Blocco appunti per ragionare, cioè -più o meno- parlare, almeno ogni tanto, con la propria mente...
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sabato 22 novembre 2014
LUNGIMIRANZA, SENSO DELLA STORIA E DELLA CONTEMPORANEITA'
Non riassumibile. 16 minuti di assoluta lucidità.
sabato 11 agosto 2012
RUSSITALIANS 2012!
Dopo il meraviglioso viaggio tra Svezia, Norvegia e Danimarca, ecco, a seguire, un altrettanto intrigante ed istruttivo viaggio nella Federazione Russa, tra San Pietroburgo, Mosca e le città dell'Anello d'Oro!Il viaggio è stato intenso e, in parte, anche faticoso: ma ne è valsa la pena, sia per quanto visto con gli occhi, sia per quanto appreso con l'occhio della mente. Perché, mi sento qui di dire, per quanto visto, esistono tante 'Russie', unite dal filo rosso di una storia che semplice non è.
Il materiale raccolto in itinere è in via di reperimento e organizzazione. Operazione lunga, ma piacevole, perché, come già detto per la Scandinavia, consente di ripercorrere i sentieri seguiti e di (ri)collocarli in memoria: la nostra personale e quella digitale di cui oggi possiamo avvalerci!
Su Flickr, nell'album che ora si chiama "Scanditalians2012 & Russitalians2012!", sono appena nati due nuovi set di fotografie, ricchi di una variopinta quantità di scatti realizzati qua e là, nelle diverse tappe del tour.
Un set è denominato: San Pietroburgo e dintorni... Russia 2012!
L'altro si chiama: Mosca, l'Anello d'Oro e dintorni... Russia 2012!
Nel secondo set c'è qualche ripetizione... ma, come detto, i lavori sono in corso: i commenti alle fotografie sono assai ben accetti...
E qua e là, tra una guglia e l'altra, ci siamo noi, il gruppo dei Russitalians 2012! :-)
Questo, per iniziare con qualche assaggio fotografico... Poi, come tipicamente avviene giocando con i mattoncini del Lego, chissà che il nostro castello dei ricordi non si ampli, a mezzo di video, fotomontaggi e... di quel che sarà!
A presto!
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mercoledì 4 luglio 2012
SCANDITALIANS 2012!
Eccomi qui a postare su questo blog qualche link ad un bellissimo viaggio tra Svezia, Norvegia e Danimarca...
Un viaggio con altre persone simpatiche e piacevoli con cui si è deciso di condividere una etichetta... una sorta di traccia nel ricordo del tempo passato insieme. Sta nel titolo del post: 'Scanditalians 2012'!
Il materiale è in via di reperimento e organizzazione. Operazione lunga, ma piacevole, perché consente di ripercorrere i sentieri seguiti e di (ri)collocarli in memoria: la nostra personale e quella digitale di cui oggi possiamo avvalerci!
Ecco allora che su Flickr, scanditalians2012, è appena nato un set di fotografie ricco di una variopinta quantità di scatti realizzata con diversi dispositivi, diverse risoluzioni, immagini in movimento o statiche! Alcune sono un po' sfocate, altre sono meravigliose cartoline, alcune riguardano la natura selvaggia, altre ritraggono scorci di splendide città...
E qua e là ci siamo noi, il gruppo degli Scanditalians 2012! :-)
A presto!
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mercoledì 4 aprile 2012
GIOCHI DI POTERE
"Lei si preoccupa di quello che pensa la gente? Su questo argomento posso illuminarla, io sono un'autorità su come far pensare la gente" (Kane, Quarto Potere)
"Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!" (Howard Beale, Quinto Potere)
"Insomma: e se Internet rischiasse in qualche caso di trasformarsi in una specie di 'Sesto potere', ancora più potente del Quarto di Orson Welles e del Quinto di Sidney Lumet?" (Alessandro Gilioli, L'Espresso, 2007)
Il Potere, che si attiva solo quando la parola si avvicina ad una realtà pensata e temuta, in quanto reale, è piuttosto un sinonimo di quello che un tempo (forse ancora oggi, ma con meno pregnanza) è stato il peccato capitale per eccellenza: la Superbia. La Superbia, quella che è "originata comunemente dalla presenza di due personalità critiche: apparenza e violenza, esagerata stima di sé e dei propri meriti (reali o presunti), manifestata con un continuo senso di superiorità verso gli altri" (cito da Albanesi.it). Senso di superiorità che si deve esercitare quale imperativo morale del superbo, apparente affermazione di un'etica del dovere dei singoli inferiori nei confronti di enti(tà) superiori, cui tutto, o gran parte, è dovuto.
"Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!" (Howard Beale, Quinto Potere)
"Insomma: e se Internet rischiasse in qualche caso di trasformarsi in una specie di 'Sesto potere', ancora più potente del Quarto di Orson Welles e del Quinto di Sidney Lumet?" (Alessandro Gilioli, L'Espresso, 2007)
Non sono certo del Quarto e del Quinto, ma sul Sesto Potere non ho dubbi: la sua potenza è proporzionale alla dose di realismo con cui viene espresso dalla gente. Perché ci vuole la gente, quella reale, che si attivi ed eserciti nel mondo reale i clic del Sesto Potere. Altrimenti si riduce ad un abito, che mal si adatta alla realtà su cui si vuole, con le parole, incidere. Ammesso poi che le parole possano emendare porzioni del reale. Limitiamoci a constatare che quelle 'scomode' sono parole che producono reazioni nel reale. Producono l'agire delle persone vere. Perché tendenzialmente si avvicinano a pro-porre una verità che, ancora adesso, a parte per qualche nichilista post-moderno, induce a ragionare sul vero e sul falso di quanto detto o scritto, a porre dubbi e domande, a cercare una articolazione che verifichi o falsifichi la proposizione scritta. Certo, non ogni proposizione scritta. Solo quella che in sé tocca 'code di paglia' reali. Le quali, tendenzialmente, il Potere -diciamo quello semanticamente più tendente al 'Quarto'- deve circoscrivere o, ancora meglio, sopprimere, tacitare, rendere silenti. S-mentire mentendo.
Epperò. Ci sta un però. Anzi tre 'però'. Il Potere, infatti, non consiste (solo) nel far pensare in un certo modo la gente. Neanche nel far passare qualcuno "pazzo profeta dell'etere (del 'wifi', della 'cloud'...)", al fine di relegare le parole della realtà nel mondo lontano e confuso della follia, cioè di un testo senza-senso o di un senso in- e im-proprio per il Potere. E non è neppure "persuasione occulta e manipolazione dei cervelli", sibilo di Internet nelle orecchie del Mondo.
Da qui non occorre molto per capire che al Potere, che si è immedesimato con la Superbia, arrogandosi il diritto assoluto di dire, di fare parola, di registrare violazioni, supposte tali, del reale inferiore, anch'esso pre-supposto oggetto di s-mentimento, l'unica vera parola e azione che si deve opporre, nell'agire individuale, è il Coraggio.
Bel discorso. Peccato che:
Bel discorso. Peccato che:
"Come dice Don Abbondio,
se uno il coraggio non ce l’ha,
non se lo può dare".
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martedì 13 marzo 2012
FRINGE... BENEFITS!
... benefits almeno al sottoscritto! E così ho finito di guardare la seconda serie: dal momento che "Possibility is everything", bé, confido a breve di rintracciare terza e quarta serie ;-)
Anche perché di Battlestar Galactica sono, a dire il vero, un po' stufo... RAI 4 si sta accartocciando un po' troppo sul passato. Chuck un poco mi annoia; Supernatural è un po' ripetitiva ed eccede nel focalizzarsi sul rapporto padre-figlio-fratello; Dr. House si è un po' spento, ma ci conto ancora; Lie to me è una figata, ma è difficile trovare tutte le trame intriganti; Castle è poco credibile (come personaggio, intendo); Survivors è uno strazio; Nip/Tuck è iniziato bene, per finire male e noioso; Ally McBeal era forte, era, intendo; Prison break ti teneva acceso, ma è finito; straordinaria, almeno per me, è stata The Shield, dalla prima all'ultima puntata; uff, non mi dilungo con altro, se non pensando all'intelligentissima serie titolata Dr. Who, lasciando perdere quella schifezza spinoffiana che è Torchwood.
Vabbé, ci sono un sacco di film (e o serie) più sostanziosi e belli da vedere, direte voi. Ma, tornando all'inizio, Fringe era in grado di distrarmi. Nel modo giusto. Con il gusto giusto.
Nell'attesa di accalappiare le stagioni successive, credo che proseguirò le mie letture filosofiche.
Oggi ho fatto una recensione, come preannunciato in un post precedente, al testo-tascabile "Ontologia", di Maurizio Ferraris.
La recensione al testo sta qui. Io sto per andare a riposarmi un poco...
A si bidi.
Anche perché di Battlestar Galactica sono, a dire il vero, un po' stufo... RAI 4 si sta accartocciando un po' troppo sul passato. Chuck un poco mi annoia; Supernatural è un po' ripetitiva ed eccede nel focalizzarsi sul rapporto padre-figlio-fratello; Dr. House si è un po' spento, ma ci conto ancora; Lie to me è una figata, ma è difficile trovare tutte le trame intriganti; Castle è poco credibile (come personaggio, intendo); Survivors è uno strazio; Nip/Tuck è iniziato bene, per finire male e noioso; Ally McBeal era forte, era, intendo; Prison break ti teneva acceso, ma è finito; straordinaria, almeno per me, è stata The Shield, dalla prima all'ultima puntata; uff, non mi dilungo con altro, se non pensando all'intelligentissima serie titolata Dr. Who, lasciando perdere quella schifezza spinoffiana che è Torchwood.
Vabbé, ci sono un sacco di film (e o serie) più sostanziosi e belli da vedere, direte voi. Ma, tornando all'inizio, Fringe era in grado di distrarmi. Nel modo giusto. Con il gusto giusto.
Nell'attesa di accalappiare le stagioni successive, credo che proseguirò le mie letture filosofiche.
Oggi ho fatto una recensione, come preannunciato in un post precedente, al testo-tascabile "Ontologia", di Maurizio Ferraris.
La recensione al testo sta qui. Io sto per andare a riposarmi un poco...
A si bidi.
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domenica 11 marzo 2012
UNA DOMENICA PASSANDO IN RASSEGNA
Questa mattina è una domenica solare e calda, sotto il cielo (in genere grigio) di Torino. Non ho tuttavia voglia di uscire, perché decido di passare in rassegna, detto altrimenti, di recensire un paio di testi su aNobii.
Il primo è "Una brevissima introduzione alla filosofia", di Thomas Nagel (Edizione 2009 Il Saggiatore Tascabili (collana Saggi), XVI-119 p., brossura, traduttore Bestente S.), un testo che mi ha deluso, sebbene l'autore, nella stragrande maggioranza degli altri suoi testi che ho letto, si sia sempre rivelato un divulgatore ed un ragionatore eccezionale. Qui c'è il link alla mia recensione.
Qui, invece, in formato PDF (attenti alle pagine stampate a zigzag!) potete leggere la prefazione e l'introduzione al testo.
Il secondo è un testo che aleggia e veleggia da tempo in questo e in molti altri blog, nonché fuori dalla rete e via aleggiando, e cioè il cinque stelle con onore al merito "SpotPolitik. Perché la casta non sa comunicare" dell'aca-blogger di fiducia e autrice Giovanna Cosenza (2012, VIII-207 p., brossura Editore Laterza (collana Saggi tascabili Laterza)). Un testo analitico e robusto, ricchissimo di spunti radiali, mai eccessivo, sicuramente dialogico e fonte del "ragionare bene per agire meglio". Qui il link alla mia recensione.
Un altro testo sta attendendo recensione. Si tratta di "Ontologia" di Maurizio Ferraris, 2003, 172 p., Editore Alfredo Guida (collana Parole chiave della filosofia), un testo brevissimo, con antologia di testi inclusa, che si difende stramaledettamente bene tra le varie (molto lunghe) introduzioni all'Ontologia scritte dai filosofi più disparati. Un manualetto che, se fossi discente in filosofia, mi porterei ben stretto nella tasca interna della giacca (è davvero un tascabile alto e 'stretto'!) o terrei con cura nel cassetto degli 'indispensabili'.
E' un testo-guida che merita... ma ne scriverò un'altra volta.
Buona domenica!
Il primo è "Una brevissima introduzione alla filosofia", di Thomas Nagel (Edizione 2009 Il Saggiatore Tascabili (collana Saggi), XVI-119 p., brossura, traduttore Bestente S.), un testo che mi ha deluso, sebbene l'autore, nella stragrande maggioranza degli altri suoi testi che ho letto, si sia sempre rivelato un divulgatore ed un ragionatore eccezionale. Qui c'è il link alla mia recensione.
Qui, invece, in formato PDF (attenti alle pagine stampate a zigzag!) potete leggere la prefazione e l'introduzione al testo.
Il secondo è un testo che aleggia e veleggia da tempo in questo e in molti altri blog, nonché fuori dalla rete e via aleggiando, e cioè il cinque stelle con onore al merito "SpotPolitik. Perché la casta non sa comunicare" dell'aca-blogger di fiducia e autrice Giovanna Cosenza (2012, VIII-207 p., brossura Editore Laterza (collana Saggi tascabili Laterza)). Un testo analitico e robusto, ricchissimo di spunti radiali, mai eccessivo, sicuramente dialogico e fonte del "ragionare bene per agire meglio". Qui il link alla mia recensione.
Un altro testo sta attendendo recensione. Si tratta di "Ontologia" di Maurizio Ferraris, 2003, 172 p., Editore Alfredo Guida (collana Parole chiave della filosofia), un testo brevissimo, con antologia di testi inclusa, che si difende stramaledettamente bene tra le varie (molto lunghe) introduzioni all'Ontologia scritte dai filosofi più disparati. Un manualetto che, se fossi discente in filosofia, mi porterei ben stretto nella tasca interna della giacca (è davvero un tascabile alto e 'stretto'!) o terrei con cura nel cassetto degli 'indispensabili'.
E' un testo-guida che merita... ma ne scriverò un'altra volta.
Buona domenica!
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martedì 25 ottobre 2011
LA GOVERNANCE E GLI ASSETTI ORGANIZZATIVI DELLE UNIVERSITÀ NELLA LEGGE N. 240/2010: L'AUTONOMIA ALLA PROVA DEL CAMBIAMENTO
Segnalo un articolo davvero interessante e redatto con cura ed intelligenza da Gianfranco Berardi, Segretario Amministrativo del Dipartimento di Chimica dell'Università Aldo Moro di Bari ed esperto di dinamiche aziendali in ambito pubblico e privato.
Abstract:
Tra i principali obiettivi della legge n. 240/2010 vi è quello di innovare i sistemi di governo e gli assetti organizzativi delle università, che hanno mostrato nel tempo evidenti limiti strutturali. L’articolo si propone di interpretare il nuovo quadro normativo secondo i paradigmi teorici delle discipline aziendali, evidenziando le principali problematiche connesse alla sua applicazione nelle diverse realtà del settore. Dall’analisi sviluppata si evince come le disposizioni dettate dal legislatore costituiscano solo un primo passo verso la riforma auspicata, la cui concreta attuazione, demandata alle scelte autonome dei singoli atenei, presenta criticità rilevanti, legate soprattutto al substrato organizzativo-culturale delle università, e dipenderà dalla capacità, che queste ultime avranno, di adeguare i propri assetti istituzionali al nuovo e più complesso ruolo assunto nella società della conoscenza. I processi di modifica statutaria degli atenei, che stanno giungendo a conclusione, forniranno le prime risposte al riguardo, indicando come l’autonomia universitaria sarà stata in grado di interpretare le esigenze di cambiamento del sistema.
Link all'articolo (scaricabile full text, PDF).
Abstract:
Tra i principali obiettivi della legge n. 240/2010 vi è quello di innovare i sistemi di governo e gli assetti organizzativi delle università, che hanno mostrato nel tempo evidenti limiti strutturali. L’articolo si propone di interpretare il nuovo quadro normativo secondo i paradigmi teorici delle discipline aziendali, evidenziando le principali problematiche connesse alla sua applicazione nelle diverse realtà del settore. Dall’analisi sviluppata si evince come le disposizioni dettate dal legislatore costituiscano solo un primo passo verso la riforma auspicata, la cui concreta attuazione, demandata alle scelte autonome dei singoli atenei, presenta criticità rilevanti, legate soprattutto al substrato organizzativo-culturale delle università, e dipenderà dalla capacità, che queste ultime avranno, di adeguare i propri assetti istituzionali al nuovo e più complesso ruolo assunto nella società della conoscenza. I processi di modifica statutaria degli atenei, che stanno giungendo a conclusione, forniranno le prime risposte al riguardo, indicando come l’autonomia universitaria sarà stata in grado di interpretare le esigenze di cambiamento del sistema.
Link all'articolo (scaricabile full text, PDF).
sabato 16 aprile 2011
LA NATURA DELLA TECNOLOGIA
Così, a pagina 5 dell'edizione italiana, Brian Arthur ci racconta di due pulsioni, speranza e fiducia, entrambi forti, che stanno "definendo l'epoca presente più di ogni altra cosa".
Un'epoca ricca di tecnologia. Però sappiamo davvero poco su di essa. "Manca", scrive l'autore, "una teoria della tecnologia, manca la '-logia' della tecnologia". Con questa assenza entriamo nel testo.
Un testo in cui l'autore procede con uno stile serrato, ripetendo e chiarendo ogni concetto, ogni parola; affrontando sistematicamente ogni zona d'ombra, eliminando quante più ambiguità possibili che potrebbero emergere da ogni passaggio. E scrive avanzando con passi metodici e autorevoli nel dis-piegare la struttura e i principi alla base di quel termine e fenomeno difficile da "raccontarsi" che è la tecnologia. La lettura è piacevole, perché ricchissima di esempi pertinenti e illuminanti, e fluisce sì basandosi sulla ripetizione, per mezzo della quale ogni capitolo è concatenato al seguente, ma è una ripetizione con variazione, una sorta di 'Bolero letterario' che estrae dal cappuccio magico di un prestigiatore della divulgazione scientifica una serie di conoscenze sulla tecnologia che, scrive l'autore, "è troppo importante per essere lasciata agli esperti".
Un testo in cui l'autore procede con uno stile serrato, ripetendo e chiarendo ogni concetto, ogni parola; affrontando sistematicamente ogni zona d'ombra, eliminando quante più ambiguità possibili che potrebbero emergere da ogni passaggio. E scrive avanzando con passi metodici e autorevoli nel dis-piegare la struttura e i principi alla base di quel termine e fenomeno difficile da "raccontarsi" che è la tecnologia. La lettura è piacevole, perché ricchissima di esempi pertinenti e illuminanti, e fluisce sì basandosi sulla ripetizione, per mezzo della quale ogni capitolo è concatenato al seguente, ma è una ripetizione con variazione, una sorta di 'Bolero letterario' che estrae dal cappuccio magico di un prestigiatore della divulgazione scientifica una serie di conoscenze sulla tecnologia che, scrive l'autore, "è troppo importante per essere lasciata agli esperti".
Brian Arthur è un ingegnere appassionato, che ha la capacità di stupirsi di fronte a ciò che evolve intorno, al mondo che muta, tra l'altro in simbiosi con una entità, la tecnologia, che è davvero complicato capire nell'essenza. E Brian Arthur è uno scrittore maledettamente bravo a riconoscere lo stupore e da quello a stupirci, con un saggio moderato, ma perentorio, potente, culturalmente radicale ed innovante. Non solo per la tecnologia in sé, che è oggetto del libro. Ma per il metodo che insegna: per studiare e per poi chiarire a se stessi e divulgare. Per il rigore cercato in ogni istante, il filo del discorso sempre teso, mai lasco, che trasforma la lettura in prima conoscenza e che, posato il libro, ti lascia la mente aperta alla scoperta e uno sguardo nuovo. Tecnologia della mente allo stato puro.
Se questo è lo stile, che si fonde con il contenuto del testo, quest'ultimo mira a definire la tecnologia, a spiegarne la nascita e, quando è il caso, l'evoluzione. Non è roba da poco. Dietro c'è un'immensa esperienza e altrettanto vasta cultura. Qui provo a dire qualcosa su quanto scritto dall'autore, limitandomi ai punti principali e alle modalità fondamentali del suo narrare... il piacere della scoperta sta nel leggere, confrontare, confutare, apprendere...
La tecnologia nasce quando si riesce ad imbrigliare dei fenomeni naturali. Di fatto, nulla è più 'naturale' della tecnologia. La quale, tuttavia, non emerge dal nulla, ma ha un suo ciclo di esistenza: ed occorre comprenderlo.
Scrive l'autore a pagina 16: "E' mia intenzione cominciare "da zero", senza dare nulla per scontato a proposito della tecnologia. Costruirò la mia argomentazione pezzo per pezzo, a partire da tre principi fondamentali: [...] le tecnologie, tutte, sono combinazioni; [...] ogni componente di una data tecnologia è in sé una tecnologia; [...] tutte le tecnologie imbrigliano, o catturano se si preferisce, e sfruttano qualche effetto o fenomeno naturale, e di solito più di uno". Tolgo subito ogni dubbio al lettore accorto: saranno anche "principi", ma l'autore non lascerà il primo e il secondo capitolo senza prima averli spiegati, discussi, dimostrati uno per uno. E' il bello di questo saggio: nel limite, non è ideo-logico, ma logico.
Partendo da zero, Brian Arthur inizia a delimitare l'oggetto di indagine con delle definizioni, tutte descritte e circoscritte; poi illustra il metodo che seguirà nel testo, ed alcuni attrezzi utili tanto in ingegneria quanto in letteratura, per non dire nella vita quotidiana! Alcuni concetti-metodo ricorrenti saranno la 'ricorsività', la 'ri-configurabilita', 'modularità', 'architettura operativa', 'principio combinatorio', 'auto-similarità'... e via dicendo.
Io riassumo sostenendo che, banalmente, ci sono due modi per analizzare i fenomeni o gli oggetti.
Il primo consiste nell'analizzare, cioè scomporre il fenomeno o l'oggetto, al fine di ridurlo alle componenti minime, nelle quali l'analisi si risolve e si conclude, fornendo una fenomenologia precisa e monadica del componente.
Il secondo consiste nell'analizzare, cioè scomporre il fenomeno o l'oggetto, in parti minime, al fine di ricondurle in una più ampia rete di relazioni entro cui i componenti, così artificiosamente separati, si ricollocano per dare il senso del fenomeno o dell'oggetto che li comprende, senso che è ulteriore rispetto alla sommatoria dei sensi delle parti minime prese a sé stanti, senza l'immersione "nelle relazioni".
Ecco, Brian Arthur segue la seconda via: un'analisi estrema e dettagliata del componente una struttura per comprendere l'organizzazione della struttura, il suo nascere ed il suo evolversi. L'analisi è graduale, prevede delle intra-strutture che informano le strutture al livello superiore: è il caso dei "domini tecnologici" definiti dall'autore quali raggruppamenti, corpi di tecnologie. Combinando e ricombinando domini, intersecandoli, la tecnologia cambia. Nel processo storico, medesime funzioni possono essere riformulate in domini diversi: questo è il nocciolo dell'innovazione. Innovare è spesso 'ricollocare' in mondi possibili diversi.
Riconciliando la prospettiva di ricerca analitica e relazionale con il tempo, quello storico, in cui la tecnologia è apparsa o appare, ecco che le categorie ideologiche alla base di una vasta serie di studi sulla tecnologia si sciolgono in determinazioni coerenti e sensate che considerano l'economia e le vicissitudini sociali e culturali di un'epoca, non potendo da queste ultime prescindere (un dominio è sempre collocato).
La storia rientra in campo, laddove l'analisi a-storica e a-settica della tecnologia come "essenza dello sviluppo" l'aveva cacciata. E ci rientra non più come teleo-storia e determinismo storico, come freccia del mutamento lineare diretta al futuro, movente in sé e per sé le "umane sorti progressive"; bensì come contesto entro cui un fenomeno quale la tecnologia può trovare il modo di svilupparsi. Così come si possono sviluppare, entro il mondo storico, altre forme espressive umane quali l'arte o il racconto (di fatto anch'esse, per parte loro, sono tecnologie). O i mutamenti del pianeta e di ciò che sta intorno.
Il contesto, che include storia e società, è ciò che consente il fermentare di una serie di idee e di focalizzazioni su aspetti della natura, che costituisce il terreno (potenzialmente) fecondo in cui alcune tecnologie sono 'pronte' a nascere. L'autore precisa bene che la nascita non comporta un impatto netto ed immediato sul circostante: come una sorta di tecno-neotenia, anche la tecnologia, per sopravvivere e, se è il caso, evolvere, deve intrecciarsi con le esigenze ed i bisogni del tempo storico, che accompagna ogni tecnologia verso il proprio destino: la diffusione ed il perfezionamento o la morte.
L'economia è legata a filo doppio con la tecnologia: non esiste una direzione univoca, una sorta di determinismo ora tecno-guidato, ora eco(normo)-guidato. Piuttosto c'è un reciproco rinforzo che attua modificazioni radicali solo quando si raggiunge una massa critica di sapere e di applicazione tecnologica tale da potersi confrontare con la massa di informazioni e pratiche di una economia, localizzata e, inutile dirlo, storicamente individuata.
Come enuncia felicemente l'autore, "i diversi elementi dell'economia (industrie, aziende e prassi commerciali) non adottano il nuovo dominio [tecnologico], piuttosto lo incontrano. Da questo incontro nascono nuovi processi, nuove tecnologie e nuove industrie" (p.134). Per comprendere il nesso tra economia e tecnologia occorre prendere atto che, in quanto artefatto complesso, l’innovazione tecnologica va oltre l’intenzionalità dei singoli agenti. Il che, ricorda l’economista Cristiano Antonelli nell’introduzione italiana al testo, “permette di arricchire sostanzialmente l’intuizione arrowiana e fornisce un contesto entro il quale l’analisi dell’innovazione tecnologica come forma specifica di azione economica può progredire significativamente”, nonché consente di “afferrare appieno il motore basilare dell’interazione dinamica e autosostenuta fra tecnologia ed innovazione”. È la presa di consapevolezza che il determinismo tecnologico non è in grado di comprendere il ruolo degli agenti innovatori in economia, né è lecito estraniarli nei sistemi predittivi dell’intersezione tra domanda ed offerta. Non si può più accettare che, nell’analisi economica, la tecnologia sia un fattore esogeno. Essa è piuttosto (anche) il prodotto dell’azione economica. Si apre un mondo nuovo…
Tanti altri spunti emergono dal testo, ma è ora di congedarci. Con una specie di sillogismo.
Sintetizza infatti Brian Arthur: "Ogni mezzo per raggiungere uno scopo è una tecnologia".
L'autore si è riproposto di diffondere presso il più ampio pubblico il proprio discorso sulla tecnologia, sulla sua natura ed evoluzione (lo scopo). Il libro (il mezzo) è quindi tecnologia. Che evolve.
Sintetizza infatti Brian Arthur: "Ogni mezzo per raggiungere uno scopo è una tecnologia".
L'autore si è riproposto di diffondere presso il più ampio pubblico il proprio discorso sulla tecnologia, sulla sua natura ed evoluzione (lo scopo). Il libro (il mezzo) è quindi tecnologia. Che evolve.
Voi l'avete letto cartaceo o in edizione digitale? ;-)
martedì 8 marzo 2011
PIAZZA STATUTO
"Per discutere del futuro dell'Università!"
In un momento importante - e per molti versi difficile - dell'università italiana (e non solo), questo sito si pone l'obiettivo di favorire una discussione aperta e trasparente sull'università del futuro.
Una discussione importante in generale, soprattutto per società come quelle europee che amano definirsi "della conoscenza", ma ancor più in questo momento, a valle dell'approvazione della legge Gelmini e nel pieno delle discussioni dei nuovi Statuti di Ateneo. I tempi stretti previsti dalla legge, infatti, stanno limitando drasticamente e quasi ovunque quella discussione di ampio respiro, quasi costituente, che dovrebbe aver luogo prima di qualsiasi lavoro su specifiche forme di Statuto.
Questo sito vuole dare un contributo - certamente modesto, ma, si spera, tangibile e tempestivo - per favorire un pubblico dibattito su quale università vogliamo per i prossimi vent'anni - prima che le commissioni "statuto" entrino nel vivo dei loro lavori.
La forma scelta per animare "Piazza Statuto" è il saggio breve. L'ispirazione - nulla di più - è fornita dai "Federalist Papers" americani, ovvero, gli 85 saggi che Hamilton, Jay e Madison scrissero su due giornali di New York tra ottobre 1787 and agosto 1788 per discutere pubblicamente della costituzione USA. Rispetto ai Federalist Papers le differenze sono ovviamente innumerevoli, tra cui:
- chiunque si ritenga un portatore di interesse rispetto all'università può contribuire;
- l'uso del web invece che dei giornali, con risultante maggiore interattività (per esempio commentando i singoli articoli sul sito);
- testi più brevi, ovvero, tendenzialmente sotto i 5.000 caratteri.
Per chi desiderasse contribuire, maggiori informazioni sono disponibili nella sezione Come contribuire.
I curatori del sito prendono l'impegno di favorire una discussione la più ampia e inclusiva possibile, senza preclusioni o preferenze di sorta.
Infine, qualche parola su chi promuove questa iniziativa: Juan Carlos De Martin, Carlo Olmo, Mario Calderini e Maurizio Ferraris insegnano rispettivamente al Politecnico e all'Università di Torino (Ferraris). Il loro impegno per "Piazza Statuto" è puramente a titolo personale e volontario, con l'unico obiettivo di favorire un dialogo che si spera possa risultare utile non solo agli Atenei di appartenenza, ma anche alla comunità accademica nazionale e al paese.
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venerdì 18 febbraio 2011
LETTERATURA E DINTORNI - dal Blog di Giovanna Cosenza
Narrazioni in rete (formato PDF).
"Le tecnologie digitali hanno moltiplicato le occasioni di scrittura. Una volta scriveva abitualmente solo chi faceva un certo mestiere: il giornalista, l’insegnante, il redattore, lo scrittore; o chi era motivato da passioni personali: pensiamo agli epistolari degli amici e innamorati lontani, ai diari che alcuni tenevano nel cassetto. Oggi – almeno nei paesi ricchi del mondo – tutti scrivono in continuazione, sia nella vita privata che al lavoro: come minimo mail e SMS, in molti casi messaggi chat e messenger, spesso anche testi da pubblicare sul web.
Inoltre, oggi un numero sempre maggiore di persone hanno un blog individuale o contribuiscono al blog collettivo di qualche associazione, azienda, ente pubblico" (cit. da testo, Giovanna Cosenza).
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domenica 14 novembre 2010
DESIGN ECOSISTEMICO
Ecco invece il link alla recensione del testo, Slow Food Editore, "Design Sistemico. Progettare la sostenibilità produttiva e ambientale", a cura di Luigi Bistagnino, professore ordinario di Disegno Industriale presso la Prima Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino. Il testo è pregevole tanto per la grafica radiale e cognitivamente evoluta per evidenziare le interconnessioni di processo, quanto perché si rivela un manuale operativo nel senso puro del termine: fornisce indicazioni per operare, per mettersi al lavoro, progettando prodotti ecosostenibili e fonti di ricchezza e di lavoro per il territorio, senza depauperarne la ricchezza intrinseca. Dal modello di produzione lineare a quello complesso, il testo ri-afferma la necessità di nuovi, concreti, operativi, punti di vista, sotto lo sguardo dei quali lo scarto può essere ricco di valore aggiunto ed energia e, quindi, lungi dall'essere fonte di un problema di un processo lineare (lo smaltimento, per esempio) diventa l'input di un processo metabolico complesso, che consente la nascita di nuove attività (si vedano i diversi appunti sui sistemi autopoietici e sulla non linearità in questo blog).
Vale la pena leggerlo, per criticare in modo scientifico tanto gli ecologisti ingenui che rovinano la loro 'sentita' missione con cavolate prive di senso analitico dei problemi, quanto gli strenui oppositori dello sviluppo sostenibile, che vantano, per lo più, evidenze economiche che, in alcuni casi, non reggono l'evidenza empirica (nel testo sono presentati numerosi casi di studio realizzati, con rilevazione dell'EBT -Earning Before Taxation- e i delta di posti lavoro, positivi....).
Link utili:
Corso di Laurea Magistrale in Eco-Design, I° Facoltà di Architettura, Politecnico di Torino
Corso di Studi in Disegno Industriale
Sito del libro "Design Ecosistemico"
Vale la pena leggerlo, per criticare in modo scientifico tanto gli ecologisti ingenui che rovinano la loro 'sentita' missione con cavolate prive di senso analitico dei problemi, quanto gli strenui oppositori dello sviluppo sostenibile, che vantano, per lo più, evidenze economiche che, in alcuni casi, non reggono l'evidenza empirica (nel testo sono presentati numerosi casi di studio realizzati, con rilevazione dell'EBT -Earning Before Taxation- e i delta di posti lavoro, positivi....).
Link utili:
Corso di Laurea Magistrale in Eco-Design, I° Facoltà di Architettura, Politecnico di Torino
Corso di Studi in Disegno Industriale
Sito del libro "Design Ecosistemico"
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martedì 17 agosto 2010
LE FONDAZIONI
... nascita e gestione ... di Davide Guzzi.
Quello di Davide Guzzi è essenzialmente un manuale introduttivo al tema, in sé amplissimo, delle Fondazioni. E' un manuale sintetico per inquadrare in modo semplice le fondazioni negli istituti del nostro diritto e per individuarne le peculiarità (di fatto legate allo 'scopo' per cui una fondazione esiste).
Il manuale si suddivide in due sezioni:
1 - creare una fondazione
2 - gestire una fondazione
Nella prima parte, l'autore propone un breve excursus storico sull'origine delle fondazioni, sul terzo settore in generale, sulle tipologie di istituti a quest'ultimo collegati, fornendo alcuni cenni al concetto di filantropia, all'ambiente in cui si sviluppa, per poi concentrarsi sugli atti pratici per costituire una fondazione.
Nella seconda parte ci si sofferma sugli strumenti che una fondazione può adottare per sopravvivere e raggiungere i propri scopi statutari. E' un manuale introduttivo, ripeto, pertanto si fanno cenni alle principali strategie gestionali, al ruolo del patrimonio e sua utilizzazione/conservazione, alle molteplici organizzazioni possibili per la fondazione, in rapporto ai diversi stakeholder o shareholders con cui si confronta. Una parte interessante, perché semplificata al massimo, è quella su contabilità e budget che, in chiave comparativa con le imprese for profit, specifica il senso dei differenti approcci contabili che nel tempo le organizzazioni not for profit, e tra queste le fondazioni, hanno assunto. Infine si introduce una sezione sul fund raising e sul marketing not for profit, che però prescinde dal contesto attuale dei nuovi media e della emergente società della conoscenza.
Di fatto, questo è l'ennesimo aggiornamento (sesta edizione) di un manuale che ha scopi operativi e pratici e che in nessun modo pretende di offire qualcosa di più delle essenziali nozioni giuridiche e fiscali, organizzative ed ambientali, necessarie per approcciarsi, in modo chiaro, al tema delle fondazioni. Peraltro alcuni spunti interessanti ed acuti sull'opportunità o meno di alcune scelte emergono nelle note a pié pagina.
Il testo si legge in mezza giornata, è lessicamente semplice anche nel trattare argomenti tipicamente espressi in gergo tecnico/burocratico (un pregio), è abbastanza aggiornato (anche se ci sono lacune qua e là dovute ad una non attenta rilettura di tutto il materiale).
Quel che non sopporto, non tollero e che mi esaspera di questo testo e di altri testi della stessa casa editrice (con cui ho una certa familiarità, avendone parecchi che mi sono serviti per contabilità, bilancio, principi contabili, partita doppia, economia aziendale, tanto per citare alcuni settori e non tutti), è l'immane numero di errori tipografici ed ortografici (per lo meno, in questo, non grammaticali, come invece in altri della stessa collana) disseminati per tutto il testo, specie nelle note. Ne ho contati più di 170 per 269 pagine, poi mi sono veramente stufato. Basterebbe una rilettura prima di mandare in stampa per evitare note disperse, periodi ripetuti (il cut© di Word!), parole monche, accenti sbagliati, e una accozzaglia di fastidiosissimi refusi editoriali.
Per chi come me, in testi sempre acquistati originali, ha investito ormai circa 20 anni di risorse, e per tutti i lettori cui, da parte dell'editore, si chiede il rispetto che in pratica consiste nel non fotocopiare, una MINIMA lettura prima di mandare in stampa i testi è il sine qua non per un rapporto fiduciario comune. Punto.
N.B.: vero, potrei non acquistare altri testi da questo editore o fotocopiarli, ma non è questo il punto. Gli autori sono infatti competenti e ben spiegata è in genere la materia oggetto dei testi, il che dovrebbe stimolare l'editore a migliorare anche il, chiamiamolo così?, "dettaglio"...proverò a contattarli per segnalare la cosa.
Quello di Davide Guzzi è essenzialmente un manuale introduttivo al tema, in sé amplissimo, delle Fondazioni. E' un manuale sintetico per inquadrare in modo semplice le fondazioni negli istituti del nostro diritto e per individuarne le peculiarità (di fatto legate allo 'scopo' per cui una fondazione esiste).
Il manuale si suddivide in due sezioni:
1 - creare una fondazione
2 - gestire una fondazione
Nella prima parte, l'autore propone un breve excursus storico sull'origine delle fondazioni, sul terzo settore in generale, sulle tipologie di istituti a quest'ultimo collegati, fornendo alcuni cenni al concetto di filantropia, all'ambiente in cui si sviluppa, per poi concentrarsi sugli atti pratici per costituire una fondazione.
Nella seconda parte ci si sofferma sugli strumenti che una fondazione può adottare per sopravvivere e raggiungere i propri scopi statutari. E' un manuale introduttivo, ripeto, pertanto si fanno cenni alle principali strategie gestionali, al ruolo del patrimonio e sua utilizzazione/conservazione, alle molteplici organizzazioni possibili per la fondazione, in rapporto ai diversi stakeholder o shareholders con cui si confronta. Una parte interessante, perché semplificata al massimo, è quella su contabilità e budget che, in chiave comparativa con le imprese for profit, specifica il senso dei differenti approcci contabili che nel tempo le organizzazioni not for profit, e tra queste le fondazioni, hanno assunto. Infine si introduce una sezione sul fund raising e sul marketing not for profit, che però prescinde dal contesto attuale dei nuovi media e della emergente società della conoscenza.
Di fatto, questo è l'ennesimo aggiornamento (sesta edizione) di un manuale che ha scopi operativi e pratici e che in nessun modo pretende di offire qualcosa di più delle essenziali nozioni giuridiche e fiscali, organizzative ed ambientali, necessarie per approcciarsi, in modo chiaro, al tema delle fondazioni. Peraltro alcuni spunti interessanti ed acuti sull'opportunità o meno di alcune scelte emergono nelle note a pié pagina.
Il testo si legge in mezza giornata, è lessicamente semplice anche nel trattare argomenti tipicamente espressi in gergo tecnico/burocratico (un pregio), è abbastanza aggiornato (anche se ci sono lacune qua e là dovute ad una non attenta rilettura di tutto il materiale).
Quel che non sopporto, non tollero e che mi esaspera di questo testo e di altri testi della stessa casa editrice (con cui ho una certa familiarità, avendone parecchi che mi sono serviti per contabilità, bilancio, principi contabili, partita doppia, economia aziendale, tanto per citare alcuni settori e non tutti), è l'immane numero di errori tipografici ed ortografici (per lo meno, in questo, non grammaticali, come invece in altri della stessa collana) disseminati per tutto il testo, specie nelle note. Ne ho contati più di 170 per 269 pagine, poi mi sono veramente stufato. Basterebbe una rilettura prima di mandare in stampa per evitare note disperse, periodi ripetuti (il cut© di Word!), parole monche, accenti sbagliati, e una accozzaglia di fastidiosissimi refusi editoriali.
Per chi come me, in testi sempre acquistati originali, ha investito ormai circa 20 anni di risorse, e per tutti i lettori cui, da parte dell'editore, si chiede il rispetto che in pratica consiste nel non fotocopiare, una MINIMA lettura prima di mandare in stampa i testi è il sine qua non per un rapporto fiduciario comune. Punto.
N.B.: vero, potrei non acquistare altri testi da questo editore o fotocopiarli, ma non è questo il punto. Gli autori sono infatti competenti e ben spiegata è in genere la materia oggetto dei testi, il che dovrebbe stimolare l'editore a migliorare anche il, chiamiamolo così?, "dettaglio"...proverò a contattarli per segnalare la cosa.
domenica 15 agosto 2010
OLTRE L'ABISSO
...ogni errore di pensiero porta a errori di azione che possono aggravare i pericoli che si vogliono combattere... di Edgar Morin.
Questa raccolta di articoli che Morin ha scritto tra il 2001 e il 2007 ha per filo rosso l'intreccio di alcuni dei temi cari all'autore, contestualizzati, però, in riferimento ad accadimenti storici dell'epoca indicata.
Siamo dopo il crollo delle Torri Gemelle, nel mezzo della lotto contro il terrorismo internazionale, all'avvicinarsi della crisi economica che esploderà poco dopo la fine del 2007, nella melma di un mancato sviluppo per molti ex stati-nazione, con aumento di poverà fisica e culturale, e in assenza, sostiene Morin, di buone prospettive per il futuro.
Lo sguardo pessimistico è però rovesciato, come è tipico nell'attitudine al pensiero complesso dell'autore, nel suo opposto: dall'abisso trarre indicazioni concrete, non meri appelli filosofici, per guardare verso l'alto, cioé verso il futuro del sistema ecologico umano, oltre la barbarie, verso una società-mondo che consenta all'umanità tutta, insieme ed inseparabilmente, di sopravvivere, vivere ed umanizzarsi.
Ogni capitolo è un articolo a sé, dove Morin svolge la propria riflessione su un aspetto di osservazione della realtà che è, naturalmente, sempre messo in rete in una visione globale, la sola, crede Morin, in grado di non asservire la parcellizzazione dei saperi e degli esseri umani, garantendo invece una nuova ri-conciliazione con il tutto e con le diverse genti sul pianeta. Non una ri-conciliazione utopica, tutt'altro. Una ri-conciliazione concreta, fondata sull'azione politica, sull'istruzione, sui micro-comportamenti quotidiani, sul controllo dell'attività degli Stati, in forme riconducibili, di per sé, al punto centrale già più volte commentato scrivendo di Morin: il pensiero complesso come strumento operativo per una nuova 'politica di civiltà' o antropolitica.
Con questo termine, per dirla in pochissime parole, Morin intende il recupero di tutte le conquiste della società occidentale, attraverso una rielaborazione non solo quantitativa e schiava del progresso tecno-logico, ma qualitativa, aperta all'essere, agli esseri viventi, tutti invitati a godere dei diritti e delle opportunità che essa, nei secoli, ha potuto creare.
L'antropolitica nasce dove l'uomo Occidentale finisce. Nel senso che nasce dalla presa di consapevolezza dell'incertezza e dalla fallibilità intrinseca alla sequenza 'progressista' scienza-tecnica-economia-profitto, e della improbabilità della stessa radice 'progresso'. L'antropolitica include l'Oriente e tutti i continenti: non è Europo-centrica, Asio-centrica, Americo-centrica, e via dicendo, perché è planetaria; il proprio orizzonte è Gaia, Terra-Madre, lo spazio della fisica, della biologia e delle scienze sociali, trio che, lungi dall'essere solo la somma di strati distinti, costituisce un fenomeno emergente nuovo, che è l'eco-socio-sistema uomo. Da questo punto di vista, l'imperativo è collegare.
Scritto questo, il testo è una felice composizione di pensieri e riflessioni contestualizzate, in cui ruolo primario ha, tra le altre cose, la riforma dell'educazione e delle modalità di pensiero, che presuppone un abbandono della compartimentazione disciplinare (anche nella politica, nell'azione degli stessi governi, a partire dagli Stati Uniti, da Israele, dal contesto Arabo-Islamico, ...), nel nome di una com-prensione più sintetica, forse, ma sicuramente più sfaccettata ed efficace. La com-prensione (il "prendere in sé", anzi "con sé") dei problemi, la loro com-unicazione (il "metterli in comune," al di là delle diversità di lingue o culture), al fine di una loro, pur improbabile, ri-soluzione (una soluzione nuova, aperta, che ri-genera lo stato delle cose).
Credo che il capitolo più bello, più intenso, sia quello dal titolo "Realismo e utopia", in quanto in esso più chiaramente emerge la passione di Morin per quanto si sente in dovere di dire, di scrivere, di comunicare, per partecipare della sua natura propriamente umana, per contribuirvi. Il capitolo, in francese, si può trovare anche in "Diogène", n.209, 2005, Goux, Jean-Joseph, Presses Universitaires De France (Puf), Réalisme et utopie.
Per concludere, "dobbiamo cambiare strada, abbiamo bisogno di un nuovo inizio. La frase di Heidegger deve suonare come un appello: L'origine non è dietro di noi, è davanti a noi" (Vers l'abîme?, Le Monde, 1 gennaio 2003).
Ecco il contenuto del testo:
Prefazione all'edizione italiana di Bianca Spadolini
Verso l'abisso?
La crisi della modernità
Oltre i Lumi
La sfida della globalità
Emergenza della società-mondo
La cultura e la globalizzazione nel XXI secolo
Società-mondo contro terrore-mondo
Realismo e utopia
L'origine è davanti a noi
Verso l'abisso? (conclusione, molto attuale!)
Questa raccolta di articoli che Morin ha scritto tra il 2001 e il 2007 ha per filo rosso l'intreccio di alcuni dei temi cari all'autore, contestualizzati, però, in riferimento ad accadimenti storici dell'epoca indicata.
Siamo dopo il crollo delle Torri Gemelle, nel mezzo della lotto contro il terrorismo internazionale, all'avvicinarsi della crisi economica che esploderà poco dopo la fine del 2007, nella melma di un mancato sviluppo per molti ex stati-nazione, con aumento di poverà fisica e culturale, e in assenza, sostiene Morin, di buone prospettive per il futuro.
Lo sguardo pessimistico è però rovesciato, come è tipico nell'attitudine al pensiero complesso dell'autore, nel suo opposto: dall'abisso trarre indicazioni concrete, non meri appelli filosofici, per guardare verso l'alto, cioé verso il futuro del sistema ecologico umano, oltre la barbarie, verso una società-mondo che consenta all'umanità tutta, insieme ed inseparabilmente, di sopravvivere, vivere ed umanizzarsi.
Ogni capitolo è un articolo a sé, dove Morin svolge la propria riflessione su un aspetto di osservazione della realtà che è, naturalmente, sempre messo in rete in una visione globale, la sola, crede Morin, in grado di non asservire la parcellizzazione dei saperi e degli esseri umani, garantendo invece una nuova ri-conciliazione con il tutto e con le diverse genti sul pianeta. Non una ri-conciliazione utopica, tutt'altro. Una ri-conciliazione concreta, fondata sull'azione politica, sull'istruzione, sui micro-comportamenti quotidiani, sul controllo dell'attività degli Stati, in forme riconducibili, di per sé, al punto centrale già più volte commentato scrivendo di Morin: il pensiero complesso come strumento operativo per una nuova 'politica di civiltà' o antropolitica.
Con questo termine, per dirla in pochissime parole, Morin intende il recupero di tutte le conquiste della società occidentale, attraverso una rielaborazione non solo quantitativa e schiava del progresso tecno-logico, ma qualitativa, aperta all'essere, agli esseri viventi, tutti invitati a godere dei diritti e delle opportunità che essa, nei secoli, ha potuto creare.
L'antropolitica nasce dove l'uomo Occidentale finisce. Nel senso che nasce dalla presa di consapevolezza dell'incertezza e dalla fallibilità intrinseca alla sequenza 'progressista' scienza-tecnica-economia-profitto, e della improbabilità della stessa radice 'progresso'. L'antropolitica include l'Oriente e tutti i continenti: non è Europo-centrica, Asio-centrica, Americo-centrica, e via dicendo, perché è planetaria; il proprio orizzonte è Gaia, Terra-Madre, lo spazio della fisica, della biologia e delle scienze sociali, trio che, lungi dall'essere solo la somma di strati distinti, costituisce un fenomeno emergente nuovo, che è l'eco-socio-sistema uomo. Da questo punto di vista, l'imperativo è collegare.
Scritto questo, il testo è una felice composizione di pensieri e riflessioni contestualizzate, in cui ruolo primario ha, tra le altre cose, la riforma dell'educazione e delle modalità di pensiero, che presuppone un abbandono della compartimentazione disciplinare (anche nella politica, nell'azione degli stessi governi, a partire dagli Stati Uniti, da Israele, dal contesto Arabo-Islamico, ...), nel nome di una com-prensione più sintetica, forse, ma sicuramente più sfaccettata ed efficace. La com-prensione (il "prendere in sé", anzi "con sé") dei problemi, la loro com-unicazione (il "metterli in comune," al di là delle diversità di lingue o culture), al fine di una loro, pur improbabile, ri-soluzione (una soluzione nuova, aperta, che ri-genera lo stato delle cose).
Credo che il capitolo più bello, più intenso, sia quello dal titolo "Realismo e utopia", in quanto in esso più chiaramente emerge la passione di Morin per quanto si sente in dovere di dire, di scrivere, di comunicare, per partecipare della sua natura propriamente umana, per contribuirvi. Il capitolo, in francese, si può trovare anche in "Diogène", n.209, 2005, Goux, Jean-Joseph, Presses Universitaires De France (Puf), Réalisme et utopie.
Per concludere, "dobbiamo cambiare strada, abbiamo bisogno di un nuovo inizio. La frase di Heidegger deve suonare come un appello: L'origine non è dietro di noi, è davanti a noi" (Vers l'abîme?, Le Monde, 1 gennaio 2003).
Ecco il contenuto del testo:
Prefazione all'edizione italiana di Bianca Spadolini
Verso l'abisso?
La crisi della modernità
Oltre i Lumi
La sfida della globalità
Emergenza della società-mondo
La cultura e la globalizzazione nel XXI secolo
Società-mondo contro terrore-mondo
Realismo e utopia
L'origine è davanti a noi
Verso l'abisso? (conclusione, molto attuale!)
sabato 14 agosto 2010
LA TESTA BEN FATTA
... riforma dell'insegnamento e riforma del pensiero ... di Edgar Morin.
Il sottotitolo del testo di Morin, include tre parole chiave per interpretrarlo: 'riforma', 'insegnamento', 'pensiero'. E le coimplica: una riforma dell'insegnamento non può aversi senza una riforma del pensiero, e viceversa. Dunque ri-formare, formare 'di nuovo' e 'in modo nuovo' l'insegnamento e il pensiero, è la condizione necessaria per una "testa ben fatta". Ma che cosa significa "una testa ben fatta", definizione mutuata da Montaigne?
Sostiene Morin: "Cosa significa 'una testa ben piena' è chiaro: è una testa nella quale il sapere è accumulato, ammucchiato e non dispone di un principio di selezione e di organizzazione che gli dia senso. Una 'testa ben fatta' significa che invece di accumulare
il sapere è molto più importante disporre allo stesso tempo di:
- un'attitudine generale a porre e a trattare i problemi;
- principi organizzatori che permettano di collegare i saperi e di dare loro senso".
E' una spinta verso il pensiero complesso , che non de-finisce gli in-definibili confini di ogni sapere, in quanto non tutti i saperi sono conclusi in se stessi; ma un pensiero che consente di attraversare i saperi, di dipanare la matassa e la rete di nodi di cui è costituita la conoscenza ("cum-plexo", richiama le idee di nodo, maglia a rete, fili intrecciati o che si incrociano, insomma ciò che è tessuto insieme, ...).
Al centro è l'organizzazione del sapere che, da sapere cumulativo e sprofondato nell'erudizione, deve farsi sapere trasversale, multicentrico, contestulizzato, inter-disciplinare e multi-disciplinare, integrato, messa in relazione e in contesto delle informazioni. Per raggiungere questo fine, Morin individua tre sfide: culturale, sociologica, civica. A dire, brevissimamente, che bisogna ricucire il mondo della cultura, lacerato tra scientifica e umanistica; che informazione-conoscenza-pensiero devono retroagire incessantemente nei rapporti sociali; che il deficit di responsabilità cognitiva, dovuto alla parcellizzazione delle discipline, deve essere colmato dalla pienezza di una responsabilità civile verso la conoscenza, responsabilità che è alla base della democrazia cognitiva di cui Morin ha ragionato in diversi scritti.
Il testo di Morin riprende dunque concetti che l'autore ha elaborato in altre opere, interviste, convegni, ma riporta tali concetti in una forma molto sintetica e molto lineare. E' un testo piacevole da leggere, perché costruito su capitoli brevi, logicamente consequenziali ed espressi con un lessico comprensibile tanto ad un giovane discente, quanto ad un esperto docente.
Si può dire che in esso l'autore esprima un'utopia? Io dico di sì, ma nel senso di Morin, che spesso considera l'utopia come il non-luogo che tutti muove e che si riempe delle ragioni di movimento di ognuno. Quella di Morin è una utopia attualizzata, inserita-nel-mondo, in quanto sì, ancora in-esistente, ma che, proprio per questo motivo, lavorando utopica-mente, può essere fatta e-mergere dal caos e dalla parcellizzazione del sapere, nel nome di una ritrovata missione del docente che, se co-involto nell'impresa, potrà con molta probabilità avvicinare 'utopia' ai luoghi esistenti di apprendimento: gli asili, le scuole, le università.
Non mi dilungo oltre: il testo è bello leggerselo.
Tuttavia cito quanto Morin scrive prima di iniziare il suo discorso: Questo libro si rivolge a tutti e a ciascuno, ma potrà aiutare in particolare gli insegnanti e gli studenti. Mi piacerebbe che questi ultimi, se vi avranno accesso e se l'insegnamento li annoia, li prostra, li opprime o li affligge, potessero utilizzare i miei capitoli per prendere in mano la loro educazione.
Piacerebbe anche a me.
Contenuti:
Indice
Prologo
Cap. 1. Le sfide
Cap. 2. La testa ben fatta
Cap. 3. La condizione umana
Cap. 4. Apprendere a vivere
Cap. 5. Affrontare l'incertezza
Cap. 6. Apprendere a diventare cittadini
Cap. 7. I tre gradi
Cap. 8. Riforma del pensiero
Appendice 1: Inter-poli-trans-disciplinarità
Appendice 2: La nozione di soggetto
Il sottotitolo del testo di Morin, include tre parole chiave per interpretrarlo: 'riforma', 'insegnamento', 'pensiero'. E le coimplica: una riforma dell'insegnamento non può aversi senza una riforma del pensiero, e viceversa. Dunque ri-formare, formare 'di nuovo' e 'in modo nuovo' l'insegnamento e il pensiero, è la condizione necessaria per una "testa ben fatta". Ma che cosa significa "una testa ben fatta", definizione mutuata da Montaigne?
Sostiene Morin: "Cosa significa 'una testa ben piena' è chiaro: è una testa nella quale il sapere è accumulato, ammucchiato e non dispone di un principio di selezione e di organizzazione che gli dia senso. Una 'testa ben fatta' significa che invece di accumulare
il sapere è molto più importante disporre allo stesso tempo di:
- un'attitudine generale a porre e a trattare i problemi;
- principi organizzatori che permettano di collegare i saperi e di dare loro senso".
E' una spinta verso il pensiero complesso , che non de-finisce gli in-definibili confini di ogni sapere, in quanto non tutti i saperi sono conclusi in se stessi; ma un pensiero che consente di attraversare i saperi, di dipanare la matassa e la rete di nodi di cui è costituita la conoscenza ("cum-plexo", richiama le idee di nodo, maglia a rete, fili intrecciati o che si incrociano, insomma ciò che è tessuto insieme, ...).
Al centro è l'organizzazione del sapere che, da sapere cumulativo e sprofondato nell'erudizione, deve farsi sapere trasversale, multicentrico, contestulizzato, inter-disciplinare e multi-disciplinare, integrato, messa in relazione e in contesto delle informazioni. Per raggiungere questo fine, Morin individua tre sfide: culturale, sociologica, civica. A dire, brevissimamente, che bisogna ricucire il mondo della cultura, lacerato tra scientifica e umanistica; che informazione-conoscenza-pensiero devono retroagire incessantemente nei rapporti sociali; che il deficit di responsabilità cognitiva, dovuto alla parcellizzazione delle discipline, deve essere colmato dalla pienezza di una responsabilità civile verso la conoscenza, responsabilità che è alla base della democrazia cognitiva di cui Morin ha ragionato in diversi scritti.
Il testo di Morin riprende dunque concetti che l'autore ha elaborato in altre opere, interviste, convegni, ma riporta tali concetti in una forma molto sintetica e molto lineare. E' un testo piacevole da leggere, perché costruito su capitoli brevi, logicamente consequenziali ed espressi con un lessico comprensibile tanto ad un giovane discente, quanto ad un esperto docente.
Si può dire che in esso l'autore esprima un'utopia? Io dico di sì, ma nel senso di Morin, che spesso considera l'utopia come il non-luogo che tutti muove e che si riempe delle ragioni di movimento di ognuno. Quella di Morin è una utopia attualizzata, inserita-nel-mondo, in quanto sì, ancora in-esistente, ma che, proprio per questo motivo, lavorando utopica-mente, può essere fatta e-mergere dal caos e dalla parcellizzazione del sapere, nel nome di una ritrovata missione del docente che, se co-involto nell'impresa, potrà con molta probabilità avvicinare 'utopia' ai luoghi esistenti di apprendimento: gli asili, le scuole, le università.
Non mi dilungo oltre: il testo è bello leggerselo.
Tuttavia cito quanto Morin scrive prima di iniziare il suo discorso: Questo libro si rivolge a tutti e a ciascuno, ma potrà aiutare in particolare gli insegnanti e gli studenti. Mi piacerebbe che questi ultimi, se vi avranno accesso e se l'insegnamento li annoia, li prostra, li opprime o li affligge, potessero utilizzare i miei capitoli per prendere in mano la loro educazione.
Piacerebbe anche a me.
Contenuti:
Indice
Prologo
Cap. 1. Le sfide
Cap. 2. La testa ben fatta
Cap. 3. La condizione umana
Cap. 4. Apprendere a vivere
Cap. 5. Affrontare l'incertezza
Cap. 6. Apprendere a diventare cittadini
Cap. 7. I tre gradi
Cap. 8. Riforma del pensiero
Appendice 1: Inter-poli-trans-disciplinarità
Appendice 2: La nozione di soggetto
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uomo
giovedì 12 agosto 2010
EDUCARE GLI EDUCATORI
... una riforma del pensiero per la democrazia cognitiva... di Edgar Morin
(a cura di Antonella Martini, traduttrice Elvira Moncada).
La prima parte, "Il Futuro del Mondo", è una intervista, realizzata da Antonella Martini e Fabio Colapaoli nel dicembre 1997, che alterna la sequenza [domanda degli intervistatori] - [segmenti di risposta di Morin] - [esplicazione/commento dei/ai segmenti di risposta di Morin attraverso citazioni dall'opera dello stesso estratte da Antonella Martini] - [segmenti di risposta di Morin] - [nuova domanda degli intervistatori], e così via. Diventa una sorta di narrazione densissima di pensieri che Morin ha sviluppato per decenni. Dalla sentita necessità di superare l'inadeguata forma dello stato nazione, al considerare l'opportunità di un progressivo processo di decentramento decisionale; dalla critica verso le monocolture degli stati sottosviluppati, al sostegno ad alcune forme di de-penalizzazione per sconfiggere il narcotraffico, e via dicendo, l'intervista si trasforma in un blocco di appunti e di collegamenti per potere esercitare il proprio pensiero critico e confrontare la propria opinione con quella espressa da Morin e per seguire le linee di pensiero che sono state tracciate tanto dal pensatore francese, quanto da altri soggetti, i più diversi.
Decido di puntare su due idee, tra le tante proposte.
- Disseminare. Per Morin diviene il compito essenziale per evitare l'atrofizzarsi del pensiero critico; per Morin disseminare è fecondare su un terreno aperto alla complessità, non recintato nella iperspecializzazione dei saperi. E' un ritorno ad una visione sistemica, che consente una democrazia cognitiva, cioé una democratizzazione della conoscenza in grado di ricucire la frattura creatasi tra la (tecno)conoscenza iperspecializzata di pochi e quella a disposizione del cittadino, indispensabile per partecipare alla vita politica e ai processi decisionali che questa comporta.
- Prendere in considerazione la circolarità. Sostiene Morin (Morin, E., 1983, Il metodo. Ordine, disordine e organizzazione, Feltrinelli, Milano, p. 24): "Prendere in esame la circolarità significa [...] aprire la possibilità di un metodo che, facendo interagire i termini che si rinviano l'uno all'altro, diventerebbe produzione, attraverso questi processi e questi scambi, di una conoscenza complessa che comporti la propria riflessività". Circolarità che le Università, sostiene ancora Morin, fanno di tutto per spezzare. Ecco come questo avviene, a detta dell'Autore (op. cit. p. 16): "Ogni neofita che entra nella Ricerca si vede imporre la rinuncia fondamentale alla conoscenza. Lo si convince che l'epoca dei Pico della Mirandola è passata da tre secoli, che ormai è impossibile costituirsi una visione dell'uomo e del mondo insieme. Gli si dimostra che la crescita dell'informazione e la sempre maggiore eterogeneità del sapere superano ogni capacità di immagazzinamento e di trattazione da parte del cervello umano. Gli si assicura che non bisogna lamentarsene, ma felicitarsene. Dovrà quindi dedicare tutta la sua intelligenza ad accrescere quel sapere determinato. Lo si inserisce in una équipe specializzata, e in quest'espressione il termine sottolineato è 'specializzata', non 'équipe'. Ormai specialista, il ricercatore si vede offrire il possesso esclusivo di un frammento del rompicapo la cui visione globale deve sfuggire a tutti e ad ognuno. Eccolo diventato un vero ricercatore scientifico, che opera in funzione di questa idea motrice: il sapere viene prodotto non per essere articolato e pensato, ma per essere capitalizzato ed utilizzato in maniera anonima".
Altro ancora emerge dall'intervista: politica di civilizzazione, riforma del pensiero, fraternità, antropo-etica... tanti spunti che vengono poi rielaborati nella seconda parte del libretto, "Un nuovo pensiero per il terzo millennio". In essa Morin dispiega in modo argomentativo il pensiero che, in nuce, traluce dall'intervista.
La terza parte, "La complessità del pensiero complesso" è un ulteriore commento al pensiero di Morin da parte di Antonella Martini, che elabora alcuni punti centrali del 'lavoro in corso' proprio della ricerca di Morin. Il testo si concentra su una pietra miliare del lavoro del filosofo francese, e cioé individuare una "riforma del pensiero" per uscire dal XX secolo. Tale riforma non può prescindere, secondo Morin, dalla reintroduzione del complesso nel pensiero odierno, al di là di riduzionismi o chiusure disciplinari ed etiche.
La quarta parte, "La riforma del pensiero presuppone una riforma dell'essere", consiste nell'intervista con Edgar Morin tratta da Transversales Science/Culture del dicembre 2001. La riforma dell'essere è la costruzione individuale e collettiva di una nuova auto-critica, un auto-esame, che ha necessariamente bisogno del confronto con gli altri e che eviti che ogni donna e uomo si comporti come un pappagallo che ripete l'input recepito, senza filtri, senza lo sforzo e l'impegno del discernere. Ed è entro i limiti di questa riforma che prende senso ciò che Morin ha coniato come "vangelo della perdizione": "siamo su questa terra perduti nel cosmo; per ciò aiutiamoci l'un l'altro invece di farci guerra l'un l'altro. E' il contrario del vangelo che ci dice che saremmo salvati se siamo 'gentili con gli altri'. No, dobbiamo essere 'gentili' perché siamo 'perduti' [...] non possiamo astenerci da questo dovere di conoscenza."
La quinta parte, infine, "I sette saperi necessari all'educazione del futuro", rappresenta una sintesi della proposta che Morin ha ampliamente illustrato altrove (Morin, E., 2001, I sette sapere necessari all'educazione del futuro, Raffaello Cortina, Milano), per sviluppare la riforma del pensiero che potrà essere il fondamento della educazione futura. Qui mi piace ricordare uno dei sette saperi: Affrontare le incertezze. Secondo Morin, è questo un sapere essenziale: "Bisogna apprendere a navigare in un oceano di incertezze attraverso arcipelaghi di certezze" (op. cit., pag. 14).
Il testo conclude con una brevissima "Biografia di Edgar Morin" ed una "Bibliografia" essenziale delle sue opere.
Merita ricordare che alcuni dei temi di questo libretto sono anche ripresi ne "Il gioco della verità e dell'errore" e "Educare per l'era planetaria", recensiti nel blog.
Unica pecca, inammissibile, del testo edito dalla EDUP, è la quantità immensa di errori ortografici e di veri e propri errori grammaticali (siamo nell'ordine di parecchie decine per un centinaio di pagine di testo).
Immagino che questa mole di errori sia da attribuirsi ad una scadenza per le stampe che non ha concesso la minima revisione delle bozze e della traduzione. O, almeno, lo spero davvero.
(a cura di Antonella Martini, traduttrice Elvira Moncada).
La prima parte, "Il Futuro del Mondo", è una intervista, realizzata da Antonella Martini e Fabio Colapaoli nel dicembre 1997, che alterna la sequenza [domanda degli intervistatori] - [segmenti di risposta di Morin] - [esplicazione/commento dei/ai segmenti di risposta di Morin attraverso citazioni dall'opera dello stesso estratte da Antonella Martini] - [segmenti di risposta di Morin] - [nuova domanda degli intervistatori], e così via. Diventa una sorta di narrazione densissima di pensieri che Morin ha sviluppato per decenni. Dalla sentita necessità di superare l'inadeguata forma dello stato nazione, al considerare l'opportunità di un progressivo processo di decentramento decisionale; dalla critica verso le monocolture degli stati sottosviluppati, al sostegno ad alcune forme di de-penalizzazione per sconfiggere il narcotraffico, e via dicendo, l'intervista si trasforma in un blocco di appunti e di collegamenti per potere esercitare il proprio pensiero critico e confrontare la propria opinione con quella espressa da Morin e per seguire le linee di pensiero che sono state tracciate tanto dal pensatore francese, quanto da altri soggetti, i più diversi.
Decido di puntare su due idee, tra le tante proposte.
- Disseminare. Per Morin diviene il compito essenziale per evitare l'atrofizzarsi del pensiero critico; per Morin disseminare è fecondare su un terreno aperto alla complessità, non recintato nella iperspecializzazione dei saperi. E' un ritorno ad una visione sistemica, che consente una democrazia cognitiva, cioé una democratizzazione della conoscenza in grado di ricucire la frattura creatasi tra la (tecno)conoscenza iperspecializzata di pochi e quella a disposizione del cittadino, indispensabile per partecipare alla vita politica e ai processi decisionali che questa comporta.
- Prendere in considerazione la circolarità. Sostiene Morin (Morin, E., 1983, Il metodo. Ordine, disordine e organizzazione, Feltrinelli, Milano, p. 24): "Prendere in esame la circolarità significa [...] aprire la possibilità di un metodo che, facendo interagire i termini che si rinviano l'uno all'altro, diventerebbe produzione, attraverso questi processi e questi scambi, di una conoscenza complessa che comporti la propria riflessività". Circolarità che le Università, sostiene ancora Morin, fanno di tutto per spezzare. Ecco come questo avviene, a detta dell'Autore (op. cit. p. 16): "Ogni neofita che entra nella Ricerca si vede imporre la rinuncia fondamentale alla conoscenza. Lo si convince che l'epoca dei Pico della Mirandola è passata da tre secoli, che ormai è impossibile costituirsi una visione dell'uomo e del mondo insieme. Gli si dimostra che la crescita dell'informazione e la sempre maggiore eterogeneità del sapere superano ogni capacità di immagazzinamento e di trattazione da parte del cervello umano. Gli si assicura che non bisogna lamentarsene, ma felicitarsene. Dovrà quindi dedicare tutta la sua intelligenza ad accrescere quel sapere determinato. Lo si inserisce in una équipe specializzata, e in quest'espressione il termine sottolineato è 'specializzata', non 'équipe'. Ormai specialista, il ricercatore si vede offrire il possesso esclusivo di un frammento del rompicapo la cui visione globale deve sfuggire a tutti e ad ognuno. Eccolo diventato un vero ricercatore scientifico, che opera in funzione di questa idea motrice: il sapere viene prodotto non per essere articolato e pensato, ma per essere capitalizzato ed utilizzato in maniera anonima".
Altro ancora emerge dall'intervista: politica di civilizzazione, riforma del pensiero, fraternità, antropo-etica... tanti spunti che vengono poi rielaborati nella seconda parte del libretto, "Un nuovo pensiero per il terzo millennio". In essa Morin dispiega in modo argomentativo il pensiero che, in nuce, traluce dall'intervista.
La terza parte, "La complessità del pensiero complesso" è un ulteriore commento al pensiero di Morin da parte di Antonella Martini, che elabora alcuni punti centrali del 'lavoro in corso' proprio della ricerca di Morin. Il testo si concentra su una pietra miliare del lavoro del filosofo francese, e cioé individuare una "riforma del pensiero" per uscire dal XX secolo. Tale riforma non può prescindere, secondo Morin, dalla reintroduzione del complesso nel pensiero odierno, al di là di riduzionismi o chiusure disciplinari ed etiche.
La quarta parte, "La riforma del pensiero presuppone una riforma dell'essere", consiste nell'intervista con Edgar Morin tratta da Transversales Science/Culture del dicembre 2001. La riforma dell'essere è la costruzione individuale e collettiva di una nuova auto-critica, un auto-esame, che ha necessariamente bisogno del confronto con gli altri e che eviti che ogni donna e uomo si comporti come un pappagallo che ripete l'input recepito, senza filtri, senza lo sforzo e l'impegno del discernere. Ed è entro i limiti di questa riforma che prende senso ciò che Morin ha coniato come "vangelo della perdizione": "siamo su questa terra perduti nel cosmo; per ciò aiutiamoci l'un l'altro invece di farci guerra l'un l'altro. E' il contrario del vangelo che ci dice che saremmo salvati se siamo 'gentili con gli altri'. No, dobbiamo essere 'gentili' perché siamo 'perduti' [...] non possiamo astenerci da questo dovere di conoscenza."
La quinta parte, infine, "I sette saperi necessari all'educazione del futuro", rappresenta una sintesi della proposta che Morin ha ampliamente illustrato altrove (Morin, E., 2001, I sette sapere necessari all'educazione del futuro, Raffaello Cortina, Milano), per sviluppare la riforma del pensiero che potrà essere il fondamento della educazione futura. Qui mi piace ricordare uno dei sette saperi: Affrontare le incertezze. Secondo Morin, è questo un sapere essenziale: "Bisogna apprendere a navigare in un oceano di incertezze attraverso arcipelaghi di certezze" (op. cit., pag. 14).
Il testo conclude con una brevissima "Biografia di Edgar Morin" ed una "Bibliografia" essenziale delle sue opere.
Merita ricordare che alcuni dei temi di questo libretto sono anche ripresi ne "Il gioco della verità e dell'errore" e "Educare per l'era planetaria", recensiti nel blog.
Unica pecca, inammissibile, del testo edito dalla EDUP, è la quantità immensa di errori ortografici e di veri e propri errori grammaticali (siamo nell'ordine di parecchie decine per un centinaio di pagine di testo).
Immagino che questa mole di errori sia da attribuirsi ad una scadenza per le stampe che non ha concesso la minima revisione delle bozze e della traduzione. O, almeno, lo spero davvero.
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domenica 8 agosto 2010
LA QUARTA RIVOLUZIONE
... Sei lezioni sul futuro del libro...
Quello di Gino Roncaglia è un tentativo di definire il "libro elettronico", attraversando le tantissime definizioni che di esso, diversi studiosi e professionisti del digitale e non, hanno dato.
Premessa una riconosciuta "perfezione ergonomica del libro sulla carta", libro che è un prodotto tecnologico, oltre che uno straordinaro oggetto culturale, la riflessione delle sei lezioni si snoda descrivendo e via via scoprendo le peculiarità che il testo/libro potrebbe o dovrebbe presentare nell'atto di radicale cambiamento del supporto che sta avvenendo (da questo, in parte, deriva il sottotitolo "La quarta rivoluzione").
Esiste una prima parte teorica, breve e concisa, sulle forme testuali e sulle distinzioni testualità/medium al cui incrocio si snoda l'evoluzione della scrittura e del libro. Seguono poi i capitoli che ci guidano sino ai media
dei nostri giorni, scritti in modo molto pragmatico, discorsivo, con molti esempi: insomma, stile "lezione".
Quello che qui mi pare interessante ricordare sono due punti del testo.
Il primo, in cui l'autore precisa una volta per tutte la, credo fondamentale, distinzione tra fruizione del testo lean forward, lean back, secondaria e in mobilità, perché la situazione di fruizione dell'informazione è il punto chiave per comprendere la possibile diffusione dell'e-book.
Così, fruizione:
1- lean forward: quanto siamo 'letteralmente' protesi in avanti verso l'informazione, quando per esempio studiamo un libro alla scrivania, lo commentiamo, prendiamo appunti, visualizziamo pagine web su uno schermo di un pc o di un portatile, giochiamo ad un videogioco...insomma, uso attivo dell'informazione, elaborazione, modificazione.
2 - lean back: quando siamo rilassati, letteralmente 'appoggiati all'indietro', per esempio quando ci godiamo un romanzo sulla poltrona, o guardiamo un film, concentrati sì su quanto stiamo vedendo, ma senza una
elaborazione manuale o tattile dell'informazione. Insomma, si agisce e si interagisce con l'informazione, ma ad un livello, per dir così, solo mentale.
3 - secondaria: (o in background), quando fruiamo dell'informazione, ma senza una attenzione continuativa, un po' come in un salotto con altre persone e una tv accesa nel sottofondo, che ogni tanto cattura la nostra attenzione, magari al suono di un jingle pubblicitario.
4 - in mobilità: quando ci muoviamo (a piedi, in auto, in treno, ecc.) e la nostra attenzione cosciente è solo in minima parte legata alle azioni richieste dalla mobilità (es. classico: cambiare marcia o prestare attenzione alla fermata del bus dove dobbiamo scendere), mentre di fatto siamo concentrati sull'Mp3 che ascoltiamo o sul libro che leggiamo in metropolitana o ancora sul radiogiornale trasmesso dall'autoradio. Sempre più la comunicazione in mobilità è pervasiva nel nuovo millennio.
A queste quattro dimensioni il testo di Roncaglia ricorre molte volte, essendo uno (non l'unico) dei fili rossi della argomentazione che si sviluppa nel definire l'e-book.
Il secondo concerne la quinta lezione: "Da Kant a Google: gestione dei diritti e dei contenuti digitali". E' un capitolo significativo, perché rielabora in maniera molto essenziale e chiara il tema complicatissimo del copyright, attualizzandolo con esempi paradigmatici, come il caso di Google Book Search e gli impatti nei diversi Paesi, distinguendo tra mondo statunitense e vecchio continente. Stimolante davvero, per la semplificazione senza perdita in precisione che viene resa nel testo.
Per il resto il libro di Roncaglia si propone come un testo per tutti, a prescindere che sia strutturato, come evidenzia l'autore, 'in lezioni'.
Per chi si avvicina per la prima volta ai temi dell'evoluzione del libro (anzi meglio, della scrittura, dei codici, poi dei libri...), è sicuramente un buon riferimento, aggiornato ad aprile 2010, scorrevole nella lettura, dotato di ottimi ausilii extratestuali di cui scrivo sotto.
Il libro... come si presenta!
Le note dei capitoli sono disposte in fondo al testo, il che è, per me almeno, alquanto irritante (in quanto si deve effettuare un continuo pasaggio dal testo al fondo-testo per connettere la nota al contesto). Il fatto è comunque giustificato: le note interne ai capitoli si riferiscono principalmente a materiale presente sul web, con indirizzi dunque molto lunghi e, probabilmente, fastidiosi se fossero inseriti a pié pagina. Da contrappunto a questa dificoltà 'logistica' è la ricchezza delle note, perché invitano il lettore a vedere e ricercare in rete gli oggetti descritti nel testo, le presentazioni, i memorandum, e i materiali che dispiegano, multimedialmente, quanto raccontato. Estremamente utili le decine di link a brevi video su YouTube sulle caratteristiche dei media e delle tecnologie descritte.
La Bibliografia e le Risorse di rete citate sono, anch'esse, ben strutturate: non un mero elenco (se non proprio nel riepilogo finale), ma un vero e proprio report sulle fonti, apprezzabile in quanto la materia oggetto del libro è fluida ed in continua evoluzione: dunque si distinguono risorse in rete sugli e-books, testi di riferimento essenziali e 'senza tempo', opere e lavori consultati.
Inoltre le immagini a colori e gli schemi sono utili e plastici, rendendo ragione della scelta della carta ad elevata grammatura (quasi cartoncino, molto 'pastosa') e dell'impatto cromatico così esasperato con il testo.
Ecco infine i contenuti, cioé le 6 'lezioni':
Introduzione
I. Il libro e il cucchiaio
II. Il libro magico del cancelliere Tusmann
III. Dalla carta allo schermo (e ritorno?)
IV. Problemi di forma
V. Da Kant a Google: gestione dei diritti e dei contenuti digitali
VI. Quali libri ci aspettano? - Conclusioni: falsi pretendenti e legittimi eredi
Note
Bibliografia e risorse di rete
Fonti delle illustrazioni
Quello di Gino Roncaglia è un tentativo di definire il "libro elettronico", attraversando le tantissime definizioni che di esso, diversi studiosi e professionisti del digitale e non, hanno dato.
Premessa una riconosciuta "perfezione ergonomica del libro sulla carta", libro che è un prodotto tecnologico, oltre che uno straordinaro oggetto culturale, la riflessione delle sei lezioni si snoda descrivendo e via via scoprendo le peculiarità che il testo/libro potrebbe o dovrebbe presentare nell'atto di radicale cambiamento del supporto che sta avvenendo (da questo, in parte, deriva il sottotitolo "La quarta rivoluzione").
Esiste una prima parte teorica, breve e concisa, sulle forme testuali e sulle distinzioni testualità/medium al cui incrocio si snoda l'evoluzione della scrittura e del libro. Seguono poi i capitoli che ci guidano sino ai media
dei nostri giorni, scritti in modo molto pragmatico, discorsivo, con molti esempi: insomma, stile "lezione".
Quello che qui mi pare interessante ricordare sono due punti del testo.
Il primo, in cui l'autore precisa una volta per tutte la, credo fondamentale, distinzione tra fruizione del testo lean forward, lean back, secondaria e in mobilità, perché la situazione di fruizione dell'informazione è il punto chiave per comprendere la possibile diffusione dell'e-book.
Così, fruizione:
1- lean forward: quanto siamo 'letteralmente' protesi in avanti verso l'informazione, quando per esempio studiamo un libro alla scrivania, lo commentiamo, prendiamo appunti, visualizziamo pagine web su uno schermo di un pc o di un portatile, giochiamo ad un videogioco...insomma, uso attivo dell'informazione, elaborazione, modificazione.
2 - lean back: quando siamo rilassati, letteralmente 'appoggiati all'indietro', per esempio quando ci godiamo un romanzo sulla poltrona, o guardiamo un film, concentrati sì su quanto stiamo vedendo, ma senza una
elaborazione manuale o tattile dell'informazione. Insomma, si agisce e si interagisce con l'informazione, ma ad un livello, per dir così, solo mentale.
3 - secondaria: (o in background), quando fruiamo dell'informazione, ma senza una attenzione continuativa, un po' come in un salotto con altre persone e una tv accesa nel sottofondo, che ogni tanto cattura la nostra attenzione, magari al suono di un jingle pubblicitario.
4 - in mobilità: quando ci muoviamo (a piedi, in auto, in treno, ecc.) e la nostra attenzione cosciente è solo in minima parte legata alle azioni richieste dalla mobilità (es. classico: cambiare marcia o prestare attenzione alla fermata del bus dove dobbiamo scendere), mentre di fatto siamo concentrati sull'Mp3 che ascoltiamo o sul libro che leggiamo in metropolitana o ancora sul radiogiornale trasmesso dall'autoradio. Sempre più la comunicazione in mobilità è pervasiva nel nuovo millennio.
A queste quattro dimensioni il testo di Roncaglia ricorre molte volte, essendo uno (non l'unico) dei fili rossi della argomentazione che si sviluppa nel definire l'e-book.
Il secondo concerne la quinta lezione: "Da Kant a Google: gestione dei diritti e dei contenuti digitali". E' un capitolo significativo, perché rielabora in maniera molto essenziale e chiara il tema complicatissimo del copyright, attualizzandolo con esempi paradigmatici, come il caso di Google Book Search e gli impatti nei diversi Paesi, distinguendo tra mondo statunitense e vecchio continente. Stimolante davvero, per la semplificazione senza perdita in precisione che viene resa nel testo.
Per il resto il libro di Roncaglia si propone come un testo per tutti, a prescindere che sia strutturato, come evidenzia l'autore, 'in lezioni'.
Per chi si avvicina per la prima volta ai temi dell'evoluzione del libro (anzi meglio, della scrittura, dei codici, poi dei libri...), è sicuramente un buon riferimento, aggiornato ad aprile 2010, scorrevole nella lettura, dotato di ottimi ausilii extratestuali di cui scrivo sotto.
Il libro... come si presenta!
Le note dei capitoli sono disposte in fondo al testo, il che è, per me almeno, alquanto irritante (in quanto si deve effettuare un continuo pasaggio dal testo al fondo-testo per connettere la nota al contesto). Il fatto è comunque giustificato: le note interne ai capitoli si riferiscono principalmente a materiale presente sul web, con indirizzi dunque molto lunghi e, probabilmente, fastidiosi se fossero inseriti a pié pagina. Da contrappunto a questa dificoltà 'logistica' è la ricchezza delle note, perché invitano il lettore a vedere e ricercare in rete gli oggetti descritti nel testo, le presentazioni, i memorandum, e i materiali che dispiegano, multimedialmente, quanto raccontato. Estremamente utili le decine di link a brevi video su YouTube sulle caratteristiche dei media e delle tecnologie descritte.
La Bibliografia e le Risorse di rete citate sono, anch'esse, ben strutturate: non un mero elenco (se non proprio nel riepilogo finale), ma un vero e proprio report sulle fonti, apprezzabile in quanto la materia oggetto del libro è fluida ed in continua evoluzione: dunque si distinguono risorse in rete sugli e-books, testi di riferimento essenziali e 'senza tempo', opere e lavori consultati.
Inoltre le immagini a colori e gli schemi sono utili e plastici, rendendo ragione della scelta della carta ad elevata grammatura (quasi cartoncino, molto 'pastosa') e dell'impatto cromatico così esasperato con il testo.
Ecco infine i contenuti, cioé le 6 'lezioni':
Introduzione
I. Il libro e il cucchiaio
II. Il libro magico del cancelliere Tusmann
III. Dalla carta allo schermo (e ritorno?)
IV. Problemi di forma
V. Da Kant a Google: gestione dei diritti e dei contenuti digitali
VI. Quali libri ci aspettano? - Conclusioni: falsi pretendenti e legittimi eredi
Note
Bibliografia e risorse di rete
Fonti delle illustrazioni
giovedì 5 agosto 2010
LA COMUNICAZIONE
Progettato per gli studenti che si accingono a seguire corsi di scienze della comunicazione e per tutti coloro che, dell'ampio ambito della comunicazione, cercano una cornice di riferimento entro cui ordinare le diverse teorie e prassi emerse, con relativi pensatori, il manuale "La Comunicazione" di Mario Ricciardi è una svolta tra i classici manuali di comunicazione.
Ricciardi, infatti, scrive per il lettore 'contemporaneo', che non è più il lettore di metà del secolo scorso: se studente indifferente, offre una distinta base per la comprensione generale delle basi delle scienze della comunicazione; se studente 'vero discente' offre, oltre ad una analisi concisa e molto chiara dei diversi "paradigmi" attraverso cui si è sviluppata la comunicazione, le parole dei protagonisti di questa scienza, attraverso lunghe e focalizzate citazioni tratte dalle opere più significative dei "maestri" citati, senza tralasciare i riferimenti ai loro contributi più ampi, garantiti da una breve biografia cui segue una bibliografia essenziale e molto focalizzata.
Il manuale è molto utile e decisamente efficace, grazie alla sua struttura:
- analisi dei paradigmi e dei cambiamenti profondi che muovono l'innovazione;
- analisi dei maestri, portatori del cambiamento;
- selezione accurata della bibliografia.
Quindi, troviamo, sempre in perfetto ordine:
- una parte introduttiva alle grandi macroaree di indagine;
- entro ogni macroarea i settori più importanti per la comunicazione;
- entro ogni settore alcuni autori, con citazioni e bibliografia specifica.
Si tratta di ciò che ogni studente vorrebbe potere trovare in un manuale di riferimento dei primi anni: la nota di avvio e di riflessione di un eccellente docente della comunicazione e gli strumenti per proseguire da sé (vedi anche indice completo riportato sotto).
Ecco perché ho scritto che il testo è rivolto al lettore 'contemporaneo'. Ricciardi, con un che di nostalgico, ma anche con profondo realismo, si rende conto che il discente di oggi non è più (mediamente) colui che segue un percorso di ascesa al sapere, che cerca autonomamente il confronto con le fonti, che approfondisce oltre il testo. Per questo la struttura del testo è un po' come un sentiero tenuto molto bene, che segna percorsi chiari e stimolanti intersezioni, sollevando un poco il lettore contemporaneo dal suo onere di approfondimento.
E riporta così alla luce i nessi e le strutture che soggiaciono all'ampio ambito denominato "comunicazione", che rischia oggi, tanta è l'informazione che circola, di perdersi nei rivoli i più diversi, offuscando le proprie solide fondamenta. Di questo, infatti, l'autore parla nella premessa: “In questo volume – ci spiega nella premessa – intendiamo contrastare la diffusa convinzione che la comunicazione sia un sapere senza fondamenti, un campo ibrido in cui si mescolano casualmente interessi e discipline diversi. Noi pensiamo, al contrario, che sia un crocevia di culture e di ricerca scientifica e umanistica”.
Sono contento di un testo così ben progettato.
Ecco i contenuti:
Premessa
Parte prima
Comunicazione e civiltà
Oralità e scrittura
1. Dal passato al presente - 1.1. Dalla scrittura all’ipertesto - 2. Claude Lévi-Strauss - 2.1. La comunicazione è la struttura della società - 3. Eric Havelock - 3.1. La mente alfabetica - 4. Walter J. Ong - 4.1. La scrittura è una tecnologia - 4.2. La scrittura ristruttura il pensiero - 4.3. I media e la comunicazione umana - 5. Jack Goody - 5.1. Comunicazione e conoscenza - 5.2. Tecnologia della mente
Lingua e segni
1. Ferdinand de Saussure - 2. Formalismo - 2.1. Il Circolo linguistico di Praga - 2.2. Roman Jakobson - 3. Strutturalismo - 4. Semiotica-semiologia - 4.1. Narratologia - 4.2. Vladimir Propp - 4.3. Algirdas J. Greimas - 5. Roland Barthes - 5.1. Il mito è parola - 5.2. Il testo al plurale - 5.3. Linguistica e semiologia - 6. Umberto Eco - 6.1. «Opera aperta» - 6.2. «Fenomenologia di Mike Bongiorno»
Scienza dei media
1. Harold Adams Innis - 1.1. Monopolio e potere - 1.2. Tendenze e civiltà - 1.3. «Impero e comunicazioni»: un esempio di anti-storia totale - 2. Marshall McLuhan - 2.1. «La galassia Gutenberg. Nascita dell’uomo tipografico» - 2.2. Lo stile: comunicare col lettore - 2.3. Media intelligenti - 2.4. Il medium è il messaggio - 2.5. Media caldi e media freddi - 2.6. «Il villaggio globale» - 2.7. McLuhan e il suo tempo
Parte seconda
I media nella società
Comunicazione e politica
1. Sovversione e legittimazione - 1.1. 1789: la festa rivoluzionaria - 1.2. 1848: parlare in pubblico - 1.3. La comunicazione politica come demagogia - 1.4. Magia e popolo - 1.5. Psicologia di massa - 2. Max Weber - 2.1. L’imprenditore capitalista - 2.2. Il potere carismatico - 2.3. Il grande demagogo - 2.4. Le professioni della politica
Comunicazioni di massa e società di massa
1. Come agiscono i mass media - 2. Walter Benjamin - 2.1. Tecnologia e medium - 2.2. La ricezione: tecnologia e fruizione - 2.3. Andare incontro al fruitore - 2.4. Teatro e cinema - 3. Theodor Wiesengrund Adorno - 3.1. Adorno contro Benjamin - 3.2. Feticcio e regressione - 3.3. Musica e film - 3.4. Industria culturale - 3.5. Autorità, autoritario - 4. La società del benessere - 4.1. Consumo ed esclusione - 4.2. Herbert Marcuse: il gran rifiuto - 4.3. Jürgen Habermas: agire comunicativo
Parte terza
Tecnologie, comunicazione e reti
Macchine per comunicare
1. Alan Turing - 1.1. La Macchina di Turing - 1.2. Il Test di Turing - 2. Norbert Wiener - 2.1. Le origini della cibernetica - 2.2. Feedback e messaggio - 2.3. Computer: la macchina speciale - 2.4. Informazione e comunicazione: Shannon e Wiener - 2.5. La cibernetica - 2.6. Macchine e umani - 2.7. Etica della responsabilità
Ipertesti e Internet
1. Vannevar Bush - 1.1. «As We May Think» - 1.2. L’utopia di Memex - 1.3. La società dell’informazione - 2. Douglas Engelbart - 2.1. La madre di tutte le presentazioni - 2.2. «Augmenting Human Intellect» - 2.3. Lavoratori della conoscenza - 2.4. Manipolazione, simboli e cooperazione - 3. Theodor Nelson - 3.1. Inventare l’ipertesto - 3.2. Xanadu - 3.3. Letteratura - 4. Tim Berners-Lee - 4.1. Il web - 4.2. La cultura del web - 4.3. Il web e la globalizzazione
Parte quarta
La società digitale
Digital media contro mass media
1. Dalla società di massa alla società digitale - 2. Libro a stampa, libro elettronico - 3. La vita sullo schermo: 1995, Sherry Turkle - 3.1. Lo schermo sostituisce il libro - 3.2. Finestre sullo schermo - 4. «Re-mediation»: 1999, Jay David Bolter - 4.1. La tradizione dei media («remediation») - 5. La logica del database: 2001, Lev Manovich - 5.1. Interfaccia culturale - 5.2. Interattività e creatività - 6. Cultura convergente: 2006, Henry Jenkins
Media e network
1. Media e modernità: John B. Thompson - 1.1. Il sistema dei media - 1.2. La natura dei media - 2. La società dei network: Manuel Castells - 2.1. La nascita della società dei network - 2.2. Informazionalismo - 2.3. Identità: Io-rete - 2.4. La grande mutazione - 3. Il mondo in rete - 3.1. Il cyberspazio - 3.2. L’età dell’accesso: Jeremy Rifkin - 3.3. Comunità virtuali: Howard Rheingold - 3.4. «Smart mobs» - 3.5. Hacker: Pekka Himanen
Bibliografia
Ricciardi, infatti, scrive per il lettore 'contemporaneo', che non è più il lettore di metà del secolo scorso: se studente indifferente, offre una distinta base per la comprensione generale delle basi delle scienze della comunicazione; se studente 'vero discente' offre, oltre ad una analisi concisa e molto chiara dei diversi "paradigmi" attraverso cui si è sviluppata la comunicazione, le parole dei protagonisti di questa scienza, attraverso lunghe e focalizzate citazioni tratte dalle opere più significative dei "maestri" citati, senza tralasciare i riferimenti ai loro contributi più ampi, garantiti da una breve biografia cui segue una bibliografia essenziale e molto focalizzata.
Il manuale è molto utile e decisamente efficace, grazie alla sua struttura:
- analisi dei paradigmi e dei cambiamenti profondi che muovono l'innovazione;
- analisi dei maestri, portatori del cambiamento;
- selezione accurata della bibliografia.
Quindi, troviamo, sempre in perfetto ordine:
- una parte introduttiva alle grandi macroaree di indagine;
- entro ogni macroarea i settori più importanti per la comunicazione;
- entro ogni settore alcuni autori, con citazioni e bibliografia specifica.
Si tratta di ciò che ogni studente vorrebbe potere trovare in un manuale di riferimento dei primi anni: la nota di avvio e di riflessione di un eccellente docente della comunicazione e gli strumenti per proseguire da sé (vedi anche indice completo riportato sotto).
Ecco perché ho scritto che il testo è rivolto al lettore 'contemporaneo'. Ricciardi, con un che di nostalgico, ma anche con profondo realismo, si rende conto che il discente di oggi non è più (mediamente) colui che segue un percorso di ascesa al sapere, che cerca autonomamente il confronto con le fonti, che approfondisce oltre il testo. Per questo la struttura del testo è un po' come un sentiero tenuto molto bene, che segna percorsi chiari e stimolanti intersezioni, sollevando un poco il lettore contemporaneo dal suo onere di approfondimento.
E riporta così alla luce i nessi e le strutture che soggiaciono all'ampio ambito denominato "comunicazione", che rischia oggi, tanta è l'informazione che circola, di perdersi nei rivoli i più diversi, offuscando le proprie solide fondamenta. Di questo, infatti, l'autore parla nella premessa: “In questo volume – ci spiega nella premessa – intendiamo contrastare la diffusa convinzione che la comunicazione sia un sapere senza fondamenti, un campo ibrido in cui si mescolano casualmente interessi e discipline diversi. Noi pensiamo, al contrario, che sia un crocevia di culture e di ricerca scientifica e umanistica”.
Sono contento di un testo così ben progettato.
Ecco i contenuti:
Premessa
Parte prima
Comunicazione e civiltà
Oralità e scrittura
1. Dal passato al presente - 1.1. Dalla scrittura all’ipertesto - 2. Claude Lévi-Strauss - 2.1. La comunicazione è la struttura della società - 3. Eric Havelock - 3.1. La mente alfabetica - 4. Walter J. Ong - 4.1. La scrittura è una tecnologia - 4.2. La scrittura ristruttura il pensiero - 4.3. I media e la comunicazione umana - 5. Jack Goody - 5.1. Comunicazione e conoscenza - 5.2. Tecnologia della mente
Lingua e segni
1. Ferdinand de Saussure - 2. Formalismo - 2.1. Il Circolo linguistico di Praga - 2.2. Roman Jakobson - 3. Strutturalismo - 4. Semiotica-semiologia - 4.1. Narratologia - 4.2. Vladimir Propp - 4.3. Algirdas J. Greimas - 5. Roland Barthes - 5.1. Il mito è parola - 5.2. Il testo al plurale - 5.3. Linguistica e semiologia - 6. Umberto Eco - 6.1. «Opera aperta» - 6.2. «Fenomenologia di Mike Bongiorno»
Scienza dei media
1. Harold Adams Innis - 1.1. Monopolio e potere - 1.2. Tendenze e civiltà - 1.3. «Impero e comunicazioni»: un esempio di anti-storia totale - 2. Marshall McLuhan - 2.1. «La galassia Gutenberg. Nascita dell’uomo tipografico» - 2.2. Lo stile: comunicare col lettore - 2.3. Media intelligenti - 2.4. Il medium è il messaggio - 2.5. Media caldi e media freddi - 2.6. «Il villaggio globale» - 2.7. McLuhan e il suo tempo
Parte seconda
I media nella società
Comunicazione e politica
1. Sovversione e legittimazione - 1.1. 1789: la festa rivoluzionaria - 1.2. 1848: parlare in pubblico - 1.3. La comunicazione politica come demagogia - 1.4. Magia e popolo - 1.5. Psicologia di massa - 2. Max Weber - 2.1. L’imprenditore capitalista - 2.2. Il potere carismatico - 2.3. Il grande demagogo - 2.4. Le professioni della politica
Comunicazioni di massa e società di massa
1. Come agiscono i mass media - 2. Walter Benjamin - 2.1. Tecnologia e medium - 2.2. La ricezione: tecnologia e fruizione - 2.3. Andare incontro al fruitore - 2.4. Teatro e cinema - 3. Theodor Wiesengrund Adorno - 3.1. Adorno contro Benjamin - 3.2. Feticcio e regressione - 3.3. Musica e film - 3.4. Industria culturale - 3.5. Autorità, autoritario - 4. La società del benessere - 4.1. Consumo ed esclusione - 4.2. Herbert Marcuse: il gran rifiuto - 4.3. Jürgen Habermas: agire comunicativo
Parte terza
Tecnologie, comunicazione e reti
Macchine per comunicare
1. Alan Turing - 1.1. La Macchina di Turing - 1.2. Il Test di Turing - 2. Norbert Wiener - 2.1. Le origini della cibernetica - 2.2. Feedback e messaggio - 2.3. Computer: la macchina speciale - 2.4. Informazione e comunicazione: Shannon e Wiener - 2.5. La cibernetica - 2.6. Macchine e umani - 2.7. Etica della responsabilità
Ipertesti e Internet
1. Vannevar Bush - 1.1. «As We May Think» - 1.2. L’utopia di Memex - 1.3. La società dell’informazione - 2. Douglas Engelbart - 2.1. La madre di tutte le presentazioni - 2.2. «Augmenting Human Intellect» - 2.3. Lavoratori della conoscenza - 2.4. Manipolazione, simboli e cooperazione - 3. Theodor Nelson - 3.1. Inventare l’ipertesto - 3.2. Xanadu - 3.3. Letteratura - 4. Tim Berners-Lee - 4.1. Il web - 4.2. La cultura del web - 4.3. Il web e la globalizzazione
Parte quarta
La società digitale
Digital media contro mass media
1. Dalla società di massa alla società digitale - 2. Libro a stampa, libro elettronico - 3. La vita sullo schermo: 1995, Sherry Turkle - 3.1. Lo schermo sostituisce il libro - 3.2. Finestre sullo schermo - 4. «Re-mediation»: 1999, Jay David Bolter - 4.1. La tradizione dei media («remediation») - 5. La logica del database: 2001, Lev Manovich - 5.1. Interfaccia culturale - 5.2. Interattività e creatività - 6. Cultura convergente: 2006, Henry Jenkins
Media e network
1. Media e modernità: John B. Thompson - 1.1. Il sistema dei media - 1.2. La natura dei media - 2. La società dei network: Manuel Castells - 2.1. La nascita della società dei network - 2.2. Informazionalismo - 2.3. Identità: Io-rete - 2.4. La grande mutazione - 3. Il mondo in rete - 3.1. Il cyberspazio - 3.2. L’età dell’accesso: Jeremy Rifkin - 3.3. Comunità virtuali: Howard Rheingold - 3.4. «Smart mobs» - 3.5. Hacker: Pekka Himanen
Bibliografia
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