In Italia siamo arrivati al punto che, al momento di ritirare un'automobile, dopo normale cambio gomme invernali e manutenzione, il responsabile del concessionario possa fare in sequenza, di fronte al cliente e poi contro il cliente le seguenti azioni:
- insulti una propria dipendente di fronte al cliente, impedendole di compiere il proprio lavoro (emettere fattura)
- dopo che il cliente ha fatto notare che ci si può comportare con più moderazione, il responsabile del concessionario:
insulti ulteriormente il proprio personale
insulti il cliente (il sottoscritto) che non si è fatto i ca##i suoi
chieda al cliente il numero di cell per mandare un CV alla concorrenza, visto che la casa madre (che gli dà lavoro!) è incompetente (cioè: vendi auto di quella casa madre e di fronte al cliente dici che è una schifezza e che sono babbioni che non gli fanno chiudere i conti... mah, vedete voi)
insulti il cliente che è, dal suo punto di vista, un "fottuto dipendente pubblico"
insulti il cliente che "ha una bocca solo per parlare a vanvera"
non ascolti quanto il cliente ha da dire e gli chiuda (davvero!!!) in faccia una porta (di quelle pesanti, a prova di botta, non so se si intende)
quando il cliente, irritato, lo manda a fare in c##o, il gerente ritorni "quasi" per dargli un pugno, ma si fermi all'ultimo pensando (forse) alle conseguenze
- se ne vada mandando di nuovo a quel paese il cliente...
Ora, signore e signori, dove può accadere un agire così "fuor di sesto"?
In Italia: solo qui.
Poi il cliente provvede a segnalare la cosa alla casa madre straniera (sollecita, attenta e cortese) e si apre un dossier.
Come finirà?
Non lo so. Il cliente non vuole soldi, non vuole vendetta, non vuole nulla se non il rispetto delle persone e della giustizia che, nella figura di questo gerente della DI AUTO SRL di Via Marie Curie 1 di Ciriè, sono state tutte e simultaneamente calpestate.
...L'Informazione al tempo del Citizen Journalism... di Sergio Maistrello.
Nel mondo in cui Internet si può intendere, sostiene Maistrello, quale "sistema operativo per le relazioni", e in cui l'informazione è vasta ed entropica, dove prevale la dis-intermediazione, ecco che nuova e maggiore professionalità è richiesta al 'giornalista', che attua una metamorfosi e un continuo riposizionamento per far fronte a un'epoca che vede affacciarsi con affanno nuovi media in cui prevale il peer to peer, la velocità del twit, il ticchettio di milioni di tastiere che pre-tendono di raccontare i fatti. E che, di fatto, raccontano 'una' versione dei fatti, abbandonando spesso la verticalità e la profondità a tutto vantaggio dell'orizzontalità e della superficialità.
In questo mondo a nuove dimensioni, "in cui molte più informazioni sono disponibili a un numero maggiore di persone", Maistrello sostiene, "cresce la necessità di una figura indipendente che possieda strumenti tecnici e culturali per fare sintesi, per gettare ponti tra le specializzazioni, per comporre scenari. Un professionista consapevole di non avere più né l'esclusiva né le deleghe in bianco, che si accontenti spesso di arrivare in seconda battuta sui fatti a fronte di maggiore approfondimento e che sia in grado di lavorare insieme ai tanti nuovi soggetti che affollano lo spazio pubblico delle idee e delle opinioni, a cominciare dai suoi stessi concittadini". L'impulso è tutto verso la proattività: "guarderemo soprattutto avanti [...] non sarà come prima, ma non sarà necessariamente peggio di prima".
Nel mondo del Do your best and link to the rest e dell'informazione liquida, il giornalista deve ri-definire il suo ruolo, penetrando nel flusso informativo e negoziando con i fruitori la propria reputazione e professionalità. Essere in grado di filtrare materiale ed indirizzarlo ai propri lettori è, per così dire, uno dei tanti 'sine qua non' della nuova professione del giornalista nei new media. Giornalista che da 'produttore' di notizie deve trasformarsi in 'processore' delle stesse, ossia in professionista specializzato nel processo comunicativo, più che nel prodotto, tipico, quest'ultimo, del mondo della carta stampata e, in particolare, dei media a 'scadenza', quali i giornali, le riviste, le testate radiofoniche o televisive quotidiane che, nel flusso di informazione, per loro caratteristiche intrinseche, devono 'tagliare' il flusso stesso in un certo tempo ed entro certi spazi. Il giornalista dei nuovi media non è un de-cisore dell'informazione. Semmai è più un orientatore, una affordance competente per il fruitore, un ri-mediatore della enorme massa di dati che invadono lo spazio temporale e mentale di chi usa i nuovi mezzi ad alta dissipazione informativa. La ri-definizione del giornalista non è avulsa dal contesto in cui lavora: nuove architetture redazionali, nuovi rapporti di forza nel promoting della notizia, una nuova industria giornalistica, insomma, dal luogo reale e virtuale in cui il giornalista rimodella se stesso, impara giorno per giorno, in un processo di learning by doing fatto di passi avanti e di svolte, retrocessioni e impulsi improvvisi, emersione di nuove professionalità quali l'all platform journalist, il backpack journalist, il social media editor e altre figure ancora in grado di far sì che la notizia vada sul primo canale utile, imparando ad essere nodi reputazionali del/nel nuovo tessuto informativo.
Questo ed altro fanno sì che il mestiere del giornalista, rigenerandosi continuamente, diventi, pur forse in una situazione di maggiore difficoltà ed incertezza, un mestiere più accattivante, più coinvolgente, più pregnante di quanto (forse) non fosse in passato. Comunque un mestiere diverso. E che coinvolge e mette in gioco l'ambito privato e quello pubblico del new journalist, in una costellazione mediale che sincronizza entrambi, con la necessità di una solida auto-responsabilizzazione rispetto ai propri interventi multi-mediali.
La mole di riferimenti è assai vasta e le note a pié pagina facilitano il contatto diretto con la fonte; davvero utile l'informazione riportata in Appendice, ragionata, intermediata, selezionata, come segue: -Risorse utili in Rete
-Centri accademici
-Esperti, divulgatori e ricercatori
-Progetti in ambito editoriale
-Punti di riferimento in Italia
-Le scuole riconosciute dall’Ordine dei giornalisti
-Bibliografia
L'indice completo in formato pdf è scaricabile dal sito di Apogeonline a questo link.
Per concludere, trovo utile riportare una breve intervista all'autore, estratta dal sito www.spaziocomunicazione.net di Danilo Ruocco (22 giugno 2010):
Per vedere meglio il video, puoi cliccarvi sopra e fruirne direttamente su YouTube.