di riferimento, con tabelle sintetiche, collocate in fondo ad ogni capitolo, “antico appiglio” per noi figli della scrittura lineare, “una riduzione di ricchezza, certo, compensata […] dalla sicurezza della stabilità”, intersezioni tra esempi presentati e le loro caratteristiche e declinazioni. Giusto per non perdere la bussola. Per continuare.
Si è scritto: un manuale di riferimento. Destinato a chi? Bé, destinato intanto a tutti coloro che vogliono iniziarsi ai principi che paiono essere costanti nei fenomeni complessi. Perché noi cerchiamo il costante nei fenomeni, per comprenderli, per non rimanre s-paesati, dis-locati. E poi destinato ai manager o ai funzionari delle imprese che, sulla scia di una pletora di paradigmi aziendali, si trovano ora, forse, spiazzati di fronte al cambiamento, qualitativamente diverso, dinamicamente articolato e più veloce. Acquisire il senso dell’auto-organizzazione, del bottom-up, integrato con il top-down (con un po’ più del primo che del secondo), può aprire un futuro affascinante per le imprese che vogliono vivere, competere, affermarsi o adattarsi al mondo complesso di oggi e, presumibilmente, di domani.
Ben consapevoli, sia chiaro, che quanto vale per il livello fisico e quello biologico, non può essere trasposto così come è, senza mediazioni e modificazioni, al livello sociale, che è di una complessità diversa, forse superiore. Occorre allora, allenatisi nella fisica e nella biologia dell’emergenza, avvalersi di questi nuovi strumenti conoscitivi non attraverso la mera trasposizione, ma a mezzo di una loro interpretazione al livello sociale. Non omologia, quanto analogia, scrivono gli autori.
Da celle di Bénard, laser, orologi chimici, ipercicli... verso i misso miceti, il DNA, le reti neurali, e i comportamenti degli insetti ‘sociali’ quali api, formiche, termiti, e gli stormi… sino a discutere di autocoscienza, storia, tattiche di guerra, scale free networks (tanto in internet quanto, in generale, dove ci sono hub, come quelli degli aeroporti), reti di saperi, mercati, terrorismo, agglomerati urbani… società: more is different. Ed è una sfida.
Una sfida che ha tante declinazioni. Una di esse è la sfida alla gerarchia, eredità aristotelica dominante per secoli nell’organizzazione della conoscenza, nell’etica e nella cultura aziendale. Sfidare la gerarchia è promuovere strutture alternative. Che del complesso abbiano la consapevolezza e dell’auto-organizzazione l’anima. Conosci te stesso. Ascolta i poeti. Non irrigidirti in schemi pre-concetti. Perché la complessità abbraccia tutti noi.
Non bisogna scoraggiarsi: “Che cosa c’è di buono in tutto questo, ahimè, ah complessità. Che tu sei qui, che esiste la vita e l’individuo, che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi con un tuo verso”. Qui sta il punto. Qui l’azione, che è sempre anche, indissolubilmente, ricerca.

Il testo è chiuso da due brevi gioiellini:

La postfazione su auto-organizzazione e nuovi modelli organizzativi” di Emilio Bartezzaghi, professore ordinario di gestione aziendale presso il Politecnico di Milano, che è parola data ad un tecnico e studioso dell’azienda: il quale riprende il filo rosso del discorso del libro e, con un’abilità quanto mai apprezzabile, lo colloca nello spazio di confronto attuale sull’impresa.
Salutiamoci con una fiaba”, di Piera Giacconi. Una fiaba, perché “la realtà non può essere solo condensata in un sistema di equazioni: il complesso, da sempre, va raccontato”. E si sa, la parola è magica. La parola è conoscenza che evolve. Mondi possibili che si realizzano. Leggende che aprono nuovi punti di vista, scorci di lucidità nel complesso che ci circonda.

Mi fermo qui, cogliendo l’occasione di ‘legare’ a questa recensione:

Il primo paragrafo di “Auto-organizzazioni”, dal blog Complessamente di Luca Comello, dove potete trovare anche la quarta di copertina e un link ad un’intervista con Comello.

Un video da vedere a tutto schermo e tutto volume. Meraviglioso.

sabato 7 maggio 2011

LIMIT

More about LimitDopo "Il Quinto Giorno", mai mi sarei aspettato che un altro romanzo di Schatzing potesse superare l'emozione e lo stimolo alla cognizione quanto il primo che avevo letto.
E, invece, "Limit" è semplicemente stupefacente. Dimostra una padronanza della tecnica narrativa fuori della norma, pari solo alla travolgente forza espressiva di pochi autori di metà Ottocento. La trama è (s)coinvolgente, ricca di suspence, di infiniti nodi che si slacciano e si riallacciano, in una splendente ghirlanda di circostanze collocate poco più in là del 2010 e, quindi, costituenti un punto di lancio tra ciò che ci circonda e ha fatto la nostra storia e ciò che, sotto certe possibilità, può declinare l'immediato futuro.
Certo, è narrazione creativa, quindi, se il punto di aggancio del testo sta nel nostro reale, il testo stesso poi si sgancia in scenari possibili. Possibili però non basta: anche vero-simili.
Si taccia l'autore, in molte recensioni, di avere ammassato una serie di preconcetti ideando un miscuglio ad alto impatto ma, nei fatti, banale. 
Non concordo manco un poco su questo punto. Infatti, come ogni grande scrittore, Schatzing ha elaborato una serie di fonti e di informazioni a dir poco esorbitante. Il testo "emerge", perché l'autore ha studiato, di persona e con l'aiuto diretto di esperti nei campi più disparati, tutto quanto poteva servire a fare del fanta-romanzo, un romanzo dei nostri giorni.
Un romanzo che fa riflettere, pone quesiti di ordine etico individuale e sociale, espone in che direzioni la scienza potrebbe andare, ma non da sola. Accompagnata dalle dinamiche geo-politiche del settore petrolifero, dalle strutture dei grandi agglomerati industriali, dalle previsioni per il futuro e il mercato delle energie alternative. Il tutto considerando le moderne e future comunicazioni a mezzo di reti o ambienti virtuali, gli studi sulla popolazione, sulla sua distribuzione, sull'architettura e la pianificazione urbanistica, naturalmente ogni elemento incastonato nelle economie reali di inizio Millennio (Cina, Stati Uniti, Europa, Africa, stati dell'Ex-URSS, e così via). Si conosce, inoltre, la logica di lavoro e di vita dei mercenari, delle agenzie di sicurezza private, dei servizi segreti deviati, delle nuove armi e delle nuove posizioni assunte da chi una volta poteva lavorare per l'esercito della propria Nazione. Ora e nel futuro, invece, secondo potenziali altre logiche.
Insomma, un lavoro immenso sta dietro l'emergere del romanzo. Che si staglia come un organismo narrativo straordinariamente intra-connesso e al contempo aperto all'integrazione del lettore.
Vero, l'edizione italiana è di ben 1370 pagine, ma di certo questo non è un 'limite', semmai uno stimolo, per immergersi con l'autore in un thriller maledettamente attuale (scrivo il 7 maggio 2011, e il prezzo della benzina ha registrato in Italia un nuovo picco) e rivelatore.

sabato 16 aprile 2011

LA NATURA DELLA TECNOLOGIA

More about La natura della tecnologia"Riponiamo le nostre speranze più profonde nella tecnologia, ma ci fidiamo della natura".
Così, a pagina 5 dell'edizione italiana, Brian Arthur ci racconta di due pulsioni, speranza e fiducia, entrambi forti, che stanno "definendo l'epoca presente più di ogni altra cosa".
Un'epoca ricca di tecnologia. Però sappiamo davvero poco  su di essa. "Manca", scrive l'autore, "una teoria della tecnologia, manca la '-logia' della tecnologia". Con questa assenza entriamo nel testo.
Un testo in cui l'autore procede con uno stile serrato, ripetendo e chiarendo ogni concetto, ogni parola; affrontando sistematicamente ogni zona d'ombra, eliminando quante più ambiguità possibili che potrebbero emergere da ogni passaggio. E scrive avanzando con passi metodici e autorevoli nel dis-piegare la struttura e i principi alla base di quel termine e fenomeno difficile da "raccontarsi" che è la tecnologia. La lettura è piacevole, perché ricchissima di esempi pertinenti e illuminanti, e fluisce sì basandosi sulla ripetizione, per mezzo della quale ogni capitolo è concatenato al seguente, ma è una ripetizione con variazione, una sorta di 'Bolero letterario' che estrae dal cappuccio magico di un prestigiatore della divulgazione scientifica una serie di conoscenze sulla tecnologia che, scrive l'autore, "è troppo importante per essere lasciata agli esperti".
Brian Arthur è un ingegnere appassionato, che ha la capacità di stupirsi di fronte a ciò che evolve intorno, al mondo che muta, tra l'altro in simbiosi con una entità, la tecnologia, che è davvero complicato capire nell'essenza. E Brian Arthur è uno scrittore maledettamente bravo a riconoscere lo stupore e da quello a stupirci, con un saggio moderato, ma perentorio, potente, culturalmente radicale ed innovante. Non solo per la tecnologia in sé, che è oggetto del libro. Ma per il metodo che insegna: per studiare e per poi chiarire a se stessi e divulgare. Per il rigore cercato in ogni istante, il filo del discorso sempre teso, mai lasco, che trasforma la lettura in prima conoscenza e che, posato il libro, ti lascia la mente aperta alla scoperta e uno sguardo nuovo. Tecnologia della mente allo stato puro.
Se questo è lo stile, che si fonde con il contenuto del testo, quest'ultimo mira a definire la tecnologia, a spiegarne la nascita e, quando è il caso, l'evoluzione. Non è roba da poco. Dietro c'è un'immensa esperienza e altrettanto vasta cultura. Qui provo a dire qualcosa su quanto scritto dall'autore, limitandomi ai punti principali e alle modalità fondamentali del suo narrare... il piacere della scoperta sta nel leggere, confrontare, confutare, apprendere...
La tecnologia nasce quando si riesce ad imbrigliare dei fenomeni naturali. Di fatto, nulla è più 'naturale' della tecnologia. La quale, tuttavia, non emerge dal nulla, ma ha un suo ciclo di esistenza: ed occorre comprenderlo.
Scrive l'autore a pagina 16: "E' mia intenzione cominciare "da zero", senza dare nulla per scontato a proposito della tecnologia. Costruirò la mia argomentazione pezzo per pezzo, a partire da tre principi fondamentali: [...] le tecnologie, tutte, sono combinazioni; [...] ogni componente di una data tecnologia è in sé una tecnologia; [...] tutte le tecnologie imbrigliano, o catturano se si preferisce, e sfruttano qualche effetto o fenomeno naturale, e di solito più di uno". Tolgo subito ogni dubbio al lettore accorto: saranno anche "principi", ma l'autore non lascerà il primo e il secondo capitolo senza prima averli spiegati, discussi, dimostrati uno per uno. E' il bello di questo saggio: nel limite, non è ideo-logico, ma logico.
Partendo da zero, Brian Arthur inizia a delimitare l'oggetto di indagine con delle definizioni, tutte descritte e circoscritte; poi illustra il metodo che seguirà nel testo, ed alcuni attrezzi utili tanto in ingegneria quanto in letteratura, per non dire nella vita quotidiana! Alcuni concetti-metodo ricorrenti saranno la 'ricorsività', la 'ri-configurabilita', 'modularità', 'architettura operativa', 'principio combinatorio', 'auto-similarità'... e via dicendo.
Io riassumo sostenendo che, banalmente, ci sono due modi per analizzare i fenomeni o gli oggetti.
Il primo consiste nell'analizzare, cioè scomporre il fenomeno o l'oggetto, al fine di ridurlo alle componenti minime, nelle quali l'analisi si risolve e si conclude, fornendo una fenomenologia precisa e monadica del componente.
Il secondo consiste nell'analizzare, cioè scomporre il fenomeno o l'oggetto, in parti minime, al fine di ricondurle in una più ampia rete di relazioni entro cui i componenti, così artificiosamente separati, si ricollocano per dare il senso del fenomeno o dell'oggetto che li comprende, senso che è ulteriore rispetto alla sommatoria dei sensi delle parti minime prese a sé stanti, senza l'immersione "nelle relazioni".
Ecco, Brian Arthur segue la seconda via: un'analisi estrema e dettagliata del componente una struttura per comprendere l'organizzazione della struttura, il suo nascere ed il suo evolversi. L'analisi è graduale, prevede delle intra-strutture che informano le strutture al livello superiore: è il caso dei "domini tecnologici" definiti dall'autore quali raggruppamenti, corpi di tecnologie. Combinando e ricombinando domini, intersecandoli, la tecnologia cambia. Nel processo storico, medesime funzioni possono essere riformulate in domini diversi: questo è il nocciolo dell'innovazione. Innovare è spesso 'ricollocare' in mondi possibili diversi. 
Riconciliando la prospettiva di ricerca analitica e relazionale con il tempo, quello storico, in cui la tecnologia è apparsa o appare, ecco che le categorie ideologiche alla base di una vasta serie di studi sulla tecnologia si sciolgono in determinazioni coerenti e sensate che considerano l'economia e le vicissitudini sociali e culturali di un'epoca, non potendo da queste ultime prescindere (un dominio è sempre collocato).
La storia rientra in campo, laddove l'analisi a-storica e a-settica della tecnologia come "essenza dello sviluppo" l'aveva cacciata. E ci rientra non più come teleo-storia e determinismo storico, come freccia del mutamento lineare diretta al futuro, movente in sé e per sé le "umane sorti progressive"; bensì come contesto entro cui un fenomeno quale la tecnologia può trovare il modo di svilupparsi. Così come si possono sviluppare, entro il mondo storico, altre forme espressive umane quali l'arte o il racconto (di fatto anch'esse, per parte loro, sono tecnologie). O i mutamenti del pianeta e di ciò che sta intorno.
Il contesto, che include storia e società, è ciò che consente il fermentare di una serie di idee e di focalizzazioni su aspetti della natura, che costituisce il terreno (potenzialmente) fecondo in cui alcune tecnologie sono 'pronte' a nascere. L'autore precisa bene che la nascita non comporta un impatto netto ed immediato sul circostante: come una sorta di tecno-neotenia, anche la tecnologia, per sopravvivere e, se è il caso, evolvere, deve intrecciarsi con le esigenze ed i bisogni del tempo storico, che accompagna ogni tecnologia verso il proprio destino: la diffusione ed il perfezionamento o la morte.
L'economia è legata a filo doppio con la tecnologia: non esiste una direzione univoca, una sorta di determinismo ora tecno-guidato, ora eco(normo)-guidato. Piuttosto c'è un reciproco rinforzo che attua modificazioni radicali solo quando si raggiunge una massa critica di sapere e di applicazione tecnologica tale da potersi confrontare con la massa di informazioni e pratiche di una economia, localizzata e, inutile dirlo, storicamente individuata.
Come enuncia felicemente l'autore, "i diversi elementi dell'economia (industrie, aziende e prassi commerciali) non adottano il nuovo dominio [tecnologico], piuttosto lo incontrano. Da questo incontro nascono nuovi processi, nuove tecnologie e nuove industrie" (p.134).  Per comprendere il nesso tra economia e tecnologia occorre prendere atto che, in quanto artefatto complesso, l’innovazione tecnologica va oltre l’intenzionalità dei singoli agenti. Il che, ricorda l’economista Cristiano Antonelli nell’introduzione italiana al testo, “permette di arricchire sostanzialmente l’intuizione arrowiana e fornisce un contesto entro il quale l’analisi dell’innovazione tecnologica come forma specifica di azione economica può progredire significativamente”, nonché consente di “afferrare appieno il motore basilare dell’interazione dinamica e autosostenuta fra tecnologia ed innovazione”. È la presa di consapevolezza che il determinismo tecnologico non è in grado di comprendere il ruolo degli agenti innovatori in economia, né è lecito estraniarli nei sistemi predittivi dell’intersezione tra domanda ed offerta. Non si può più accettare che, nell’analisi economica, la tecnologia sia un fattore esogeno. Essa è piuttosto (anche) il prodotto dell’azione economica. Si apre un mondo nuovo…
Tanti altri spunti emergono dal testo, ma è ora di congedarci. Con una specie di sillogismo.
Sintetizza infatti Brian Arthur: "Ogni mezzo per raggiungere uno scopo è una tecnologia".
L'autore si è riproposto di diffondere presso il più ampio pubblico il proprio discorso sulla tecnologia, sulla sua natura ed evoluzione (lo scopo). Il libro (il mezzo) è quindi tecnologia. Che evolve.
Voi l'avete letto cartaceo o in edizione digitale? ;-)

mercoledì 16 marzo 2011

IL PREZZO DEL LINGUAGGIO

More about Il prezzo del linguaggioEcco una recensione (che ho depositato su aNobii) a un testo che è incredibilmente affascinante, pur non essendo di così facile lettura.


Riporta la quarta di copertina: 
"Nella storia dell'evoluzione della specie umana l'avvento del linguaggio ha innescato nell'Homo sapiens una serie di innovazioni rivoluzionarie: la modifica delle sue strutture cerebrali; la nascita del pensiero astratto e, con esso, l'elaborazione di tecnologie, valori, opinioni, credenze; la trasmissione delle informazioni e la loro conservazione nel tempo. Tutto questo, e i comportamenti che ne sono derivati hanno reso l'uomo una specie ecologicamente anomala, una specie in cui il linguaggio ha progressivamente annullato la distanza tra l'evoluzione biologica e l'evoluzione culturale. Muovendo da questi presupposti, gli autori conducono un serrato confronto con le più recenti acquisizioni di tutte le discipline interessate (biologia, ecologia, scienze cognitive, filosofia del linguaggio), per approdare infine a un'ipotesi provocatoria e catastrofica: la sempre più probabile condanna all'estinzione della propria specie è il prezzo culturale che l'uomo paga al linguaggio come prodotto della selezione naturale."


Io ho scritto la mia
Che il linguaggio sia con tutti noi! 
Bisogna solo vedere se :-) oppure :-( !!!

venerdì 18 febbraio 2011

LETTERATURA E DINTORNI - dal Blog di Giovanna Cosenza

Narrazioni in rete (formato PDF).

"Le tecnologie digitali hanno moltiplicato le occasioni di scrittura. Una volta scriveva abitualmente solo chi faceva un certo mestiere: il giornalista, l’insegnante, il redattore, lo scrittore; o chi era motivato da passioni personali: pensiamo agli epistolari degli amici e innamorati lontani, ai diari che alcuni tenevano nel cassetto. Oggi – almeno nei paesi ricchi del mondo – tutti scrivono in continuazione, sia nella vita privata che al lavoro: come minimo mail e SMS, in molti casi messaggi chat e messenger, spesso anche testi da pubblicare sul web.
Inoltre, oggi un numero sempre maggiore di persone hanno un blog individuale o contribuiscono al blog collettivo di qualche associazione, azienda, ente pubblico" (cit. da testo, Giovanna Cosenza).

domenica 14 novembre 2010

DESIGN ECOSISTEMICO

Ecco invece il link alla recensione del testo, Slow Food Editore, "Design Sistemico. Progettare la sostenibilità produttiva e ambientale", a cura di Luigi Bistagnino, professore ordinario di Disegno Industriale presso la Prima Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino. Il testo è pregevole tanto per la grafica radiale e cognitivamente evoluta per evidenziare le interconnessioni di processo, quanto perché si rivela un manuale operativo nel senso puro del termine: fornisce indicazioni per operare, per mettersi al lavoro, progettando prodotti ecosostenibili e fonti di ricchezza e di lavoro per il territorio, senza depauperarne la ricchezza intrinseca. Dal modello di produzione lineare a quello complesso, il testo ri-afferma la necessità di nuovi, concreti, operativi, punti di vista, sotto lo sguardo dei quali lo scarto può essere ricco di valore aggiunto ed energia e, quindi, lungi dall'essere fonte di un problema di un processo lineare (lo smaltimento, per esempio) diventa l'input di un processo metabolico complesso, che consente la nascita di nuove attività (si vedano i diversi appunti sui sistemi autopoietici e sulla non linearità in questo blog).
Vale la pena leggerlo, per criticare in modo scientifico tanto gli ecologisti ingenui che rovinano la loro 'sentita' missione con cavolate prive di senso analitico dei problemi, quanto gli strenui oppositori dello sviluppo sostenibile, che vantano, per lo più, evidenze economiche che, in alcuni casi, non reggono l'evidenza empirica (nel testo sono presentati numerosi casi di studio realizzati, con rilevazione dell'EBT -Earning Before Taxation- e i delta di posti lavoro, positivi....).

Link utili:
Corso di Laurea Magistrale in Eco-Design, I° Facoltà di Architettura, Politecnico di Torino
Corso di Studi in Disegno Industriale
Sito del libro "Design Ecosistemico"

giovedì 12 agosto 2010

EDUCARE GLI EDUCATORI

... una riforma del pensiero per la democrazia cognitiva... di Edgar Morin
(a cura di Antonella Martini, traduttrice Elvira Moncada).

La prima parte, "Il Futuro del Mondo", è una intervista, realizzata da Antonella Martini e Fabio Colapaoli nel dicembre 1997, che alterna la sequenza [domanda degli intervistatori] - [segmenti di risposta di Morin] - [esplicazione/commento dei/ai segmenti di risposta di Morin attraverso citazioni dall'opera dello stesso estratte da Antonella Martini] - [segmenti di risposta di Morin] - [nuova domanda degli intervistatori], e così via. Diventa una sorta di narrazione densissima di pensieri che Morin ha sviluppato per decenni. Dalla sentita necessità di superare l'inadeguata forma dello stato nazione, al considerare l'opportunità di un progressivo processo di decentramento decisionale; dalla critica verso le monocolture degli stati sottosviluppati, al sostegno ad alcune forme di de-penalizzazione per sconfiggere il narcotraffico, e via dicendo, l'intervista si trasforma in un blocco di appunti e di collegamenti per potere esercitare il proprio pensiero critico e confrontare la propria opinione con quella espressa da Morin e per seguire le linee di pensiero che sono state tracciate tanto dal pensatore francese, quanto da altri soggetti, i più diversi.
Decido di puntare su due idee, tra le tante proposte.
- Disseminare. Per Morin diviene il compito essenziale per evitare l'atrofizzarsi del pensiero critico; per Morin disseminare è fecondare su un terreno aperto alla complessità, non recintato nella iperspecializzazione dei saperi. E' un ritorno ad una visione sistemica, che consente una democrazia cognitiva, cioé una democratizzazione della conoscenza in grado di ricucire la frattura creatasi tra la (tecno)conoscenza iperspecializzata di pochi e quella a disposizione del cittadino, indispensabile per partecipare alla vita politica e ai processi decisionali che questa comporta.
- Prendere in considerazione la circolarità. Sostiene Morin (Morin, E., 1983, Il metodo. Ordine, disordine e organizzazione, Feltrinelli, Milano, p. 24): "Prendere in esame la circolarità significa [...] aprire la possibilità di un metodo che, facendo interagire i termini che si rinviano l'uno all'altro, diventerebbe produzione, attraverso questi processi e questi scambi, di una conoscenza complessa che comporti la propria riflessività". Circolarità che le Università, sostiene ancora Morin, fanno di tutto per spezzare. Ecco come questo avviene, a detta dell'Autore (op. cit. p. 16): "Ogni neofita che entra nella Ricerca si vede imporre la rinuncia fondamentale alla conoscenza. Lo si convince che l'epoca dei Pico della Mirandola è passata da tre secoli, che ormai è impossibile costituirsi una visione dell'uomo e del mondo insieme. Gli si dimostra che la crescita dell'informazione e la sempre maggiore eterogeneità del sapere superano ogni capacità di immagazzinamento e di trattazione da parte del cervello umano. Gli si assicura che non bisogna lamentarsene, ma felicitarsene. Dovrà quindi dedicare tutta la sua intelligenza ad accrescere quel sapere determinato. Lo si inserisce in una équipe specializzata, e in quest'espressione il termine sottolineato è 'specializzata', non 'équipe'. Ormai specialista, il ricercatore si vede offrire il possesso esclusivo di un frammento del rompicapo la cui visione globale deve sfuggire a tutti e ad ognuno. Eccolo diventato un vero ricercatore scientifico, che opera in funzione di questa idea motrice: il sapere viene prodotto non per essere articolato e pensato, ma per essere capitalizzato ed utilizzato in maniera anonima".

Altro ancora emerge dall'intervista: politica di civilizzazione, riforma del pensiero, fraternità, antropo-etica... tanti spunti che vengono poi rielaborati nella seconda parte del libretto, "Un nuovo pensiero per il terzo millennio". In essa Morin dispiega in modo argomentativo il pensiero che, in nuce, traluce dall'intervista.

La terza parte, "La complessità del pensiero complesso" è un ulteriore commento al pensiero di Morin da parte di Antonella Martini, che elabora alcuni punti centrali del 'lavoro in corso' proprio della ricerca di Morin. Il testo si concentra su una pietra miliare del lavoro del filosofo francese, e cioé individuare una "riforma del pensiero" per uscire dal XX secolo. Tale riforma non può prescindere, secondo Morin, dalla reintroduzione del complesso nel pensiero odierno, al di là di riduzionismi o chiusure disciplinari ed etiche.

La quarta parte, "La riforma del pensiero presuppone una riforma dell'essere", consiste nell'intervista con Edgar Morin tratta da Transversales Science/Culture del dicembre 2001. La riforma dell'essere è la costruzione individuale e collettiva di una nuova auto-critica, un auto-esame, che ha necessariamente bisogno del confronto con gli altri e che eviti che ogni donna e uomo si comporti come un pappagallo che ripete l'input recepito, senza filtri, senza lo sforzo e l'impegno del discernere. Ed è entro i limiti di questa riforma che prende senso ciò che Morin ha coniato come "vangelo della perdizione": "siamo su questa terra perduti nel cosmo; per ciò aiutiamoci l'un l'altro invece di farci guerra l'un l'altro. E' il contrario del vangelo che ci dice che saremmo salvati se siamo 'gentili con gli altri'. No, dobbiamo essere 'gentili' perché siamo 'perduti' [...] non possiamo astenerci da questo dovere di conoscenza."

La quinta parte, infine, "I sette saperi necessari all'educazione del futuro", rappresenta una sintesi della proposta che Morin ha ampliamente illustrato altrove (Morin, E., 2001, I sette sapere necessari all'educazione del futuro, Raffaello Cortina, Milano), per sviluppare la riforma del pensiero che potrà essere il fondamento della educazione futura. Qui mi piace ricordare uno dei sette saperi: Affrontare le incertezze. Secondo Morin, è questo un sapere essenziale: "Bisogna apprendere a navigare in un oceano di incertezze attraverso arcipelaghi di certezze" (op. cit., pag. 14).

Il testo conclude con una brevissima "Biografia di Edgar Morin" ed una "Bibliografia" essenziale delle sue opere.

Merita ricordare che alcuni dei temi di questo libretto sono anche ripresi ne "Il gioco della verità e dell'errore" e "Educare per l'era planetaria", recensiti nel blog.

Unica pecca, inammissibile, del testo edito dalla EDUP, è la quantità immensa di errori ortografici e di veri e propri errori grammaticali (siamo nell'ordine di parecchie decine per un centinaio di pagine di testo).
Immagino che questa mole di errori sia da attribuirsi ad una scadenza per le stampe che non ha concesso la minima revisione delle bozze e della traduzione. O, almeno, lo spero davvero.

mercoledì 28 luglio 2010

MACCHINE ED ESSERI VIVENTI

Il testo "Macchine ed esseri viventi. L'autopoiesi e l'organizzazione biologica" (nella edizione Astrolabio Ubaldini, 1972, 1992) dei biologi, neuroscienziati, epistemologi e filosofi cileni Humberto Maturana e Francisco Varela, si prefigge uno scopo chiaro e unico: definire un sistema vivente senza che la definizione dello stesso dipenda da elenchi di proprietà, da descrizioni afferenti a diverse discipline (e, quindi, legate necessariamente al punto di vista di un osservatore delle stesse), da elementi di processo eterodeterminati e via dicendo.
Per ottenere tale (ambizioso) scopo, gli autori, che si riconoscono pur sempre come osservatori, e quindi limitati nella descrizione dalla struttura implicita dei loro sistemi cognitivi, introducono il 'concetto' di autopoiesi, che si fonda esclusivamente sul sistema in quanto tale. Tutto il libretto è concentrato a sganciare l'autopoiesi da ogni altra forma di descrizione del vivente che presuma qualunque proprietà non intrinsecamente determinata entro (e dalla) unità vivente stessa.
In quest'ottica, anche l'evoluzione, l'apprendimento, la formazione sociale e altri fenomeni osservabili, vengono elaborati prima chiarendo sempre il 'concetto' base di autopoiesi, quindi escludendo l'osservatore dall'ambito di influenze definitorie del sistema che non siano autopoietiche, ossia che non considerino lo stesso come una unità che si definisce da sé, sommariamente in questo modo: "Una (unità) macchina autopoietica è una macchina organizzata come sistema di processi di produzione di componenti; tali processi sono collegati tra loro in modo da produrre dei componenti che, a loro volta: 1. generano i processi (relazioni) di produzione che li producono mediante le loro continue interazioni e trasformazioni e 2. costituiscono la macchina come un'entità nello spazio fisico" (pag. 31, op. cit.).
Il criterio distintivo della vita, per il principio autopoietico, è il mantenimento della sua stessa organizzazione. Qualunque sistema che abbia tale caratteristica può, a tutti gli effetti, essere detto vivente, qualora la produzione dei propri elementi di base sia in grado di (ri)produrre ricorsivamente gli elementi che li producono. Insomma, il sistema produce continuamente se stesso.
Senza entrare in ulteriori dettagli, c'è da dire che il testo, nella edizione Astrolabio Ubaldini del 1992, è tradotto bene, con precisione e avvalendosi di un lessico ripetitivo, ma scorrevole, che favorisce il legame coonsequenziale e logico tra i concetti. Fantastica è poi la prefazione di Alejandro Orellana, che prepara il lettore ai concetti proposti nel testo, lo contestualizza storicamente ed evidenzia la rilevanza conoscitiva della fenomenologia del vivente come argomentata dagli autori. Ritroviamo un'altra traduzione ed introduzione all'interno del più ampio testo "Autopoiesi e cognizione. La realizzazione del vivente", sempre per le edizioni Marsilio, ma 1985, in cui mi pare, tuttavia, che il testo originario risenta di una traduzione meno stringentemente concatenata. Scriverò a breve una  prossima recensione dell'ultimo testo citato.

domenica 30 maggio 2010

PREDE O RAGNI?

... Uomini e organizzazioni nella ragnatela della complessità ...
Un 'must' da leggere tra i testi divulgativi sulla complessità... con qualcosa in più!
"Prede o Ragni", di Alberto De Toni e Luca Comello è un testo al bivio: da esso dipartono riflessioni utilissime tanto per il management, quanto per le scienze contemporanee. Il filo rosso della/e teoria/e della complessità è snodato, in maniera affascinante, grazie a citazioni di matematici, fisici, filosofi, economisti, ingegneri, biologi, sociologi e altre figure di intersezione che si trovano a confrontarsi con il mondo complesso, cioé intricato, a rete, non lineare, "deterministicamente caotico" e, in ogni caso, "pervasivo". Il testo è estremamente ben curato, tanto nella proporzione dei contenuti, espressi con l'aiuto di una grafica curatissima e densissima di senso, quanto nella bibliografia ragionata a fine libro, che include, oltre ad una sezione degli autori più citati con rispettive competenze, una sezione dedicata ai filoni degli studi sulla complessità, con una bibliografia ragionata dei principali contributi in lingua straniera ed italiana, un elenco dei centri mondiali più attivi nel campo di ricerca sui sistemi complessi, una sezione sui testi orientati al management della complessità, l'elenco degli autori citati ed un fertile indice analitico.
L'opera è nel complesso un lavoro stimolante e aperto, che ritengo sia di base per ogni disciplina che si affronti nel nuovo Millennio. Una versione più semplice e filosofica, più divulgativa dell'opera è "Viaggio nella Complessità" degli stessi autori: due opere, un tratto comune, e cioè la ricerca del senso dell'uomo sempre in viaggio, che si confronta con un mondo sempre più dinamico ed imprevedibile. Mi sento di consigliare senza esitazione questi due testi ad ogni lettore, in quanto strutturati per parlare a tutti, naturalmente con più o meno sforzo a seconda delle condizioni di partenza.
Testi molto belli, da leggere.

venerdì 28 maggio 2010

LE LEGGI DEL CAOS

... con qualche base matematica, Prigogine di annata...
Questo testo divulgativo di Prigogine è inteso ad introdurre un cambio di paradigma nel considerare la dinamica dei sistemi caotici, in particolare evidenziando asimmetria e freccia temporale, concetti, per dirla alla buona, con cui è possibile far fronte al dualismo della fisica quantistica.
Detto ciò il testo è utile per comprendere le basi della teoria della complessità, ma richiede, pur nella semplificazione operata dall'autore, alcuni elementi base di analisti matematica e geometria analitica.
Se non si hanno tali basi, è probabilmente preferibile approcciare il tema della complessità e dei sistemi dinamici e caotici a partire da libri più semplici, come, per citarne uno, "Come funziona il caos. Dal moto dei pianeti all'effetto farfalla.", Ivar Ekeland (Bollati Boringhieri, 2006, ISBN: 978-88-339-2041-2).

martedì 25 maggio 2010

LA SFIDA DELLA COMPLESSITA'

... a cura di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti ...

Un testo che è l'intersezione di molti testi, l'incrocio di punti di vista di molti autori, ognuno con il retaggio della propria disciplina. E' un testo molto ricco, quello curato da Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti in un'impresa che già dal titolo ricorda la 'sfida'.
Mettere insieme autori così diversi, su un oggetto così scivoloso e sfuggente come la complessità, merita già di per sé un elogio. Presentarli nel modo in cui fanno i curatori, bé, è davvero sorprendente e delizioso. Anche perché, nell'anno 1985, quando la prima edizione del testo venne pubblicata, il mondo che ruotava intorno all'idea di complessità era quanto mai effervescente ed era difficile rintracciare quei sentieri che ne avrebbero permesso una maggiore definizione, pur rimanendo ancora oggi, nel 2010, la complessità, di fatto, una sfida. Comunque Bocchi e Ceruti, i quali peraltro intervengono in due bellissimi capitoli del testo, accolgono questa sfida e, in parte traducendo essi stessi i testi originali, invitano un numero considerevole di autori al simposio sulla "incertezza nelle nostre conoscenze", dove miti che per secoli hanno fondato i diversi campi del sapere, sembrano cedere il passo ad una brusca, ma costante, modificazione e ridefinizione.
Si tratta di rilevare i limiti della scienza classica (sia 'hard science', sia 'soft science'... e già qui le distinzioni sono peregrine) e, lungi dall'espellerla dal campo del sapere, espanderla ed estenderla partendo da presupposti ed intuizioni diverse. Tanto in fisica, quanto in biologia; in cibernetica quanto in neurobiologia; nelle scienze sociali, quanto in quelle psicologiche e del comportamento. Il quadro è vario e molto colorato. Lo sfondo è il senso del volere conoscere il mondo, oltre le semplificazioni o i pre-supposti delle allora, ed anche oggi, discipline.
Il libro è ben fatto, perché aiuta il lettore, e molto. Lo aiuta perché nella 'Presentazione' illustra in sintesi i contenuti degli interventi che seguiranno, in modo che il lettore, qualunque lettore, non risulti troppo spaesato. Infatti, quando leggi un capitolo, poi puoi tornare alla presentazione e cogliere il senso sintetico dello stesso, almeno secondo il punto di vista dei curatori, integrandolo con il tuo proprio percepito. Aiuta il lettore nel presentare gli autori, di cui si ha una breve biografia a fine testo. E aiuta per le note a fine di ogni capitolo, dove si trova la bibliografia essenziale cui rivolgersi per non perdere troppo tempo nel vasto campo presentato. Manca un indice analitico, ed è un peccato: ma si sa, non tutto si può avere sempre.
Il libro è da leggere: una sintesi sarebbe sprecata. Ecco il ricchissimo materiale che contiene, con i relativi autori.

Introduzione: La sfida della complessità nell’età globale di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti
Presentazione di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti

- La hybris dell’onniscienza e la sfida della complessità, di Mauro Ceruti
- Le vie della complessità, di Edgar Morin
- Perché non può esserci un paradigma della complessità, di Isabelle Stengers
- Progettazione della complessità e complessità della progettazione, di Jean-Louis Le Moigne
- Il complesso di semplicità, di Ernst von Glasersfeld
- Cibernetica ed epistemologia: storia e prospettive, di Heinz von Foerster
- Complessità del cervello e autonomia del vivente, di Francisco J. Varela
- Complessità, disordine e autocreazione del significato, di Henri Atlan
- L’esplorazione della complessità, di Ilya Prigogine
- L’approccio della sinergetica al problema dei sistemi complessi, di Hermann Haken
- Gaia: una proprietà coesiva della vita, di James E. Lovelock
- Il darwinismo e l’ampliamento della teoria evoluzionista, di Stephen Jay Gould
- La traduzione della complessità biologica in una sottile semplicità, di Brian C. Goodwin
- Contributi sulla complessità: le scienze neurologiche e le scienze del comportamento, di Karl Pribram
- Complessità esterna e complessità interna nella costruzione d’un modello di comportamento, di Luciano Gallino
- L’architettura del “Jumbo”, di Douglas R. Hofstadter
- Il conoscere del sapere. Complessità e psicologia culturale, di Donata Fabbri Montesano e Alberto Munari
- La scienza politica e la sfida della complessità, di Gianfranco Pasquino
- L’evoluzione della complessità e l’ordine mondiale contemporaneo, di Ervin Laszlo
- La gestione a tecnologia superiore e la gestione della tecnologia superiore, di Milan Zeleny
- Dal paradigma di Pangloss al pluralismo evolutivo: la costruzione del futuro nei sistemi umani, di Gianluca Bocchi

Che dire? Davvero una buona lettura per entrare nel mondo con occhi più... complessi!

domenica 16 maggio 2010

LA LOGICA DELLA COMPLESSITA'

... introduzione alle teorie dei sistemi ...

Il testo della De Angelis è particolarmente denso, quanto alle teorie sui sistemi in esso relazionate. L’approccio è “introduttivo”, nel senso che introduce il lettore alle diverse teorie insiemistico-sistemiche che sono state o sono alla base delle logiche della complessità.
Questo approccio, da un lato costituisce un vantaggio, perché spazia attraverso diverse teorizzazioni classiche, catalogate in capitoli, di per sé chiusi e quindi leggibili autonomamente, a seconda delle necessità o dei gusti del lettore; dall’altro esso costituisce anche il limite principale del testo, il quale si traduce in una sorta di sintesi antologica delle diverse teorie dei sistemi (dalla biologia, alla sociologia; dalla cibernetica alla semiotica, e così via) che, in un’ottica sintetica e riassuntiva, perde di specificazione rispetto ai concetti esaminati e, talvolta, diventa essenzialmente un ‘riassunto’ estratto dai testi dei capofila di ogni teoria. Non troverete dunque esempi che, nel caso delle teorie in esame, sono una affordance molto utile per la comprensione. Il discorso è chiaro e limpido, ma collocato ad un livello teorico, senza entrare nel dettaglio dei singoli concetti esaminati (cui, però, fa da contrappeso, il riferimento costante e preciso alle fonti).

Ecco il contenuto diviso per capitoli:

Premessa. I. La teoria classica dei sistemi. II. Teorie biologiche della conoscenza. III. Teorie dei sistemi sociali. IV. Teorie dei sistemi simbolici. V. Le teorie di Matte Blanco e Lotman. VI. Teorie dei sistemi cognitivi. VII. Semiotica e teoria dei sistemi linguistici. VIII. Filosofia e teoria dei sistemi. IX. Conclusioni.

Detto questo, il testo è un tascabile, molto comodo e piacevole da leggere ovunque, con una buona organizzazione del materiale e note a piè pagina che semplificano il riferimento alle fonti.
Può essere abbinato ad altri testi introduttivi ai concetti della teoria dei sistemi e della complessità o a saggi specialistici rispetto ai temi trattati.

sabato 10 aprile 2010

CONNECTED

More about Connected 

Connected (The Surprising Power of Our Social Netwoks and How they Shape Our Lives) è un testo intrigante, ricco, in grado di dire qualcosa di nuovo sulle 'social networks', studiate con attenzione tipica dello psicologo sperimentale e del fisico e la vividezza accattivante dell'antropologo che si fa sociologo. E' un testo che ti prende, per nulla noioso, basato su una serie vastissima di esempi che partono dalla diffusione dell'isteria nei primi anni del XX secolo, passeggia ancora più indietro nella trasmissione documentata di certi tipi di comportamenti, e perché no, anche di germi e batteri, tra le genti di diversi paesi del mondo, ritorna al presente e ad internet, spingendosi sino ai fenomeni emergenti, quali urban blogs, siti quali Facebook, Twitter e quelli che invece sono morti, passando per la famosa pandemia di Second Life, nonché per i reality show, in un continuo andare e tornare dalla realtà alle reti che la costituiscono... e via dicendo.
Ma non leggerete lo stesso testo generico sulle reti, su internet, sull'emergenza dei fenomeni: questo testo è "unico" perché sintetizzando e rielaborando una mole immensa di dati e di esperimenti studia il legame, il collegamento, la funzione che ha il posizionamento entro una rete, in rapporto agli altri nodi e, in particolare, agli individui. Elaborando una serie di dati di diversa origine (indagini dall'era della pietra in avanti, su scala micro- e macro-) sul mondo umano, animale, cibernetico, informatico, con la capacità di studiarvi sopra ed elaborarvi nuovi modelli di relazioni (la creatività, la curiosità e la capacità di vedere i legami deboli tra aree di studio apparentemente distanti di questi due scienziati è eccezionale, da scienziati, nel vero senso della parola), i due autori ci affascinano su come le scelte dell'individuo siano intrinsecamente legate al mondo sociale (o di scelta asociale) in cui egli si trova. Possono sembrare elementi banali, e alcuni esperimenti si trovano citati in altri testi, ma è il modo in cui nuove leggi individuate elaborando masse così diversificate di dati, con un approccio da laboratorio e la borsa del buon senso sempre accanto, che non lascia deluso il lettore. Alcune leggi hanno un grado di predittività tale da risultare utilissime nello studio di pandemie, di comportamenti anomali, ma di massiva diffusione, di normali comportamenti di scambio, ma che le teorie del mercato non sono in grado di spiegare, delle relazioni sentimentali, personali e di massa.
Difficile è fare una sintesi, perché gli stimoli sono innumerevoli, specie per chi, psicologi della rete, sociologi, specializzandi in infettivologia, medici, informatici, possono nel loro proprio lavoro trarre spunto dalle ricerche presentate e replicarle, aggiungendo tutte quelle variabili che, in una vita e in un libro, davvero non possono essere contenute.

Quanto alla leggibilità il testo, sinora edito solo in inglese, è una favola: l'inglese usato è pulito, scorrevole, formulato per capire ogni passo del ragionamento e poi leggero, via, verso le conclusioni o le nuove indagini.

Quanto alla grafica, il testo inglese è corredato di 8 tavole su carta lucida che evidenziano elaborazioni di reti di persone estratte da studi reali ed esemplificano i concetti del testo. Oltre alle tavole il testo è completato da disegni e grafi in bianco e nero, parte degli autori, parti estratte da altri studi.

La bigliografia è per capitoli. L'indice analitico è ben strutturato.
Anche i soliti ringraziamenti finali sono in realtà proiettati in un grafo della rete che, costruendosi, li ha permessi.
Da leggere.

sabato 13 marzo 2010

Attrattore di Lorenz

Elegante e chiara rappresentazione degli attrattori strani (con un piacevole Quick Time "clip" che evidenzia l'evoluzione di un attrattore).

mercoledì 6 maggio 2009

Strumentaria Elettrica

Nell'inverno del 2008 ho partecipato ad una serata molto interessante: AUTOPSIA DI UN TELEFONO, Lezione pubblica di Vittorio Marchis.

Si è trattato, come dice il nome, di una autopsia eseguita su un oggetto che ha segnato e segna la vita di noi tutti. Una autopsia della 'techné" del quotidiano. Sono rimasto favorevolmente impressionato da tale evento, poiché è un caso di successo di "divulgazione scientifica", destinato ad un pubblico il più eterogeneo e, nello sforzo estremamemente ben riuscito degli autori e dell'anatonomo, realizzato attraverso una rappresentazione teatrale, ricca di citazioni, re-citazioni e gags pur nel rispetto del rigore scientifico.

Ecco che, con "Strumentaria Elettrica" l'evento si ripete, nella cornice di una mostra più ampia.

Estraggo dal sito dell'evento la sezione che più mi interessa, essendo rivolta ai giovani studenti:

L'IDEA DI UNA MOSTRA PER GLI STUDENTI
del Prof. Umberto PISANI - Politecnico di Torino, Ordinario di Misure Elettriche
L’idea della mostra è nata dalla esigenza di divulgare tra i nostri studenti, ma anche tra i non addetti ai lavori, le testimonianze dell’ingegno di tanti personaggi più o meno noti che hanno contribuito al progresso scientifico, realizzando oggetti in grado di misurare e quindi verificare la validità delle teorie fisiche sulla cui base furono progettati. Le soluzioni tecniche e la raffinata tecnologia utilizzata mostrano come l’abilità artigianale abbia profondamente segnato l’evoluzione della figura dell’ingegnere in questi ultimi secoli. Il progresso, ormai divenuto frenetico in tutte i settori dell’ingegneria ed in particolare nel settore delle tecnologie delle comunicazioni e dell’informazione, distoglie gli ingegneri moderni da queste sue origini. In particolare i nostri studenti guardano al futuro e non hanno le occasioni per soffermarsi sulle proprie radici. Offrire uno spazio per tali momenti di meditazione è l’obbiettivo che ci proponiamo di raggiungere con questa mostra. La conclusione della mostra prevede una lezione pubblica riguardante l’“autopsia” di un contatore di energia elettrica, di vecchio tipo, ormai soppiantato nelle nostre abitazioni dal più moderno contatore numerico. L’esposizione “Strumentaria Elettrica” al Politecnico è frutto della collaborazione tra il Politecnico di Torino e l’ingegnere Oronzo Mauro che ha messo a disposizione una parte degli strumenti della sua collezione Misurando (
www.misurando
.com).
Prof. Ing. Umberto PISANI

Spero in una intensa partecipazione!

venerdì 17 ottobre 2008

Papa, scienza, fede, fiducia e politica

Esce oggi su Repubblica un breve articolo dal titolo, certo provocatorio, "Scienza spesso arrogante guidata da facili guadagni", nel quale, re-cito papale papale, il Papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Alois Ratzinger, mette in guardia contro la tentazione della scienza moderna di seguire, anzichè il benessere dell'umanità, "il facile guadagno o, peggio ancora, l'arroganza di sostituirsi al Creatore". Una forma di "hybris", di arroganza, che può assumere - ha ammonito Ratzinger - "caratteristiche pericolose per la stessa umanità".

Sta bene. In molti casi è vero. Lo si sente e lo si dice ormai da sempre. Quindi ben venga che la guida spirituale della Santa Sede, che ha il ruolo di orientare alla Verità Unica i nostri poveri spiriti, continui ad intervenire come freno inibitore (a senso unico peraltro) verso la disgraziata umanità accecata e prometeica.

Continua l'articolo:
'Fides e Ratio': Benedetto XVI è tornato oggi ad esaltare il valore della ricerca scientifica a servizio del progresso dell'umanità, ma allo stesso tempo ha anche ricordato che "la scienza non è in grado di elaborare principi etici. Può solo accoglierli in sè e riconoscerli come necessari per debellare le sue eventuali patologie" (nota mia: non lo dice solo il Papa; lo dicono i filosofi della scienza; Umberto Galimberti ha raccolto in alcuni suoi testi diversi interventi sul tema e decine -centinaia- di altri). Per questo, spiega ancora, la scienza non può fare da sola: "Filosofia e teologia diventano, in questo contesto, degli aiuti indispensabili con cui occorre confrontarsi per evitare che la scienza proceda da sola in un sentiero tortuoso, colmo di imprevisti e non privo di rischi".

Oh, sono d'accordo. Ora vengo al punto. Questa introduzione lunga lunghetta non è finalizzata al commento della nota sopra citata di Repubblica, che ha lo scopo di elencare, di fornire spot informativi sintetizzando, come ogni buona nota informativa della "sezione esteri" di un quotidiano. Non (mi) serve per commentare nulla del mondo 'soggettivo' da un lato, 'politico' dall'altro di Papa nostro.

Questo articolo, è utile memo che mi ha dato il 'la' per far convergere l'attenzone sulla lettura di un altro articolo, quest'ultimo di analisi e approfondimento, ospitato su La Stampa del 12/10/2008, dal titolo "L'uomo senza pecunia", la cui autrice, giornalista analista e scrittice Barbara Spinelli, rileva, rimandando ad una ben nota poesia di Heinrich Heine, un aspetto davvero interessante della visione del mondo di Papa nostro. Un Papa che "non ha parole per descrivere l’inverno di tutto un mondo", e che così non può che recitare:

"Tutto questo un giorno passerà. Lo vediamo adesso nel crollo delle grandi banche: questi soldi scompaiono, sono niente. E così tutte queste cose, che sembrano la vera realtà sulla quale contare, sono realtà di secondo ordine. Chi costruisce la sua vita su queste realtà, sulla materia, sul successo, su tutto quello che appare, costruisce sulla sabbia. Solo la Parola di Dio è fondamento di tutta la realtà".

Amen.
Ora però, diffondendo pubblicamente, cioé verso chi vive tutti i giorni il proprio giorno sino a sera e il successivo e l'altro che segue ancora, le riportate parole, Sua Santità rileva (anzi fa vibrare) l'intimo sentire di una incapacità, una im-potenza di fondo, probabilmente quella che percepisce, intimanente, nel proprio intelletto, e che, in quanto tradita e raccontata dal "per molti Supremo Portavoce della Verità Unica", fa riflettere sul senso stesso della Chiesa un po' lontana dal 'povero cristo'-leggasi-uomo-comune. Amen. Ritorneranno a riempirsi le chiese delle italiane genti? Le piazze si svuoteranno?
Questo non è importante.
Ma che la s-fiducia nel mondo delle cose venga ad essere, in fondo in fondo, utilizzata come la rinnovata (!) pubblicità per il consumatore cattolico del Terzo Millennio e, quindi, come invito per il ritorno alla Comunità operosa di una qualche (a me non chiara) "visione" del Cristianesimo, bé, mi si permetta, è un po' un fallimento tanto per 'i pubblicitari con la papalina' quanto e, questo mi dispiace davvero tanto, per tutti i cristiani (cattolici e non) attivi ed esposti ogni giorno.

Per concludere da dove ho iniziato, cito un altro pezzo dell'articolo di Repubblica. Che riporta ancora un pensiero del Papa.

Sebbene l'attività della Chiesa "non possa confondersi con l'attività politica", essa "offre all'insieme della comunità umana il suo contributo attraverso la riflessione e i giudizi morali anche su quelle questioni politiche che investono in modo particolare la dignità della persona", ha detto il Papa, incontrando in Vaticano i vescovi dell'Ecuador in periodica visita 'ad limina apostolorum'.

Amen. E auguri.

domenica 7 settembre 2008

CERN 'on the rap' (Large Hadron Rap)

Lavoro davvero ben fatto che, anche se non sarà comprensibile al pubblico tutto, in quanto 'rappa' concetti che non tutti mastichiamo quotidianamente, è un eccellente mix di auto-ironia, divulgazione scientifica e politica di promozione della scienza. Bravi!!!




Per rimanere aggiornati sull'esperimento del secolo... visitare il sito del Cern!