martedì 18 maggio 2010

LEGGEREZZA SOTTO I 60

... Molteplicità e coerenza. Il lascito di Calvino al XXI secolo ...

Questo piccolo libretto di poco più di 50 pagine raccoglie in forma scritta una lezione che il prof. Carlo Ossola tenne presso l'Università di Torino nel 2009, avente per oggetto il lascito di senso della ricerca, tanto scientifica, quanto umanistica (se ancora, si chiede Ossola, ha senso questa distinzione) al volgere del Terzo Millennio. E il Professore prende a suo 'Virgilio' proprio colui che, nei meravigliosi "Six Memos for the Next Millennium", ci lasciava in eredità le note riflessioni su 'Lightness', 'Quickness', 'Exactitude', 'Visibility', 'Multiplicity' e, forse, 'Consistency'; in eredità, perché il Calvino delle "Lezioni Americane" termina il proprio ricco tragitto umano prima di potere tenere le sue Lezioni.

Sull'incompiutezza di queste e, nello specifico, sul rapporto di reciproca coerenza e bilanciamento tra 'Multiplicity' e (la potenziale) 'Consistency', Ossola trae spunto per contemperare le esigenze di orientamento e di organizzazione della dis-orientata società odierna.
Una breve lezione, non priva di spunti interessanti, leggibile in pochi minuti e tascabile quanto un piccolo smartphone dal sapore letterario-filosofico.

domenica 16 maggio 2010

LA LOGICA DELLA COMPLESSITA'

... introduzione alle teorie dei sistemi ...

Il testo della De Angelis è particolarmente denso, quanto alle teorie sui sistemi in esso relazionate. L’approccio è “introduttivo”, nel senso che introduce il lettore alle diverse teorie insiemistico-sistemiche che sono state o sono alla base delle logiche della complessità.
Questo approccio, da un lato costituisce un vantaggio, perché spazia attraverso diverse teorizzazioni classiche, catalogate in capitoli, di per sé chiusi e quindi leggibili autonomamente, a seconda delle necessità o dei gusti del lettore; dall’altro esso costituisce anche il limite principale del testo, il quale si traduce in una sorta di sintesi antologica delle diverse teorie dei sistemi (dalla biologia, alla sociologia; dalla cibernetica alla semiotica, e così via) che, in un’ottica sintetica e riassuntiva, perde di specificazione rispetto ai concetti esaminati e, talvolta, diventa essenzialmente un ‘riassunto’ estratto dai testi dei capofila di ogni teoria. Non troverete dunque esempi che, nel caso delle teorie in esame, sono una affordance molto utile per la comprensione. Il discorso è chiaro e limpido, ma collocato ad un livello teorico, senza entrare nel dettaglio dei singoli concetti esaminati (cui, però, fa da contrappeso, il riferimento costante e preciso alle fonti).

Ecco il contenuto diviso per capitoli:

Premessa. I. La teoria classica dei sistemi. II. Teorie biologiche della conoscenza. III. Teorie dei sistemi sociali. IV. Teorie dei sistemi simbolici. V. Le teorie di Matte Blanco e Lotman. VI. Teorie dei sistemi cognitivi. VII. Semiotica e teoria dei sistemi linguistici. VIII. Filosofia e teoria dei sistemi. IX. Conclusioni.

Detto questo, il testo è un tascabile, molto comodo e piacevole da leggere ovunque, con una buona organizzazione del materiale e note a piè pagina che semplificano il riferimento alle fonti.
Può essere abbinato ad altri testi introduttivi ai concetti della teoria dei sistemi e della complessità o a saggi specialistici rispetto ai temi trattati.

sabato 8 maggio 2010

IL LATO OSCURO DEL WEB 2.0

IL GRANDE INGANNO DEL WEB 2.0

Stavo per iniziare questa recensione, quando consulto l'e-mail di questo blog ed ecco il messaggio che mi giunge:
"Buongiorno,
mi chiamo ******* e faccio parte di una piccola compagnia internet specializzata in scambio link. Promuoviamo principalmente siti di *******, ma abbiamo moltissimi siti di diverso argomento da cui possiamo offrire link in cambio. Scambiamo link perchè è il modo principale con cui Google “rileva”un sito e lo innalza nelle sue posizioni di ricerca. Sarei lieto scambiare uno o più link con il suo sito http://ragionamente.net/. Lo scambio si intende a titolo completamente gratuito con il vantaggio reciproco di un miglior posizionamento su google. Sperando che il nostro bouquet di links possa attirarvi, saremmo lieti di offrirvene i migliori! Saluti, ********".
Ora, a prescindere dal fatto che chi mi ha scritto deve essere un poco ingenuo, in quanto il mio blog è al di fuori di ogni blogroll ed è seguito pressoché soltanto dallo scrivente, perché facilità il ricordarmi che cosa ho letto, i collegamenti mentali fatti e i riferimenti ai libri cartacei in biblioteca, nonché perché esprimo qui qualche appunto personale che ritengo di dover fissare; a prescindere da questo, dicevo, la mail riportata sopra può costituire, di fatto, già la migliore recensione de "Il Grande Inganno del WEB 2.0", di Fabio Metitieri. Ecco infatti l'esperienza del mondo dei blog, dove l'affannosa ed ansimante ricerca della 'presenza' in rete costituisce il raccordo con la limitata visione della rete che il concetto di WEB 2.0 ha, in un certo senso, promosso. Lo scambio dei link è essenziale per la presenza internetmediata, al di là del fatto poi che i link puntino a contenuti significativi, a fonti autorevoli, a comunità virtuali tipiche del WEB 1.0 dove la discussione, e non l'auto-promozione, la facevano da padrone: il link nel WEB 2.0 è solo una freccetta funzionale ai 15 minuti (o secondi) di celebrità che si cercano sul web.
Naturalmente il testo di Metitieri presenta una analisi ben più profonda di tutto il fenomeno WEB 2.0, non solo dei blog, in particolare soffermandosi sul ragionare di un doveroso ripensamento e rinnovamento del giornalismo, per non cedere ad un citizen journalism che si fa solo ecolalia e riporto su riporto di copia e incolla riportati senza peso e senza analisi o discorso. Tra i temi trattati, molto significativo mi pare quello della falsa disintermediazione, illusione dei primi pionieri di internet, i quali, appunto, si stanno o si sono ricreduti, a differenza dei nativi digitali che sembrano non accorgersi, insieme alle holding dei 'vecchi' media, che i centri di intermediazione, le piattaforme, del web sono diventate la base e ne monopolizzano accesso e monotonizzano contenuti (si pensi ai link incrociati come da mail riportata sopra e le conseguenze sono immediatamente percepibili, purtroppo, in negativo).
L'individuo, in rete, si è perso. Magari nell'idea di swarm intelligence che, di intelligent, può avere poco. Vero che un sistema è maggiore della somma delle parti: chissà se vale anche per un sistema di idiozie che si eleva a nube... L'individuo si è perso perché soffre di una grande lacuna: l'information literacy, che è al cuore di molti autori e studi (si cerchi il lavoro, molto utile di Christy Gavin: Teaching Information Literacy, 2008, Scarecrow Press, 9780810852020). Si tratta di imparare a ricercare, ad apprendere, a leggere e a scrivere usando il web. Che è una risorsa ricchissima, ma che gli individui mercificano in nome della semplicità, di una minore fatica, di una minore concentrazione, nel senso acquisito del 'copia e incolla' e del ualà, eccoti servito!, di un servizio, per carità, utilissimo, quale google.

E' un'epoca di riflessione, questa sul WEB 2.0, da Metitieri rinominato Medioevo 2.0. E infatti colgo l'occasione per rimandare al già recensito "You are not a Gadget. A Manifesto", di Jaron Lanier, guru che nelle pagine del suo manifesto riflette sulla modificazione in atto che sembra spingere l'individuo e le comunità sociali fuori da tutto, incluso il web.
E, sulla stessa scia, non posso non fare un rimando, a questo punto, al testo "Eretici digitali. La rete è in pericolo, il giornalismo pure. Come salvarsi con un tradimento e 10 tesi", di Massimo Russo e Vittorio Zambardino, il cui titolo è già di per sé una dichiarazione di intenti.
La cultura del web è in crisi, perché l'attenzione limitata dei naviganti è spesso ostruita ed oltraggiata da una massa incredibile di false notizie, di eventi distorti, di leggende metropolitane e di giornalismo urlato, elementi tali da ridurre la libertà di espressione del mezzo in pura e controllata cacofonia.
Uno può dire: con la TV e gli old media era lo stesso. Questo è vero, è vero sin dall'antica Grecia, dalla Persia, dai nostri antenati Romani. Quel che cambia è la portata cognitiva di tale overload dell'attenzione, entro i limiti della quale lo stesso individuo si autoinganna e tende a sentirsi legittimato solo se in sé rende legittimo il racconto del we(b), o una sua mimesi, o un suo surrogato.
Anche in questo caso, il testo non è contro il web (ci mancherebbe!), né è catastrofico: rileva però l'urgenza (e abbiamo visto che non è il solo testo), di riprendersi alcune libertà vere che la rete consente, tra cui una informazione di qualità e una discussione di contenuto. La ricetta per farlo, secondo gli autori, è demolire alcuni dogmi e rinnovare il giornalismo e, in genere, l'espressione in rete, in un senso più costruttivo e creativo, ritornando al fatto, ripudiando il fattoide. Il testo è avvincente e, come i due precedenti, chiaro, netto, preciso tanto nella fase di analisi, quanto in quella di pro-posta per rinnnovare sul serio le potenzialità del mezzo, al di là dei tag, delle smart cloud e dell'etichetta WEB 2.0.
Per chi volesse approfondire o per chi è curioso, consiglio vivamente di passeggiare presso il sito: http://www.ereticidigitali.it/
Chiudo con la conclusione (sono convinto, provvisoria) fornita dagli autori del libro:

"il tempo è maturo perché ogni figura sociale dell’ambiente web tradisca i suoi statuti professionali per salvare la rete da nuovi intermediari e dalla perdita del giornalismo come funzione democratica. Magari non va molto bene, ma dà un’idea di un testo complesso, come complessi erano i nostri pensieri prima di cominciare a scriverlo, e come difficile e intessuta di tante ragioni e fenomeni pensiamo sia la realtà".

martedì 27 aprile 2010

IL GIOCO DELLA VERITA' E DELL'ERRORE

... Rigenerare la parola politica ...

Di questo testo di Edgar Morin (pubblicato per la prima volta nel 1981) voglio citare una parte che mi ha colpito, tra le tante, più che abbozzarne una recensione. Dice Morin, parlando della missione dell'intellettuale nell'epoca moderna: "[...] ed è qui che appare la necessità, non più di un sottointellettuale che le subordini, non più di un sovraintellettuale che le sottovaluti, ma di un metaintellettuale che riconosca le condizioni complesse del pensiero, della teoria, dell'azione.
Il metaintellettuale cercherebbe di lottare in continuazione contro il sacerdote-mago che tende a rispuntare in lui. Dovrebbe ricordarsi in continuazione che, professando una delle carriere più egocentriche, quella di un autore che impegna la sua personalità in ciò che scrive e che cerca senza freni il riconoscimento, la consacrazione, la "gloria", non potrà sfuggire alle meschinità, alle vanità, alle scemenze dell'egocentrismo; questa consapevolezza lo inviterebbe a lottare costantemente contro quell'egocentrismo, nell'autoanalisi e attraverso l'autoanalisi permanente. Il metaintellettuale dovrebbe saper lottare contro la propria tendenza al disprezzo, alla denuncia, alla scomunica. Dovrebbe diffidare dell'autointossicazione ideologica (poiché la malattia sua propria è evidentemente quella di scambiare l'idea con la realtà). Dovrebbe tentare di vivere con l'incertezza, e non volerla più esorcizzare rabbiosamente. Dovrebbe infine lottare contro la semplificazione e l'arroganza. Vediamo così che la lotta contro l'errore coincide con la lotta contro se stessi, la quale coincide con la lotta per se stessi [..]" (corsivo nel testo).

Il testo è scorrevole e, nella edizione della Erikson (ISBN: 978-88-6137-552-9) del 2009 è arricchito da una nota introduttiva del traduttore Sergio Manghi che, in pochi paragrafi, schizza il volto e l'in-genio dell'autore. Sempre nel testo, a conclusione, segue una suggestiva intervista a Edgar Morin da parte di un filosofo francese, realizzata nel 2001 in occasione dell'ottantesimo compleanno di Morin. E infine, ancora, "Il complesso, l'uomo, l'opera", prolusione omaggio all'autore per il suo ottantesimo compleanno tenuta da Alain Touraine, all'epoca direttore di ricerca all'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales.

Insomma un testo ricco e al contempo sintetico, cui si può, per esempio, associare anche il seguente breve libretto:

"Educare per l'Età Planetaria, ovvero "Il pensiero complesso come metodo di apprendimento", dove gli autori (oltre a Morin, Emilio-Roger Ciurana e Raul Domingo Motta) accennano a come modellare nuove discipline di pensiero che aiutino i formatori e i formandi a formarsi nell'era della complessità...

sabato 17 aprile 2010

GAIA

"Gaia", scritto nel lontano 1979 per la Oxford Press, è un testo che tenta di spiegare il proprio titolo lungo se stesso, avvalendosi, e per l'epoca non è cosa così nuova, di un pensiero olistico, sistemico, attraverso il quale il chimico e divulgatore James Lovelock cerca di dare ragione della formazione di un concetto nuovo: Gaia da intendersi come sistema interconnesso e regolato da bio-feedback, in grado sostenere l'evoluzione della vita sul Pianera Terra.
L'autore illustra, con una prevalenza per la chimica, le azioni e le retroazioni a-biologiche (e poi biologiche) che hanno reso possibile la creazione di una biosfera omeostatica e stabile, in grado di ospitare la vita degli esseri a base di carbonio, quali gli esseri umani.
L'autore vuole ricondurre ad una valutazione realistica anche le potenzialità dell'azione umana entro Gaia. Gaia, secondo Lovelock, è più pronta di quanto pensiamo a reagire ai turbamenti che, come l'inquinamento o i dissesti provocati dall'uomo, deve fronteggiare anche a causa dello sviluppo tecnologico.
In questo, lo sguardo di Lovelock è paticolarmente lucido: non critico verso l'ecologia, ma verso quelle degenerazioni paralizzanti che non colgono il senso vero della parola, e cioè un 'discorso sulla *struttura casa* che è Gaia', struttura che si trova pronta ad autoregolare chimicamente il proprio equilibrio, anche a fronte di un aumento enorme della popolazione terrestre o di tecnologie potenzialmente distruttive. In altre parole, l'ipotesi di Gaia, in quanto tale, necessità di una mole enorme di dati per comprendere veramente se e come agire. E noi uomini, scrive l'autore, non ne disponiamo ancora a sufficienza (almeno, nel 1979, quando il testo fu redatto, ma in prospettiva anche adesso, leggendo altri suoi testi) per prendere decisioni complesse, per esempio quali azioni intraprendere in modo efficace per il buco nello strato di ozono o per le piogge acide.
Non è un'astenersi dalla responsabilità: tutt'altro. Citando l'autore: "Non vi possono essere prescrizioni o insieme di regole per vivere su Gaia. Per ciascuna delle nostre diverse azioni vi sono solo conseguenze". Nei nostri limiti, dobbiamo tenerne conto ogni giorno.

Link all'ipotesi "Gaia" su Wikipedia.

giovedì 15 aprile 2010

YOU ARE NOT A GADGET

...un testo che dialoga, che riflette su quanto la cultura stia in parte declinando verso forme di assenza di significato che stanno sotto la nuvola 2.0, applicata un po' a tutto quanto di 'reale' passa attraverso la rete.
Analisi lucida del presente, delle potenzialità passate delle tecnologie e di quelle future, ma con una PARTECIPAZIONE intellettuale ed emotiva che è di pochi, di chi sa pensare con lungi-miranza, in una visione prometeica che dà luce e offre un miliardo di stimoli di riflessione per non cadere nell'oblio. Ma senza essere pedanti, senza essere insegnanti, e men che meno 'guru': con una umiltà che si riconosce nel vero 'scenziato' quanto è anche fantastico 'umanista'. Da leggere. Davvero.

Alcuni link:

- Altro materiale direttamente dal sito di Jaron Lanier.

- Un articolo tratto dal Sole24Ore sul testo.

- Copyrighted Amazon.com Review:

Amazon Best Books of the Month, January 2010: For the most part, Web 2.0--Internet technologies that encourage interactivity, customization, and participation--is hailed as an emerging Golden Age of information sharing and collaborative achievement, the strength of democratized wisdom. Jaron Lanier isn't buying it. In You Are Not a Gadget, the longtime tech guru/visionary/dreadlocked genius (and progenitor of virtual reality) argues the opposite: that unfettered--and anonymous--ability to comment results in cynical mob behavior, the shouting-down of reasoned argument, and the devaluation of individual accomplishment. Lanier traces the roots of today's Web 2.0 philosophies and architectures (e.g. he posits that Web anonymity is the result of '60s paranoia), persuasively documents their shortcomings, and provides alternate paths to "locked-in" paradigms. Though its strongly-stated opinions run against the bias of popular assumptions, You Are Not a Gadget is a manifesto, not a screed; Lanier seeks a useful, respectful dialogue about how we can shape technology to fit culture's needs, rather than the way technology currently shapes us.

sabato 10 aprile 2010

CONNECTED

More about Connected 

Connected (The Surprising Power of Our Social Netwoks and How they Shape Our Lives) è un testo intrigante, ricco, in grado di dire qualcosa di nuovo sulle 'social networks', studiate con attenzione tipica dello psicologo sperimentale e del fisico e la vividezza accattivante dell'antropologo che si fa sociologo. E' un testo che ti prende, per nulla noioso, basato su una serie vastissima di esempi che partono dalla diffusione dell'isteria nei primi anni del XX secolo, passeggia ancora più indietro nella trasmissione documentata di certi tipi di comportamenti, e perché no, anche di germi e batteri, tra le genti di diversi paesi del mondo, ritorna al presente e ad internet, spingendosi sino ai fenomeni emergenti, quali urban blogs, siti quali Facebook, Twitter e quelli che invece sono morti, passando per la famosa pandemia di Second Life, nonché per i reality show, in un continuo andare e tornare dalla realtà alle reti che la costituiscono... e via dicendo.
Ma non leggerete lo stesso testo generico sulle reti, su internet, sull'emergenza dei fenomeni: questo testo è "unico" perché sintetizzando e rielaborando una mole immensa di dati e di esperimenti studia il legame, il collegamento, la funzione che ha il posizionamento entro una rete, in rapporto agli altri nodi e, in particolare, agli individui. Elaborando una serie di dati di diversa origine (indagini dall'era della pietra in avanti, su scala micro- e macro-) sul mondo umano, animale, cibernetico, informatico, con la capacità di studiarvi sopra ed elaborarvi nuovi modelli di relazioni (la creatività, la curiosità e la capacità di vedere i legami deboli tra aree di studio apparentemente distanti di questi due scienziati è eccezionale, da scienziati, nel vero senso della parola), i due autori ci affascinano su come le scelte dell'individuo siano intrinsecamente legate al mondo sociale (o di scelta asociale) in cui egli si trova. Possono sembrare elementi banali, e alcuni esperimenti si trovano citati in altri testi, ma è il modo in cui nuove leggi individuate elaborando masse così diversificate di dati, con un approccio da laboratorio e la borsa del buon senso sempre accanto, che non lascia deluso il lettore. Alcune leggi hanno un grado di predittività tale da risultare utilissime nello studio di pandemie, di comportamenti anomali, ma di massiva diffusione, di normali comportamenti di scambio, ma che le teorie del mercato non sono in grado di spiegare, delle relazioni sentimentali, personali e di massa.
Difficile è fare una sintesi, perché gli stimoli sono innumerevoli, specie per chi, psicologi della rete, sociologi, specializzandi in infettivologia, medici, informatici, possono nel loro proprio lavoro trarre spunto dalle ricerche presentate e replicarle, aggiungendo tutte quelle variabili che, in una vita e in un libro, davvero non possono essere contenute.

Quanto alla leggibilità il testo, sinora edito solo in inglese, è una favola: l'inglese usato è pulito, scorrevole, formulato per capire ogni passo del ragionamento e poi leggero, via, verso le conclusioni o le nuove indagini.

Quanto alla grafica, il testo inglese è corredato di 8 tavole su carta lucida che evidenziano elaborazioni di reti di persone estratte da studi reali ed esemplificano i concetti del testo. Oltre alle tavole il testo è completato da disegni e grafi in bianco e nero, parte degli autori, parti estratte da altri studi.

La bigliografia è per capitoli. L'indice analitico è ben strutturato.
Anche i soliti ringraziamenti finali sono in realtà proiettati in un grafo della rete che, costruendosi, li ha permessi.
Da leggere.

martedì 30 marzo 2010

RIFLESSIONI SULLA LOGICA DELL'ANTI-

Antiberlusconismo è un neologismo composito che è tra i più quotati degli ultimi anni, su giornali, siti internet, in radio, in televisione, e via dicendo. Come ogni 'logismo' nato nella culla dell'ANTI-, non ammette l'opposto, non lo concepisce, non lo vuole, cerca di negarlo, ma nella maniera più stupida possibile, cioé e-nunciandolo, e-mettendo-lo ed e-sprimendo-lo continuamente come parte di una opposizione uni o molti-polare che fa dell'ANTI-qualcosa/qualcuno il senso ed il significato dell'esistenza dell'opposizione stessa. Così facendo, la logica dell'ANTI- svuota di contenuto il significato di "essere ANTI-qualcosa/qualcuno", in quanto non op-pone all'ANTI- un 'pro-getto', cioé una proposta e una promessa da portare innanzi. Appare invece, chi lavora in questa logica, un soggetto che si guarda intorno e pro-pone, pone come prima ragione di esistenza, il (scelto) proprio op-posto, cioé quella cosa o quella persona che sta oltre l'ANTI- da cui tale soggetto vorrebbe distaccarsi. Peccato che, se tale (ipotetico, naturalmente) soggetto si distaccasse dall'opposto, senza un pro-getto, senza un qualcosa di "gettato innanzi", semplicemente cadrebbe nell'indistinto, nell'oblio: una sorta di morte per distacco.
Ora si sono fatte le elezioni regionali 2010. Andata come andata, non c'è nulla da dire: si tratta ora di osservare, presidiare, controllare l'ANTI- o l'altro (sinonimi? non credo...), che ha vinto, per gestire una opposizione che sia tale nel senso vero della parola: "opposta azione al fine di raddrizzare l'azione posta in essere".
C'é il rischio che tale azione sia di nuovo una azione non ALTER-nativa, ma ANTI-nativa, che muore sul nascere dell'ANTI-, o di nuovi ANTI-. I segnali ci sono: si sta già parlando e scrivendo su molteplici canali di ANTI-grillismo, in quanto è nata una nuova presenza politica/pragmatica che ha accolto il consenso di parte di coloro che, schierati inizialmente sul fronte dell'ANTI-, hanno probabilmente deciso di passare in parte al fronte dell'ALTRO, riconoscendo-lo ( e con un voto).
Non è una cosa cattiva, anche se può avere squilibrato intere regioni di Italia a favore dell'ANTI- di cui si narrava all'inizio. E' piuttosto un elemento utile per capire che riconoscere l'ALTER- come parte fondante anche dell'EGO politico, forse, in una società complessa, non sarebbe una strada poi così folle. Forse un percorso ALTER-nativo, che potrebbe, in sinergia, far nascere 'cose nuove', sicuramente non ANTI-tetiche alle fondamenta della democrazia. Magari soltanto, un poco, lentamente, con molta cura, INTE-grative dei modi con cui negli anni si è intesa la stessa.
Controlliamo attiva-mente, dia-loghiamo pacificamente, op-poniamoci decisa-mente, ma non lasciamoci più travolgere dall'ANTI-tesi di fare opposizione che è ALTER-a soprattutto a se stessa.
Pensieri di una serata stanca.

sabato 13 marzo 2010

Attrattore di Lorenz

Elegante e chiara rappresentazione degli attrattori strani (con un piacevole Quick Time "clip" che evidenzia l'evoluzione di un attrattore).

mercoledì 6 maggio 2009

Strumentaria Elettrica

Nell'inverno del 2008 ho partecipato ad una serata molto interessante: AUTOPSIA DI UN TELEFONO, Lezione pubblica di Vittorio Marchis.

Si è trattato, come dice il nome, di una autopsia eseguita su un oggetto che ha segnato e segna la vita di noi tutti. Una autopsia della 'techné" del quotidiano. Sono rimasto favorevolmente impressionato da tale evento, poiché è un caso di successo di "divulgazione scientifica", destinato ad un pubblico il più eterogeneo e, nello sforzo estremamemente ben riuscito degli autori e dell'anatonomo, realizzato attraverso una rappresentazione teatrale, ricca di citazioni, re-citazioni e gags pur nel rispetto del rigore scientifico.

Ecco che, con "Strumentaria Elettrica" l'evento si ripete, nella cornice di una mostra più ampia.

Estraggo dal sito dell'evento la sezione che più mi interessa, essendo rivolta ai giovani studenti:

L'IDEA DI UNA MOSTRA PER GLI STUDENTI
del Prof. Umberto PISANI - Politecnico di Torino, Ordinario di Misure Elettriche
L’idea della mostra è nata dalla esigenza di divulgare tra i nostri studenti, ma anche tra i non addetti ai lavori, le testimonianze dell’ingegno di tanti personaggi più o meno noti che hanno contribuito al progresso scientifico, realizzando oggetti in grado di misurare e quindi verificare la validità delle teorie fisiche sulla cui base furono progettati. Le soluzioni tecniche e la raffinata tecnologia utilizzata mostrano come l’abilità artigianale abbia profondamente segnato l’evoluzione della figura dell’ingegnere in questi ultimi secoli. Il progresso, ormai divenuto frenetico in tutte i settori dell’ingegneria ed in particolare nel settore delle tecnologie delle comunicazioni e dell’informazione, distoglie gli ingegneri moderni da queste sue origini. In particolare i nostri studenti guardano al futuro e non hanno le occasioni per soffermarsi sulle proprie radici. Offrire uno spazio per tali momenti di meditazione è l’obbiettivo che ci proponiamo di raggiungere con questa mostra. La conclusione della mostra prevede una lezione pubblica riguardante l’“autopsia” di un contatore di energia elettrica, di vecchio tipo, ormai soppiantato nelle nostre abitazioni dal più moderno contatore numerico. L’esposizione “Strumentaria Elettrica” al Politecnico è frutto della collaborazione tra il Politecnico di Torino e l’ingegnere Oronzo Mauro che ha messo a disposizione una parte degli strumenti della sua collezione Misurando (
www.misurando
.com).
Prof. Ing. Umberto PISANI

Spero in una intensa partecipazione!

sabato 13 dicembre 2008

Ooooooh - stop

... With your feet in the air and your head on the ground
Try this trick and spin it,
yeah Your head will collapse
But there's nothing in it
And you'll ask yourself

Where is my mind [...]

domenica 30 novembre 2008

Goodnight Moon





There's a nail in the door
And there's glass on the lawn
Tacks on the floor
And the TV is on
And I always sleep with my guns
When you're gone

There's a blade by the bed
And a phone in my hand
A dog on the floor
And some cash on the nightstand
When I'm all alone the dreaming stops
And I just can't stand

What should I do I'm just a little baby
What if the lights go out and maybe
And then the wind just starts to moan
Outside the door he followed me home

Well goodnight moon
I want the sun
If it's not here soon
I might be done
No it won't be too soon 'til I say
Goodnight moon

There's a shark in the pool
And a witch in the tree
A crazy old neighbour and he's been watching me
And there's footsteps loud and strong coming down the hall
Something's under the bed
Now it's out in the hedge
There's a big black crow sitting on my window ledge
And I hear something scratching through the wall

Oh what should I do I'm just a little baby
What if the lights go out and maybe
I just hate to be all alone
Outside the door he followed me home
Now goodnight moon
I want the sun
If it's not here soon
I might be done
No it won't be too soon 'til I say
Goodnight moon

Well you're up so high
How can you save me
When the dark comes here
Tonight to take me up
To my front walk
And into bed where it kisses my face
And eats my head

Oh what should I do I'm just a little baby
What if the lights go out and maybe
And then the wind just starts to moan
Outside the door he followed me home
Now goodnight moon
I want the sun
If it's not here soon
I might be done
No it won't be too soon 'til I say
Goodnight moon
No it won't be too soon 'til I say
Goodnight moon


Shivaree, who're them?

martedì 18 novembre 2008

CMC oltre il testo e le emoticons...

Linko ad un intervento molto efficace di Luca Chittaro tenuto al convegno "I linguaggi del sapere", Torino, 10 Novembre 2008.
L'intervento è significativo perché divulga in modo estremamente 'visivo' ed 'iconico' i problemi relativi all'interazione mediata dal computer nella trasformazione degli usi dalla chat esclusivamente scritta a quella introducente canale audio e video. E focalizza i punti essenziali della ricerca in merito a questo passaggio.

Tutti gli interventi del convegno si trovano invece sul sito del CSI-Piemonte, principale organizzatore de 'I linguaggi del sapere'.

Ecco un link per chi volesse conoscere qualcosa in più su Luca Chittaro e le sue attività di ricerca.