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sabato 2 marzo 2013

FASHION_ABILITY: UN PROGETTO DI RISCOSSA


Un progetto di riscossa. Ecco, in questo senso va letto, interpretato e diffuso il comunicato stampa di Noria Nalli, 47 anni, due figlie e una laurea in Filosofia, una giornalista e una donna che vive con la Sclerosi Multipla (SM).
Ricorda Noria: "Dobbiamo cercare di non perderci. Ricordate sempre che siamo la banda degli SCLERATI!", ripeteva spesso Katia, la sua compagna di stanza al reparto neurologia. Perché è sempre vivo il ricordo del primo ricovero dopo la diagnosi ed i compagni di avventura, alle prese con una malattia "pazza ed imprevedibile", ancora poco conosciuta, che spesso incute terrore solo a nominarla . 
Noria si considera una sclerata particolare: una "Sclerotica" per l'esattezza. Dice: "Ho le mie paturnie, i miei momenti di ribellione e di crisi, ma è forte in me il lato erotico, artistico, vitale, ironico. Vivo la vita come un film, un racconto avvincente. Infatti, oltre a realizzare pezzi giornalistici (collaboro con "Vita"), scrivo racconti brevi"Ritratti di corsia" per la cronaca di Torino de La Stampa.
Perché è vero che la Sclerosi Multipla ti sconvolge la vita. Ma ci sono persone, come Noria, che tra un ritratto di corsia e l'altro hanno la straordinaria capacità di vivere e con-dividere la malattia e, soprattutto, di pro-gettare, di scagliarsi innanzi e creare eventi ed opportunità.

Non ultimo il ciclo di incontri che partirà il prossimo 7 marzo a Torino: una giornalista con la sclerosi multipla, una critica cinematografica disabile e una stilista si incontreranno per discutere di bellezza, moda, sesso e disabilità. 

Titolo: Fashion_ability
Quando: tutti i giovedì sera di marzo 2013 dalle 21.00 alle 23.00
Dove: presso la Casa del Quartiere di San Salvario, in Via Morgari 14 a Torino
Come: per iscriversi basta inviare una mail a fashionability.torino@gmail.com

C'è un'immagine che veicola una potente riflessione. La sirena. Già, che ci fa una sirena fuor d'acqua, sulla terraferma? 



Bé, in questo ciclo di incontri, in questo progetto, ne sapremo qualcosa in più!

Riporto il comunicato stampa, quello del progetto di riscossa, quello di cui accennavo ad inizio di questo post:

"L’equilibrio che non è più lo stesso ed impedisce di indossare quelle belle scarpe col tacco che ci piacevano tanto, la figura che appare appesantita per il  cortisone e lo scarso movimento, talvolta poi bisogna usare quei pannoloni, che non sono certo molto sexy, la difficoltà nei movimenti, che rende più pesante il momento della cura della persona. Avere un aspetto elegante e piacevole non è sempre facile per noi sclerotici. Ricordo ancora che, quando ho scoperto di avere la SM, avevo detto a mia madre “Ok, magari finirò in carrozzina, ma voglio essere bella!”. Ecco, devo dire di non aver tenuto fede a quel proposito. Ora però vorrei rifarmi e prendermi una rivincita col destino, come Mirella Santamato, che decise di sfilare in passerella, anche se in carrozzina o  con il bastone. Di seguito quindi copio e incollo il comunicato stampa del mio progetto di riscossa. UDITE UDITE!!!

La tematica è sicuramente sentita e di attualità, se persino Lady Gaga ha provato il bisogno di “provocare”, andando sul palco in carrozzina e vestita da sirena. Il mitico personaggio è infatti il simbolo della condizione in cui vivono le donne disabili, legate nei movimenti ed incapaci di condurre una esistenza autonoma sulla terra. La creatura marina, impedita nella deambulazione, ma dotata di un grande potere seduttivo è anche l’immagine simbolo di Fashion_ability, il ciclo di incontri che partirà il prossimo 7 marzo a Torino. Una giornalista con la sclerosi multipla, una critica cinematografica disabile e una stilista si incontreranno per discutere di bellezza, moda, sesso e disabilità tutti i giovedì sera di marzo dalle 21.00 per 2 ore alla Casa del Quartiere di San Salvario, in via Morgari 14 a Torino; per iscriversi è necessario inviare una mail a fashionability.torino@gmail.com   
La sirena, nella fiaba di Andersen, ripudia la sua natura, rinunciando alla sua voce ammaliante, in cambio di due gambe umane e l’accettazione del proprio corpo sembra essere il vero nodo del problema, parlando di moda e disabilità. “Le mie esperienze di ricovero e di donna in carrozzina sono testimonianza di un pregiudizio sul disabile come essere asessuato a cui non è concesso un abbigliamento, che esprima fascino o un barlume di personalità”, racconta Noria Nalli, che cura sulla cronaca di Torino de La Stampa, una rubrica di racconti brevi, poetici e lievi ritratti di corsia sulle sue esperienze ospedaliere. “Io non amo le categorizzazioni, che distinguono una moda per taglie forti (curvy, come si dice ora) o per disabili". "L’approccio alla moda è unico", spiega invece Serena Poletto Ghella, "per essere eleganti bisogna raggiungere l’auto-consapevolezza di cosa “fa bene” alla propria figura. E’ una ginnastica mentale anche terapeutica. Si scelgono i capi che sono economicamente alla nostra portata ed in grado di valorizzarci al meglio. Avendo dei limiti fisici è più difficile, ma assolutamente non impossibile. Un disabile ha, nel suo disagio, un doppio stimolo a mostrarsi al meglio come impegno sociale nei confronti di chi vorrebbe discriminarli”. Per documentare l’esperienza, aprire riflessioni e dibattiti, oltre a raccogliere commenti,gli incontri saranno seguiti passo passo dalla giornalista, sul suo blog
http://ritrattidicorsia.overblog.com 
Speriamo che riescano a fare tendenza. In fondo Torino una volta era la capitale della moda: potrebbero nascere delle rivoluzionarie icone di stile, nella vita e nell'abbigliamento".

Noria rilancia:
"Che ne dite, ce la faremo? E mi raccomando sclerotiche torinesi, partecipate e diffondete la voce".

Mi unisco e rilancio anch'io: partecipate e diffondete la voce!!!

Aggiornamenti ed info su: http://blog.vita.it/sclerotica/


domenica 11 marzo 2012

UNA DOMENICA PASSANDO IN RASSEGNA

Questa mattina è una domenica solare e calda, sotto il cielo (in genere grigio) di Torino. Non ho tuttavia voglia di uscire, perché decido di passare in rassegna, detto altrimenti, di recensire un paio di testi su aNobii.
Il primo è "Una brevissima introduzione alla filosofia", di Thomas Nagel (Edizione 2009 Il Saggiatore Tascabili (collana Saggi), XVI-119 p., brossura, traduttore Bestente S.), un testo che mi ha deluso, sebbene l'autore, nella stragrande maggioranza degli altri suoi testi che ho letto, si sia sempre rivelato un divulgatore ed un ragionatore eccezionale. Qui c'è il link alla mia recensione.
Qui, invece, in formato PDF (attenti alle pagine stampate a zigzag!) potete leggere la prefazione e l'introduzione al testo.
Il secondo è un testo che aleggia e veleggia da tempo in questo e in molti altri blog, nonché fuori dalla rete e via aleggiando, e cioè il cinque stelle con onore al merito "SpotPolitik. Perché la casta non sa comunicare
" dell'aca-blogger di fiducia e autrice Giovanna Cosenza (2012, VIII-207 p., brossura Editore Laterza (collana Saggi tascabili Laterza)). Un testo analitico e robusto, ricchissimo di spunti radiali, mai eccessivo, sicuramente dialogico e fonte del "ragionare bene per agire meglio". Qui il link alla mia recensione.

Un altro testo sta attendendo recensione. Si tratta di 
"Ontologia" di Maurizio Ferraris, 2003, 172 p., Editore Alfredo Guida (collana Parole chiave della filosofia), un testo brevissimo, con antologia di testi inclusa, che si difende stramaledettamente bene tra le varie (molto lunghe) introduzioni all'Ontologia scritte dai filosofi più disparati. Un manualetto che, se fossi discente in filosofia, mi porterei ben stretto nella tasca interna della giacca (è davvero un tascabile alto e 'stretto'!) o terrei con cura nel cassetto degli 'indispensabili'.


E' un testo-guida che merita... ma ne scriverò un'altra volta.
Buona domenica!

giovedì 8 marzo 2012

MIMOSA, DONNE E UOMINI E... UN BRICIOLO DI SPOTPOLITIK!

Profumo di mimosa in ufficio. Colleghe si trovano con un bel mazzo di mimosa sul tavolo, portato da un galantuomo di primissima mattina. Non sono io, quel galantuomo. Perché a me piace vivere ogni giorno, con le donne che conosco, al lavoro, amiche, familiari, come se fosse sempre il giorno della mimosa. Lasciamo stare la retorica: le donne ci rendono uomini, e viceversa, anche se la storia e l'attualità paiono, sotto questo punto di vista, mostrare una certa asimmetria. Io la posso vedere, ma non la sento nel vivere: le donne e gli uomini, con le loro peculiarità, mi piacciono, in quanto esseri umani. Purtroppo il linguaggio tende al maschile. Ma basta poco per rimediare: basta essere libere/i da pre-giudizi, troppo affrettati, troppo affettati.
Comunque ecco che sento alla radio e su "La Repubblica", un breve discorso sulla mimosa dell'allora partigiana e sempre filosofa Teresa Mattei, da cui ricavo alcune cose a me non note. Intanto che la mimosa, in Italia -siamo all'8 marzo 1946- fu simbolo e veicolo visivo della "voglia delle donne di emergere e farsi notare": perché la mimosa? Perché, racconta Teresa Mattei, in Italia, in marzo, "non ci sono i mughetti, ma la mimosa, fiore sgargiante, bello, poco costoso". Un fiore "gentile", adottato in quanto esemplare della gentilezza delle donne. E' un simbolo ancora attuale? Teresa Mattei ci dice che oggi, la mimosa, con la sua carica simbolica e comunicativa, è fonte di "disprezzo da parte della gente sofisticata... ma non da tutta". Questo perché la mimosa è mimetica della "storia delle donne dal punto di vista dell'equiparazione dei diritti". In questo è ancora attuale. E questo mi rende triste, perché se è ancora tanto attuale, e non è solo un gesto di gentilezza, vuol dire che esiste una ideologia radicata che nella donna vede qualcosa di 'eccentrico', di 'eccezionale', da esaltare in giorni come l'8 marzo, quasi a pulizia della coscienza sociale per i restanti 364 giorni dell'anno. Almeno, io la 'credo' così. Per altri spunti, bé, rimando alla Giornata internazionale della donna.

Donne. Uomini. Politiche e politici. Già, perché SpotPolitik, di Giovanna Cosenza, grande donna, accademica e blogger (qui un assaggio del capitolo 5), iniziato ieri e quasi finito oggi, si rileva un lavoro lucido, a tratti piacevolmente ludico, sicuramente istruttivo sul ruolo della comunicazione in politica, come si evince dal titolo, e della comunicazione di genere, in politica e non.
Da un paio di anni (o forse più, non ricordo) seguo (per lo più in modalità passiva o stand-by, causa lavoro et alias) il blog DIS.AMB.IGUANDO della Professoressa Cosenza, e ci trovo quasi sempre logica, profondità, analisi, il tutto mai distinto dal buon senso
La Professoressa Cosenza, in particolare, oltre alla comunicazione politica, è estremamente attenta a quella di genere (tanto per farla semplice: come la nostra società rappresenta il maschio e la femmina; per un esempio, fai clic qui e poi naviga nel blog, non resterai delusa/o!), nelle diverse forme, commerciali, istituzionali, politiche e non in cui si esprime. Non a caso, prima della giornata mondiale delle donne, ha postato questo link. Il 'prima' non è accessorio. Proprio qui sta il senso dell'azione documentale, espressiva, propositiva, concentrata sulla consapevolezza che il mondo sociale è diviso tendenzialmente a metà (M/F), ma in proporzioni, direbbe un'estetica o un'etica, non del tutto... proporzionate! 'Prima', perché "sarebbe bello che per questo Ottomarzo le cose andassero un po’ diversamente. [...] Che per una volta non toccasse alle donne elencare di tutti i guai causati a questo Paese da un’irriducibile «questione maschile»: il monopolio, come lo chiama Chiara Saraceno, dei posti di potere, l’applicazione di cospicue quote non scritte (tra l’85 e il 100%) a favore degli uomini".
Già, sarebbe bello. E, in effetti, molte aree della rete hanno seguito il tema della 'donna' in società. Peccato, dico io, con le solite modalità (pesco a caso da blog scientifici e dalle testate dei quotidiani italiani): elogio delle donne "scienziate e rivoluzionarie"; elogio della donna "madre e lavoratrice"; elogio presidenziale delle donne "per la crescita"; industriale per le donne "manager"; ricordo ed elogio delle "amiche donne invisibili" e via elogiando.
Secondo me, non ci siamo. Ma quale elogio per questo e per quello?!?! Elogio e basta! Cioè presa d'atto che le donne, con le differenze che questo Cosmo ha dato ai generi dell'Umanità, sono donne, cioè cittadine, cioè, a prescindere dal ruolo investito temporalmente, tanto brave o non brave quanto gli uomini, cittadini anch'essi. Non le 'donne... tututu... in cerca di guai, donne al telefono che non suona mai...' e roba simile, come mille canzoni ci hanno propinato da mezzo secolo e forse anche prima, scusate se non ricordo. Le donne. Punto. Quelle con cui ci accompagniamo ogni giorno e che ci accompagnano ogni giorno. E finisco qui, perché se no, dato il mio habitat culturale, potrei finire per dire le cose che voglio negare, in un eterno paradosso che vuole affermare la normalità dei generi e che, affermandolo, la nega. Donne e uomini, insieme tutte/i: ma vogliamo sottrarci al passato e vivere un giusto futuro?

mercoledì 7 marzo 2012

SOLE, SALUTE E SPOTPOLITIK

Oggi non piove. Un bel sole nel cielo sopra Torino. Esco, e per arrivare a casa ci metto pochi minuti. Alla radio sento la seguente notizia, che riporto qui: "Salute: obeso o fumatore? Niente cure, decisione shock in Gb". In pratica, pare, il NHS, tipo il nosto SSN, pare abbia deciso di ridurre alcune cure alle persone dai comportamenti poco virtuosi, almeno dal punto di vista della salute. Fumi, bevi, mangi schifezze? Bene, ti neghiamo la gratuità di alcuni interventi. La commentatrice alla radio era scioccata: disgustoso, incomprensibile, blasfemo (?), irritante, soprattutto perché si tratta di un tema legato al risparmio pubblico. 
Ora, non che la decisione della NHS sia esente da critiche, giacché discriminare tra un comportamento consapevolmente distruttivo ed uno patologico o sociale (ammesso che vi sia qualche differenza) è difficile, così come l'azione preventiva ai comportamenti non salutari è essenziale, non tacendo poi che il governo inglese, al pari di altri, promuove la distribuzione di sigarette, alcol, cibi McDonald's e via elencando. Eppure, ne sono convinto, è un caso di vera e propria decisione "etica" di una amministrazione semi-pubblica. Qui si parla proprio della dimensione comportamentale, etica, per l'appunto, di un fenomeno, quello del non tutelare la propria salute, che impatta socialmente ed economicamente su tutti i cittadini
In fondo perché io, che cerco di seguire un minimo di buon senso nel gestire il mio corpo, devo pagare di più un ticket sanitario per coprire il costo delle analisi e delle cure di chi si fuma 3 pacchetti al giorno? O di chi si beve una bottiglia di gin una sera e l'altra pure? Non mi sembra di mancare di solidarietà sociale se penso che non sia corretto che io paghi per chi si fa del male. Semmai, invece che nel pagare, la mia solidarietà sociale sta nel cercare di convincere l'amico/a a lasciare perdere cattive abitudini o a chiedere aiuto qualora necessario. Semmai posso sostenere la scuola -di ogni grado- o fondazioni o associazioni che intervengano per evitare il disastro. Che colpisce non solo il fumatore, l'ubriaco o l'obeso, ma anche la propria famiglia, che probabilmente condivide situazioni di tensione e di disagio
Perché lasciare fumare sine dolo i fumatori? Va bene che i monopoli di Stato ci guadagnano. Credo meno di quanto non ci perdano dal lato della cura, tanto quanto la società (e la famiglia stessa) dal lato del benessere. Peraltro, ad essere anche un poco cinici, se puoi fumare o bere tanto, allora puoi anche pagarti le cure. O magari avere un'incisione fiscale maggiore rispetto a chi non adotta comportamenti in largo modo 'distruttivi'. Le facciamo pagare care queste sigarette? E gli alcolici? E magari i panini del McDonald's? Capisco che alcol, fumo e panini siano spesso il rifugio dei poveri. Ma più che altro, specie per alcol e fumo, sono il piacevole (?) rifugio per i poveri di spirito. 
Quindi, ribadisco, io ritengo etica la decisione della NHS. Che, peraltro, proprio sul suo sito internet, ricco e ben fatto (almeno per chi internet ce la ha), titola "NHS choices - Your Health, Your Choices". 


Spenta la radio, salito in casa, ecco un piacere per me intenso... mi apro il mio bel scatolone con cinque kilogrammi di libri ben impacchettati. Roba filosofica. Roba buona, che mi tenta. C'è anche la semiologia. Mi gusta.
Inizio a sfogliare un testo recentissimo, 'fresco di stampa', direi, e cioè "SpotPolitik. Perché la "casta" non sa comunicare", di Giovanna Cosenza
Mi piace il tono dell'introduzione, che un po' riconosco, essendo quello che scivola tra i post del blog della nostra aca-blogger (DIS.AMB.IGUANDO). E' il tono deciso di chi intende scagliarsi contro "quell'idea di comunicazione come estetica superficiale contro cui [l'autrice] si è già espressa". Peraltro una comunicazione, in uso commerciale e, a mezzo di ingenuo traslato, anche politica, che ti va bene se funziona una volta. Perché a ripeterla, sicuramente, ti freghi da solo. 
La SpotPolitik, quella "politica che imita il peggio di ciò che fanno certe aziende italiane con la pubblicità", "ha radici profonde nella cultura  e nella mentalità dominanti nel nostro paese, cioè esprime gusti, desideri e bisogni di un'ampia fascia di italiani". Il che la rende un virus piuttosto resistente, tanto più in un Paese dagli anticorpi lillipuziani. Ecco allora che non serve lamentarsene, quanto studiarla e capirla, possibilmente per non ripeterla. Perché sarà anche vero che il governo Monti ha prodotto una interruzione nel flusso del delirante political-slang che "più basso di così c'è solo da scavare" (Daniele Silvestri), ma non è detto che questo iato si riveli ben presto solo il break tra un primo e un secondo tempo di una unica, lunga, noiosa partita. Con le curve oscillanti tra un "Forza Italia!" e un "Salviamo l'Italia!". Bipartisan, per usare un termine incluso nella SpotPolitik.   
Potrebbe essere utile, con una oculata attenzione al nostro contesto, una bella iniezione di speech(ghost)writing fresco e ragionato (non stagionato, di quello no, grazie, ne abbiamo abbastanza), alla Jon Favreau e per candidati del color che si voglia (in tutti i sensi, letterale, storico, massi'... anche politico ;-), ma con quella capacità "di uscire da se stessi per mettersi nei panni degli altri" che è il sine qua non per comunicare (bene) qualcosa a qualcuno. Magari ai potenziali elettori, perché no?
Insomma, impulso vivo e solido questo attacco del testo della aca-blogger Professoressa Giovanna Cosenza. E con un inizio così... non c'è che di ben continuare! 

sabato 21 maggio 2011

SEMIOTICA DEI NUOVI MEDIA

More about Semiotica dei nuovi media
Semiotica dei nuovi media” (seconda edizione, 2010), di Giovanna Cosenza è sicuramente un manuale universitario, caratterizzato da un oggetto specifico (i nuovi media, appunto), da una ‘nuova’ semiotica (quella che, fruendo della vasta letteratura semiotica antecedente la comparsa dei nuovi media e di quella frammentaria sui nuovi media, ora si cimenta in un lavoro nuovo: quello di sistematizzare il lavoro semiotico sin qui condotto) e da un obiettivo preciso: promuovere la ricerca semiotica, sia empirica, sia teorica, per indurre nuove riflessioni, ricerche e sperimentazioni nel vasto territorio multi-mediale e delle nuove forme di comunicazione.
Proprio nel precisare l’oggetto, la metodologia utilizzabile e le potenzialità della ricerca nel campo di ‘ciò cui non siamo abituati’ l’autrice, con estremo rigore, innesta i confini del lavoro, precisa definizioni spesso lasche e oscure (multimedialità, per citarne una), anticipa problemi da sciogliere (alcuni nel testo; altri negli studi che ancora non ci sono o sono mal dis-posti nel territorio semiotico), professa la necessità di fornire spunti per la progressione dell’analisi semiotica nei diversi e molteplici mondi, testuali e contestuali, che le nuove tecnologie abilitano.
Sempre senza dimenticare che non è la tecnologia ad interessare lo studio semiotico, quanto le nuove forme di interazione che a mezzo di essa originano e origineranno.  
Il testo non si offre quale testo di base sulla semiotica dei nuovi media. Non nel senso che prima si introduce la semiotica e poi la si applica ai nuovi media. Il testo, e questo risente dell’impostazione manualistica per corsi universitari, si propone, semmai, come prima, potente, riflessione tramite gli strumenti della semiotica (molto usati quelli della semiotica strutturale Greimasiana), applicata al mondo dell’interattività, della multimedialità, degli ipertesti, della comunicazione mediata dal computer, delle comunità virtuali, dei blog, dei mondi immersivi di realtà virtuale, dei videogiochi… Lo sguardo è ampio, ma il filo rosso che lega i capitoli è netto: passare dalla, mi si passi il termine, ‘fanta-semiotica’, alla analisi semiotica rigorosa e metodologicamente affidabile con cui ci si può avvicinare (ed entrare, sperimentare) ai nuovi media. Questo filo rosso è un pregio del testo che, tuttavia, sconta una debolezza di fondo: la necessità di decrivere il fenomeno dell’oggetto di studio e poi di imbrigliarlo nelle maglie della semiotica consolidata. Pur sapendo, e l’autrice ne è consapevole, che, per esempio, parlando di ipertesto, è ormai “imprescindibile e urgente una riflessione che usi concetti e metodi anche diversi, se e quando serve […] senza preoccuparsi eccessivamente di star dentro alle maglie di una definizione unica e generale, se sono troppo strette” (p. 115).  Un’altra debolezza di fondo, per il lettore generalista, non per un discente, è la naturale presupposizione della conoscenza della semiotica generale (e di alcune semiotiche specifiche) da parte del lettore modello del testo: è comunque, più che una debolezza, una necessaria selezione dei fruitori del testo. Se questi sono discenti o ricercatori di semiotica, troveranno in esso una costante apertura: proposte di studi, di indagini, di esperimenti e altro ancora che possano ampliare lo studio semiotico sui nuovi media. In tal senso, il testo pro-muove la ricerca nel settore e, senza girarci troppo intorno, invita i semiologi interessati a prendere l’incarico di contribuire alla sistematizzazione di un’area della comunicazione e dell’interazione così dinamica e cangiante. Seleziono qui due aspetti molto interessanti e arguti che l’autrice ha considerato nell’organizzare il testo.
Intanto il sistema adottato per precisare, una volta per tutte, alcuni concetti un po’ troppo sfumati nei diversi racconti sui new media: partendo da un documento oggettivamente poco considerato in materia, e cioè le
Guidelines” di Apple
per le prime interfacce grafiche, in specie il primo capitolo “Human Inteface Principles”, l’autrice estrae i tredici principi che hanno guidato la filosofia di progettazione dei primi Macintosh, e ne espande le relative metafore per innestarle su quanto è accaduto con e nelle realizzazioni successive. Un modo nuovo e serio per partire alla scoperta delle strutture soggiacenti l’agire modale attraverso nuovi dispositivi. E che consente alla studiosa di elaborare con estrema sintesi una serie di distinzioni oggettivamente utili anche al di là del campo semiotico, per poi introdurre, quasi naturalmente, l’usabilità che, nella HCI, è diventata ossessione idealista per alcuni, complesso di elementi cognitivamente coerenti e dispositivo organizzativo potente, per altri. Nel web, spazio di azione per eccellenza dell’interazione inter(net)mediata, interfaccia ed usabilità sono rielaborate ai fini della semiosi, per la porzione che ciascuna di esse occupa nella formazione del senso per il fruitore. Fruitore che naviga ipertesti, anch’essi definiti nella dimensione non sequenziale che possono (ma non necessariamente debbono) avere: la distinzione tra sequenzialità e non sequenzialità di un testo, tracciata nell’omonimo paragrafo (pp. 101-104), è un bell’esempio di rigore metodologico, che deriva da una attenta analisi puramente fenomenologica del testo tradizionale e dell’ipertesto (discorso poi ampliato nell’eccellente paragrafo “Le forme dello spazio logico”, pp. 107-111).
Quale secondo aspetto, rilevo di particolare interesse il capitolo su “Le nuove forme di comunicazione interpersonale”, laddove l’autrice considera le modalità di innesto del dialogo prototipico introdotto in precedenza per un ragionamento sulle forme di “distanza” delle comunicazioni a mezzo dei new media. È un discorso sul tempo che si fa discorso sull’enunciazione: accelerato il primo, la seconda si integra e acquisisce nuove modalità, pur senza sostituire l’enunciazione e le forme che essa assume nell’interazione ‘faccia a faccia’. E qui siamo già entrati a parlare di Web 2.0 che, più che indicare un nuovo paradigma tecnologico, segnala un nuovo modo di interagire e creare senso (il più delle volte con-diviso) attraverso e nelle reti. Una interazione in cui l’atto performante è cruciale sia a livello del singolo sia a livello dell’hub o di complessi aggregati. 
Tanti altri stimoli emergono dal testo che, mi preme ricordare, non credo vada letto senza una minima, ma abilitante, conoscenza della semiotica. Stimoli che poi possiamo ritrovare nel blog ricco, ricchissimo, di Giovanna Cosenza (DIS.AMB.IGUANDO), dove, peraltro, l’autrice introduce regolarmente brevi post estremamente focalizzati, utili ed interessanti (seppure il blog sia maggiormente orientato alla pratica della semiotica della comunicazione politica, cui l’autrice ha dedicato un testo, che a breve sarà oggetto di recensione), ed importanti soprattutto perché sono zone di interazione ed interlocuzione con discenti e con chi voglia discutere, ragionando e riflettendo, sull’enorme semiosfera che ci circonda, tutti i giorni, in tutti gli spazi sociali e individuali, laddove l’essere umano rivela la sua natura profondamente semiotica.
Link al post: “Che cos’è la semiotica dei nuovi media” di Giovanna Cosenza, da cui ulteriori link sull’argomento.

Link ad un precedente doc word, una sorta di ‘lavori in corso’ sulla “Semiotica dei nuovi media”, sempre dell’autrice.

martedì 22 febbraio 2011

HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE

Finisce così la saga del Mago Potter. O no? 
Bé, finisce così la saga che ci ha rivelato il mondo del mago dalla cicatrice saettante. Un mondo che ha miscelato semiosfere 'magiche' le più diverse, in un accordo che si è rivelato armonioso e coerente. 
More about Harry Potter e i Doni della MorteLa magia, che affonda le sue radici nel 'ciò che è grande' e nel 'purificare' persiano, insiemi non discordanti, tutt'altro, ci si è svelata, proteiforme, leggendo. Ciò che rende magico rende grande e purifica. Abbiamo letto anche la tragedia, la rottura, lo scisma: insomma, ciò che accade quando si omette uno dei due connotati del magico: la grandezza o la purezza. 
La saga di Harry Potter può vedersi anche così: grandezza e purezza, non antitetiche, ma miscelate in diversa misura nei personaggi che nei libri hanno preso vita. Magia è anche 'fare sacrificio', 'onorare', come il mondo chiaro/oscuro della Rowling ha onorato noi lettori. Ci ha ammaliati. Ci ha incantati. Grandi e piccini. Di nazionalità e lingue diverse. Fusione di sememi ancestrali e di collegamenti nuovi, eredità di racconti magici dall'Oriente all'Occidente, per significare che tutto è un continuum, che tutto si fonde, laddove "la magia dell'immaginario" prende coscienza del proprio furore creativo. 
Fine della saga. Forse. Molti personaggi abbiamo incontrato, alcuni straordinariamente ben animati, altri di sfondo. 
Dunque, perché no? Magari la narrazione della vita di alcuni personaggi del mondo di Potter, forse, ce la troveremo presto innanzi, accompagnati lungo qualche ramo genealogico, babbano, mezzosangue o puro, non importa: rami di molte presenze dotate di una profondità psicologica che non è di molto inferiore al protagonista della saga. 
E poi, siamo sicuri che, dopo 19 anni, non possa accadere qualcosa? 
Si sa, vasto e misterioso è il regno della magia...

venerdì 18 febbraio 2011

LETTERATURA E DINTORNI - dal Blog di Giovanna Cosenza

Narrazioni in rete (formato PDF).

"Le tecnologie digitali hanno moltiplicato le occasioni di scrittura. Una volta scriveva abitualmente solo chi faceva un certo mestiere: il giornalista, l’insegnante, il redattore, lo scrittore; o chi era motivato da passioni personali: pensiamo agli epistolari degli amici e innamorati lontani, ai diari che alcuni tenevano nel cassetto. Oggi – almeno nei paesi ricchi del mondo – tutti scrivono in continuazione, sia nella vita privata che al lavoro: come minimo mail e SMS, in molti casi messaggi chat e messenger, spesso anche testi da pubblicare sul web.
Inoltre, oggi un numero sempre maggiore di persone hanno un blog individuale o contribuiscono al blog collettivo di qualche associazione, azienda, ente pubblico" (cit. da testo, Giovanna Cosenza).

mercoledì 5 gennaio 2011

MIA SORELLA SI ESPRIME COSI'

Io amo la scrittura. In e con essa vedo il mondo. Per me il mondo si legge. Mi è più arduo comprendere il mondo attraverso la sfumatura, il tratto, il colore.
Mia sorella, invece, vede il mondo così.
Sono tante le visioni del mondo. Tante sono le cose da cogliere. Non solo nel web, si intende.

giovedì 18 novembre 2010

MANOMETTENDO LE PAROLE

Sto leggendo il libro di Gianrico Carofiglio "La manomissione delle parole" e lo trovo molto intelligente, in quanto divulga in parole nitide, ma sintetiche, tutta una serie di studi che consentono di comprendere la natura sostanziale e manipolatoria della parola. La parola che non è solo suono, né moda, ma azione veicolata al fine di un risultato. Chi domina le parole, domina il contesto. Chi è fuori dal gioco delle parole, magari nell'ottica di un disegno da altri pre-disposto, è escluso da molte possibilità.
Una lettura bella, intrigante, potente.

venerdì 3 settembre 2010

I VOLTI DELLA MENZOGNA

...gli indizi dell'inganno nei rapporti interpersonali... di Paul Ekman
Questo testo di Paul Ekman, scritto nel 1985, è un tentativo, sistematico, di divulgare presso il pubblico i risultati allora raggiunti nell'ambito della ricerca sulle espressioni facciali e, per esteso, dei segni distintivi della menzogna.
Il testo sintetizza il quadro teorico alla base dell'approccio pragmatico con cui avvicinarsi agli indizi (potenzialmente) rivelatori della menzogna. Il riconoscere la menzogna è una competenza che si può acquisire, una volta individuato che cosa si deve cercare, ma che, per fornire risultati utili ed attendibili, richiede un intenso esercizio pratico, non essendo così naturale per l'essere umano riconoscere le tecniche, consapevoli o meno, di chi sta mentendo. Quel che si sostiene è quindi che, sapendo che cosa cercare nella voce e nel comportamento non verbale, oltre che verbale, è in parte possibile rilevare gli indizi che rivelano la menzogna.

Come può accadere? In genere, evince Ekman dai suoi studi sulle espressioni e sul comportamento emotivo, quando proviamo emozioni, "ciascuna di esse scatena una sequenza di segnali che le è propria, e che si manifestano nel linguaggio del corpo, nella voce e nelle espressioni del volto". Si tratta di un comune denominatore biologico, relativamente costante tra le diverse popolazioni, soggiacente ad altre manifestazioni improntate alle diversità culturali.
Imparare a riconoscere la menzogna può indurre a due comportamenti importanti: aiutare chi sta male e difendersi da chi tenta di fare o farci del male. Sempre che, osserva Ekman, non diventi un'ossessione!

Un capitolo interessante, tra gli altri, è quello sul poligrafo, o macchina della verità, in cui l'autore evidenzia tutti i limiti di una utilizzazione indiscriminata e non consapevole di che cosa 'legge' lo strumento. In quanto tale, infatti, esso legge, simultaneamente,  alcune modificazioni in più indicatori corporei (sudorazione, battito del cuore, tensione muscolare, ...), cioè, di fatto, rileva la presenza di un'emozione o, più genericamente, una alterazione dello stato fisiologico dell'individuo. Questa modificazione, tuttavia, può essere o non essere correlata alla presenza della menzogna: si pensi all'ansia che prova un innocente nel sottoporsi al test del poligrafo; essa è una dimensione esperenziale di disagio reale e il poligrafo la identifica quale tale. Ma potrebbe essere causata dallo stress dovuto al timore di non essere creduto. Per questo è essenziale  integrare che cosa ci 'dice' il poligrafo con altri indizi, maggiormente inequivocabili, relativi al mentire. Per evitare che un innocente diventi colpevole... a causa delle proprie normali e sane emozioni!

In fondo al testo, una serie di tabelle molto utili fornisce informazioni dettaglianti i vari casi di relazione/correlazione tra stati emotivi/tendenza alla menzogna/rapporto inquisito-inquisitore, particolarmente pertinenti per formarsi un quadro concettuale solido delle potenzialità e delle limitazioni delle ricerche descritte.

Una nota da tenere bene presente: non crediate, dopo aver letto il libro, di essere più bravi a riconoscere le menzogne... un po' di esercizio ci vuole!

Per fare un buon esercizio pratico, ci si può allenare con F.A.C.E. Training, un sistema di addestramento on-line, non gratuito, che si trova sul sito di Paul Ekman.


A breve seguirà una recensione al testo "Te lo Leggo in Faccia. Riconoscere le emozioni anche quando sono nascoste", sempre di Paul Ekman, ma più aggiornato in merito a teoria e metodo.

giovedì 5 agosto 2010

LA COMUNICAZIONE

Progettato per gli studenti che si accingono a seguire corsi di scienze della comunicazione e per tutti coloro che, dell'ampio ambito della comunicazione, cercano una cornice di riferimento entro cui ordinare le diverse teorie e prassi emerse, con relativi pensatori, il manuale "La Comunicazione" di Mario Ricciardi  è una svolta tra i classici manuali di comunicazione.
Ricciardi, infatti, scrive per il lettore 'contemporaneo', che non è più il lettore di metà del secolo scorso: se studente indifferente, offre una distinta base per la comprensione generale delle basi delle scienze della comunicazione; se studente 'vero discente' offre, oltre ad una analisi concisa e molto chiara dei diversi "paradigmi" attraverso cui si è sviluppata la comunicazione, le parole dei protagonisti di questa scienza, attraverso lunghe e focalizzate citazioni tratte dalle opere più significative dei "maestri" citati, senza tralasciare i riferimenti ai loro contributi più ampi, garantiti da una breve biografia cui segue una bibliografia essenziale e molto focalizzata.
Il manuale è molto utile e decisamente efficace, grazie alla sua struttura:
- analisi dei paradigmi e dei cambiamenti profondi che muovono l'innovazione;
- analisi dei maestri, portatori del cambiamento;
- selezione accurata della bibliografia.
Quindi,  troviamo, sempre in perfetto ordine:
- una parte introduttiva alle grandi macroaree di indagine;
- entro ogni macroarea i settori più importanti per la comunicazione;
- entro ogni settore alcuni autori, con citazioni e bibliografia specifica.
Si tratta di ciò che ogni studente vorrebbe potere trovare in un manuale di riferimento dei primi anni: la nota di avvio e di riflessione di un eccellente docente della comunicazione e gli strumenti per proseguire da sé (vedi anche indice completo riportato sotto).
Ecco perché ho scritto che il testo è rivolto al lettore 'contemporaneo'. Ricciardi, con un che di nostalgico, ma anche con profondo realismo, si rende conto che il discente di oggi non è più (mediamente) colui che segue un percorso di ascesa al sapere, che cerca autonomamente il confronto con le fonti, che approfondisce oltre il testo. Per questo la struttura del testo è un po' come un sentiero tenuto molto bene, che segna percorsi chiari e stimolanti intersezioni, sollevando un poco il lettore contemporaneo dal suo onere di approfondimento.
E riporta così alla luce i nessi e le strutture che soggiaciono all'ampio ambito denominato "comunicazione", che rischia oggi, tanta è l'informazione che circola, di perdersi nei rivoli i più diversi, offuscando le proprie solide fondamenta. Di questo, infatti, l'autore parla nella premessa: “In questo volume – ci spiega nella premessa – intendiamo contrastare la diffusa convinzione che la comunicazione sia un sapere senza fondamenti, un campo ibrido in cui si mescolano casualmente interessi e discipline diversi. Noi pensiamo, al contrario, che sia un crocevia di culture e di ricerca scientifica e umanistica”.

Sono contento di un testo così ben progettato.

Ecco i contenuti:

Premessa

Parte prima
Comunicazione e civiltà

Oralità e scrittura
1. Dal passato al presente - 1.1. Dalla scrittura all’ipertesto - 2. Claude Lévi-Strauss - 2.1. La comunicazione è la struttura della società - 3. Eric Havelock - 3.1. La mente alfabetica - 4. Walter J. Ong - 4.1. La scrittura è una tecnologia - 4.2. La scrittura ristruttura il pensiero - 4.3. I media e la comunicazione umana - 5. Jack Goody - 5.1. Comunicazione e conoscenza - 5.2. Tecnologia della mente

Lingua e segni
1. Ferdinand de Saussure - 2. Formalismo - 2.1. Il Circolo linguistico di Praga - 2.2. Roman Jakobson - 3. Strutturalismo - 4. Semiotica-semiologia - 4.1. Narratologia - 4.2. Vladimir Propp - 4.3. Algirdas J. Greimas - 5. Roland Barthes - 5.1. Il mito è parola - 5.2. Il testo al plurale - 5.3. Linguistica e semiologia - 6. Umberto Eco - 6.1. «Opera aperta» - 6.2. «Fenomenologia di Mike Bongiorno»

Scienza dei media
1. Harold Adams Innis - 1.1. Monopolio e potere - 1.2. Tendenze e civiltà - 1.3. «Impero e comunicazioni»: un esempio di anti-storia totale - 2. Marshall McLuhan - 2.1. «La galassia Gutenberg. Nascita dell’uomo tipografico» - 2.2. Lo stile: comunicare col lettore - 2.3. Media intelligenti - 2.4. Il medium è il messaggio - 2.5. Media caldi e media freddi - 2.6. «Il villaggio globale» - 2.7. McLuhan e il suo tempo

Parte seconda
I media nella società

Comunicazione e politica
1. Sovversione e legittimazione - 1.1. 1789: la festa rivoluzionaria - 1.2. 1848: parlare in pubblico - 1.3. La comunicazione politica come demagogia - 1.4. Magia e popolo - 1.5. Psicologia di massa - 2. Max Weber - 2.1. L’imprenditore capitalista - 2.2. Il potere carismatico - 2.3. Il grande demagogo - 2.4. Le professioni della politica

Comunicazioni di massa e società di massa
1. Come agiscono i mass media - 2. Walter Benjamin - 2.1. Tecnologia e medium - 2.2. La ricezione: tecnologia e fruizione - 2.3. Andare incontro al fruitore - 2.4. Teatro e cinema - 3. Theodor Wiesengrund Adorno - 3.1. Adorno contro Benjamin - 3.2. Feticcio e regressione - 3.3. Musica e film - 3.4. Industria culturale - 3.5. Autorità, autoritario - 4. La società del benessere - 4.1. Consumo ed esclusione - 4.2. Herbert Marcuse: il gran rifiuto - 4.3. Jürgen Habermas: agire comunicativo

Parte terza
Tecnologie, comunicazione e reti
Macchine per comunicare
1. Alan Turing - 1.1. La Macchina di Turing - 1.2. Il Test di Turing - 2. Norbert Wiener - 2.1. Le origini della cibernetica - 2.2. Feedback e messaggio - 2.3. Computer: la macchina speciale - 2.4. Informazione e comunicazione: Shannon e Wiener - 2.5. La cibernetica - 2.6. Macchine e umani - 2.7. Etica della responsabilità

Ipertesti e Internet

1. Vannevar Bush - 1.1. «As We May Think» - 1.2. L’utopia di Memex - 1.3. La società dell’informazione - 2. Douglas Engelbart - 2.1. La madre di tutte le presentazioni - 2.2. «Augmenting Human Intellect» - 2.3. Lavoratori della conoscenza - 2.4. Manipolazione, simboli e cooperazione - 3. Theodor Nelson - 3.1. Inventare l’ipertesto - 3.2. Xanadu - 3.3. Letteratura - 4. Tim Berners-Lee - 4.1. Il web - 4.2. La cultura del web - 4.3. Il web e la globalizzazione

Parte quarta
La società digitale

Digital media contro mass media
1. Dalla società di massa alla società digitale - 2. Libro a stampa, libro elettronico - 3. La vita sullo schermo: 1995, Sherry Turkle - 3.1. Lo schermo sostituisce il libro - 3.2. Finestre sullo schermo - 4. «Re-mediation»: 1999, Jay David Bolter - 4.1. La tradizione dei media («remediation») - 5. La logica del database: 2001, Lev Manovich - 5.1. Interfaccia culturale - 5.2. Interattività e creatività - 6. Cultura convergente: 2006, Henry Jenkins

Media e network
1. Media e modernità: John B. Thompson - 1.1. Il sistema dei media - 1.2. La natura dei media - 2. La società dei network: Manuel Castells - 2.1. La nascita della società dei network - 2.2. Informazionalismo - 2.3. Identità: Io-rete - 2.4. La grande mutazione - 3. Il mondo in rete - 3.1. Il cyberspazio - 3.2. L’età dell’accesso: Jeremy Rifkin - 3.3. Comunità virtuali: Howard Rheingold - 3.4. «Smart mobs» - 3.5. Hacker: Pekka Himanen

Bibliografia