... riforma dell'insegnamento e riforma del pensiero ... di Edgar Morin.
Il sottotitolo del testo di Morin, include tre parole chiave per interpretrarlo: 'riforma', 'insegnamento', 'pensiero'. E le coimplica: una riforma dell'insegnamento non può aversi senza una riforma del pensiero, e viceversa. Dunque ri-formare, formare 'di nuovo' e 'in modo nuovo' l'insegnamento e il pensiero, è la condizione necessaria per una "testa ben fatta". Ma che cosa significa "una testa ben fatta", definizione mutuata da Montaigne?
Sostiene Morin: "Cosa significa 'una testa ben piena' è chiaro: è una testa nella quale il sapere è accumulato, ammucchiato e non dispone di un principio di selezione e di organizzazione che gli dia senso. Una 'testa ben fatta' significa che invece di accumulare
il sapere è molto più importante disporre allo stesso tempo di:
- un'attitudine generale a porre e a trattare i problemi;
- principi organizzatori che permettano di collegare i saperi e di dare loro senso".
E' una spinta verso il pensiero complesso , che non de-finisce gli in-definibili confini di ogni sapere, in quanto non tutti i saperi sono conclusi in se stessi; ma un pensiero che consente di attraversare i saperi, di dipanare la matassa e la rete di nodi di cui è costituita la conoscenza ("cum-plexo", richiama le idee di nodo, maglia a rete, fili intrecciati o che si incrociano, insomma ciò che è tessuto insieme, ...).
Al centro è l'organizzazione del sapere che, da sapere cumulativo e sprofondato nell'erudizione, deve farsi sapere trasversale, multicentrico, contestulizzato, inter-disciplinare e multi-disciplinare, integrato, messa in relazione e in contesto delle informazioni. Per raggiungere questo fine, Morin individua tre sfide: culturale, sociologica, civica. A dire, brevissimamente, che bisogna ricucire il mondo della cultura, lacerato tra scientifica e umanistica; che informazione-conoscenza-pensiero devono retroagire incessantemente nei rapporti sociali; che il deficit di responsabilità cognitiva, dovuto alla parcellizzazione delle discipline, deve essere colmato dalla pienezza di una responsabilità civile verso la conoscenza, responsabilità che è alla base della democrazia cognitiva di cui Morin ha ragionato in diversi scritti.
Il testo di Morin riprende dunque concetti che l'autore ha elaborato in altre opere, interviste, convegni, ma riporta tali concetti in una forma molto sintetica e molto lineare. E' un testo piacevole da leggere, perché costruito su capitoli brevi, logicamente consequenziali ed espressi con un lessico comprensibile tanto ad un giovane discente, quanto ad un esperto docente.
Si può dire che in esso l'autore esprima un'utopia? Io dico di sì, ma nel senso di Morin, che spesso considera l'utopia come il non-luogo che tutti muove e che si riempe delle ragioni di movimento di ognuno. Quella di Morin è una utopia attualizzata, inserita-nel-mondo, in quanto sì, ancora in-esistente, ma che, proprio per questo motivo, lavorando utopica-mente, può essere fatta e-mergere dal caos e dalla parcellizzazione del sapere, nel nome di una ritrovata missione del docente che, se co-involto nell'impresa, potrà con molta probabilità avvicinare 'utopia' ai luoghi esistenti di apprendimento: gli asili, le scuole, le università.
Non mi dilungo oltre: il testo è bello leggerselo.
Tuttavia cito quanto Morin scrive prima di iniziare il suo discorso: Questo libro si rivolge a tutti e a ciascuno, ma potrà aiutare in particolare gli insegnanti e gli studenti. Mi piacerebbe che questi ultimi, se vi avranno accesso e se l'insegnamento li annoia, li prostra, li opprime o li affligge, potessero utilizzare i miei capitoli per prendere in mano la loro educazione.
Piacerebbe anche a me.
Contenuti:
Indice
Prologo
Cap. 1. Le sfide
Cap. 2. La testa ben fatta
Cap. 3. La condizione umana
Cap. 4. Apprendere a vivere
Cap. 5. Affrontare l'incertezza
Cap. 6. Apprendere a diventare cittadini
Cap. 7. I tre gradi
Cap. 8. Riforma del pensiero
Appendice 1: Inter-poli-trans-disciplinarità
Appendice 2: La nozione di soggetto
Blocco appunti per ragionare, cioè -più o meno- parlare, almeno ogni tanto, con la propria mente...
sabato 14 agosto 2010
giovedì 12 agosto 2010
EDUCARE GLI EDUCATORI
... una riforma del pensiero per la democrazia cognitiva... di Edgar Morin
(a cura di Antonella Martini, traduttrice Elvira Moncada).
La prima parte, "Il Futuro del Mondo", è una intervista, realizzata da Antonella Martini e Fabio Colapaoli nel dicembre 1997, che alterna la sequenza [domanda degli intervistatori] - [segmenti di risposta di Morin] - [esplicazione/commento dei/ai segmenti di risposta di Morin attraverso citazioni dall'opera dello stesso estratte da Antonella Martini] - [segmenti di risposta di Morin] - [nuova domanda degli intervistatori], e così via. Diventa una sorta di narrazione densissima di pensieri che Morin ha sviluppato per decenni. Dalla sentita necessità di superare l'inadeguata forma dello stato nazione, al considerare l'opportunità di un progressivo processo di decentramento decisionale; dalla critica verso le monocolture degli stati sottosviluppati, al sostegno ad alcune forme di de-penalizzazione per sconfiggere il narcotraffico, e via dicendo, l'intervista si trasforma in un blocco di appunti e di collegamenti per potere esercitare il proprio pensiero critico e confrontare la propria opinione con quella espressa da Morin e per seguire le linee di pensiero che sono state tracciate tanto dal pensatore francese, quanto da altri soggetti, i più diversi.
Decido di puntare su due idee, tra le tante proposte.
- Disseminare. Per Morin diviene il compito essenziale per evitare l'atrofizzarsi del pensiero critico; per Morin disseminare è fecondare su un terreno aperto alla complessità, non recintato nella iperspecializzazione dei saperi. E' un ritorno ad una visione sistemica, che consente una democrazia cognitiva, cioé una democratizzazione della conoscenza in grado di ricucire la frattura creatasi tra la (tecno)conoscenza iperspecializzata di pochi e quella a disposizione del cittadino, indispensabile per partecipare alla vita politica e ai processi decisionali che questa comporta.
- Prendere in considerazione la circolarità. Sostiene Morin (Morin, E., 1983, Il metodo. Ordine, disordine e organizzazione, Feltrinelli, Milano, p. 24): "Prendere in esame la circolarità significa [...] aprire la possibilità di un metodo che, facendo interagire i termini che si rinviano l'uno all'altro, diventerebbe produzione, attraverso questi processi e questi scambi, di una conoscenza complessa che comporti la propria riflessività". Circolarità che le Università, sostiene ancora Morin, fanno di tutto per spezzare. Ecco come questo avviene, a detta dell'Autore (op. cit. p. 16): "Ogni neofita che entra nella Ricerca si vede imporre la rinuncia fondamentale alla conoscenza. Lo si convince che l'epoca dei Pico della Mirandola è passata da tre secoli, che ormai è impossibile costituirsi una visione dell'uomo e del mondo insieme. Gli si dimostra che la crescita dell'informazione e la sempre maggiore eterogeneità del sapere superano ogni capacità di immagazzinamento e di trattazione da parte del cervello umano. Gli si assicura che non bisogna lamentarsene, ma felicitarsene. Dovrà quindi dedicare tutta la sua intelligenza ad accrescere quel sapere determinato. Lo si inserisce in una équipe specializzata, e in quest'espressione il termine sottolineato è 'specializzata', non 'équipe'. Ormai specialista, il ricercatore si vede offrire il possesso esclusivo di un frammento del rompicapo la cui visione globale deve sfuggire a tutti e ad ognuno. Eccolo diventato un vero ricercatore scientifico, che opera in funzione di questa idea motrice: il sapere viene prodotto non per essere articolato e pensato, ma per essere capitalizzato ed utilizzato in maniera anonima".
Altro ancora emerge dall'intervista: politica di civilizzazione, riforma del pensiero, fraternità, antropo-etica... tanti spunti che vengono poi rielaborati nella seconda parte del libretto, "Un nuovo pensiero per il terzo millennio". In essa Morin dispiega in modo argomentativo il pensiero che, in nuce, traluce dall'intervista.
La terza parte, "La complessità del pensiero complesso" è un ulteriore commento al pensiero di Morin da parte di Antonella Martini, che elabora alcuni punti centrali del 'lavoro in corso' proprio della ricerca di Morin. Il testo si concentra su una pietra miliare del lavoro del filosofo francese, e cioé individuare una "riforma del pensiero" per uscire dal XX secolo. Tale riforma non può prescindere, secondo Morin, dalla reintroduzione del complesso nel pensiero odierno, al di là di riduzionismi o chiusure disciplinari ed etiche.
La quarta parte, "La riforma del pensiero presuppone una riforma dell'essere", consiste nell'intervista con Edgar Morin tratta da Transversales Science/Culture del dicembre 2001. La riforma dell'essere è la costruzione individuale e collettiva di una nuova auto-critica, un auto-esame, che ha necessariamente bisogno del confronto con gli altri e che eviti che ogni donna e uomo si comporti come un pappagallo che ripete l'input recepito, senza filtri, senza lo sforzo e l'impegno del discernere. Ed è entro i limiti di questa riforma che prende senso ciò che Morin ha coniato come "vangelo della perdizione": "siamo su questa terra perduti nel cosmo; per ciò aiutiamoci l'un l'altro invece di farci guerra l'un l'altro. E' il contrario del vangelo che ci dice che saremmo salvati se siamo 'gentili con gli altri'. No, dobbiamo essere 'gentili' perché siamo 'perduti' [...] non possiamo astenerci da questo dovere di conoscenza."
La quinta parte, infine, "I sette saperi necessari all'educazione del futuro", rappresenta una sintesi della proposta che Morin ha ampliamente illustrato altrove (Morin, E., 2001, I sette sapere necessari all'educazione del futuro, Raffaello Cortina, Milano), per sviluppare la riforma del pensiero che potrà essere il fondamento della educazione futura. Qui mi piace ricordare uno dei sette saperi: Affrontare le incertezze. Secondo Morin, è questo un sapere essenziale: "Bisogna apprendere a navigare in un oceano di incertezze attraverso arcipelaghi di certezze" (op. cit., pag. 14).
Il testo conclude con una brevissima "Biografia di Edgar Morin" ed una "Bibliografia" essenziale delle sue opere.
Merita ricordare che alcuni dei temi di questo libretto sono anche ripresi ne "Il gioco della verità e dell'errore" e "Educare per l'era planetaria", recensiti nel blog.
Unica pecca, inammissibile, del testo edito dalla EDUP, è la quantità immensa di errori ortografici e di veri e propri errori grammaticali (siamo nell'ordine di parecchie decine per un centinaio di pagine di testo).
Immagino che questa mole di errori sia da attribuirsi ad una scadenza per le stampe che non ha concesso la minima revisione delle bozze e della traduzione. O, almeno, lo spero davvero.
(a cura di Antonella Martini, traduttrice Elvira Moncada).
La prima parte, "Il Futuro del Mondo", è una intervista, realizzata da Antonella Martini e Fabio Colapaoli nel dicembre 1997, che alterna la sequenza [domanda degli intervistatori] - [segmenti di risposta di Morin] - [esplicazione/commento dei/ai segmenti di risposta di Morin attraverso citazioni dall'opera dello stesso estratte da Antonella Martini] - [segmenti di risposta di Morin] - [nuova domanda degli intervistatori], e così via. Diventa una sorta di narrazione densissima di pensieri che Morin ha sviluppato per decenni. Dalla sentita necessità di superare l'inadeguata forma dello stato nazione, al considerare l'opportunità di un progressivo processo di decentramento decisionale; dalla critica verso le monocolture degli stati sottosviluppati, al sostegno ad alcune forme di de-penalizzazione per sconfiggere il narcotraffico, e via dicendo, l'intervista si trasforma in un blocco di appunti e di collegamenti per potere esercitare il proprio pensiero critico e confrontare la propria opinione con quella espressa da Morin e per seguire le linee di pensiero che sono state tracciate tanto dal pensatore francese, quanto da altri soggetti, i più diversi.
Decido di puntare su due idee, tra le tante proposte.
- Disseminare. Per Morin diviene il compito essenziale per evitare l'atrofizzarsi del pensiero critico; per Morin disseminare è fecondare su un terreno aperto alla complessità, non recintato nella iperspecializzazione dei saperi. E' un ritorno ad una visione sistemica, che consente una democrazia cognitiva, cioé una democratizzazione della conoscenza in grado di ricucire la frattura creatasi tra la (tecno)conoscenza iperspecializzata di pochi e quella a disposizione del cittadino, indispensabile per partecipare alla vita politica e ai processi decisionali che questa comporta.
- Prendere in considerazione la circolarità. Sostiene Morin (Morin, E., 1983, Il metodo. Ordine, disordine e organizzazione, Feltrinelli, Milano, p. 24): "Prendere in esame la circolarità significa [...] aprire la possibilità di un metodo che, facendo interagire i termini che si rinviano l'uno all'altro, diventerebbe produzione, attraverso questi processi e questi scambi, di una conoscenza complessa che comporti la propria riflessività". Circolarità che le Università, sostiene ancora Morin, fanno di tutto per spezzare. Ecco come questo avviene, a detta dell'Autore (op. cit. p. 16): "Ogni neofita che entra nella Ricerca si vede imporre la rinuncia fondamentale alla conoscenza. Lo si convince che l'epoca dei Pico della Mirandola è passata da tre secoli, che ormai è impossibile costituirsi una visione dell'uomo e del mondo insieme. Gli si dimostra che la crescita dell'informazione e la sempre maggiore eterogeneità del sapere superano ogni capacità di immagazzinamento e di trattazione da parte del cervello umano. Gli si assicura che non bisogna lamentarsene, ma felicitarsene. Dovrà quindi dedicare tutta la sua intelligenza ad accrescere quel sapere determinato. Lo si inserisce in una équipe specializzata, e in quest'espressione il termine sottolineato è 'specializzata', non 'équipe'. Ormai specialista, il ricercatore si vede offrire il possesso esclusivo di un frammento del rompicapo la cui visione globale deve sfuggire a tutti e ad ognuno. Eccolo diventato un vero ricercatore scientifico, che opera in funzione di questa idea motrice: il sapere viene prodotto non per essere articolato e pensato, ma per essere capitalizzato ed utilizzato in maniera anonima".
Altro ancora emerge dall'intervista: politica di civilizzazione, riforma del pensiero, fraternità, antropo-etica... tanti spunti che vengono poi rielaborati nella seconda parte del libretto, "Un nuovo pensiero per il terzo millennio". In essa Morin dispiega in modo argomentativo il pensiero che, in nuce, traluce dall'intervista.
La terza parte, "La complessità del pensiero complesso" è un ulteriore commento al pensiero di Morin da parte di Antonella Martini, che elabora alcuni punti centrali del 'lavoro in corso' proprio della ricerca di Morin. Il testo si concentra su una pietra miliare del lavoro del filosofo francese, e cioé individuare una "riforma del pensiero" per uscire dal XX secolo. Tale riforma non può prescindere, secondo Morin, dalla reintroduzione del complesso nel pensiero odierno, al di là di riduzionismi o chiusure disciplinari ed etiche.
La quarta parte, "La riforma del pensiero presuppone una riforma dell'essere", consiste nell'intervista con Edgar Morin tratta da Transversales Science/Culture del dicembre 2001. La riforma dell'essere è la costruzione individuale e collettiva di una nuova auto-critica, un auto-esame, che ha necessariamente bisogno del confronto con gli altri e che eviti che ogni donna e uomo si comporti come un pappagallo che ripete l'input recepito, senza filtri, senza lo sforzo e l'impegno del discernere. Ed è entro i limiti di questa riforma che prende senso ciò che Morin ha coniato come "vangelo della perdizione": "siamo su questa terra perduti nel cosmo; per ciò aiutiamoci l'un l'altro invece di farci guerra l'un l'altro. E' il contrario del vangelo che ci dice che saremmo salvati se siamo 'gentili con gli altri'. No, dobbiamo essere 'gentili' perché siamo 'perduti' [...] non possiamo astenerci da questo dovere di conoscenza."
La quinta parte, infine, "I sette saperi necessari all'educazione del futuro", rappresenta una sintesi della proposta che Morin ha ampliamente illustrato altrove (Morin, E., 2001, I sette sapere necessari all'educazione del futuro, Raffaello Cortina, Milano), per sviluppare la riforma del pensiero che potrà essere il fondamento della educazione futura. Qui mi piace ricordare uno dei sette saperi: Affrontare le incertezze. Secondo Morin, è questo un sapere essenziale: "Bisogna apprendere a navigare in un oceano di incertezze attraverso arcipelaghi di certezze" (op. cit., pag. 14).
Il testo conclude con una brevissima "Biografia di Edgar Morin" ed una "Bibliografia" essenziale delle sue opere.
Merita ricordare che alcuni dei temi di questo libretto sono anche ripresi ne "Il gioco della verità e dell'errore" e "Educare per l'era planetaria", recensiti nel blog.
Unica pecca, inammissibile, del testo edito dalla EDUP, è la quantità immensa di errori ortografici e di veri e propri errori grammaticali (siamo nell'ordine di parecchie decine per un centinaio di pagine di testo).
Immagino che questa mole di errori sia da attribuirsi ad una scadenza per le stampe che non ha concesso la minima revisione delle bozze e della traduzione. O, almeno, lo spero davvero.
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mercoledì 11 agosto 2010
GIORNALISMO E NUOVI MEDIA
...L'Informazione al tempo del Citizen Journalism... di Sergio Maistrello.
Nel mondo in cui Internet si può intendere, sostiene Maistrello, quale "sistema operativo per le relazioni", e in cui l'informazione è vasta ed entropica, dove prevale la dis-intermediazione, ecco che nuova e maggiore professionalità è richiesta al 'giornalista', che attua una metamorfosi e un continuo riposizionamento per far fronte a un'epoca che vede affacciarsi con affanno nuovi media in cui prevale il peer to peer, la velocità del twit, il ticchettio di milioni di tastiere che pre-tendono di raccontare i fatti. E che, di fatto, raccontano 'una' versione dei fatti, abbandonando spesso la verticalità e la profondità a tutto vantaggio dell'orizzontalità e della superficialità.
In questo mondo a nuove dimensioni, "in cui molte più informazioni sono disponibili a un numero maggiore di persone", Maistrello sostiene, "cresce la necessità di una figura indipendente che possieda strumenti tecnici e culturali per fare sintesi, per gettare ponti tra le specializzazioni, per comporre scenari. Un professionista consapevole di non avere più né l'esclusiva né le deleghe in bianco, che si accontenti spesso di arrivare in seconda battuta sui fatti a fronte di maggiore approfondimento e che sia in grado di lavorare insieme ai tanti nuovi soggetti che affollano lo spazio pubblico delle idee e delle opinioni, a cominciare dai suoi stessi concittadini". L'impulso è tutto verso la proattività: "guarderemo soprattutto avanti [...] non sarà come prima, ma non sarà necessariamente peggio di prima".
Nel mondo del Do your best and link to the rest e dell'informazione liquida, il giornalista deve ri-definire il suo ruolo, penetrando nel flusso informativo e negoziando con i fruitori la propria reputazione e professionalità. Essere in grado di filtrare materiale ed indirizzarlo ai propri lettori è, per così dire, uno dei tanti 'sine qua non' della nuova professione del giornalista nei new media. Giornalista che da 'produttore' di notizie deve trasformarsi in 'processore' delle stesse, ossia in professionista specializzato nel processo comunicativo, più che nel prodotto, tipico, quest'ultimo, del mondo della carta stampata e, in particolare, dei media a 'scadenza', quali i giornali, le riviste, le testate radiofoniche o televisive quotidiane che, nel flusso di informazione, per loro caratteristiche intrinseche, devono 'tagliare' il flusso stesso in un certo tempo ed entro certi spazi. Il giornalista dei nuovi media non è un de-cisore dell'informazione. Semmai è più un orientatore, una affordance competente per il fruitore, un ri-mediatore della enorme massa di dati che invadono lo spazio temporale e mentale di chi usa i nuovi mezzi ad alta dissipazione informativa.
La ri-definizione del giornalista non è avulsa dal contesto in cui lavora: nuove architetture redazionali, nuovi rapporti di forza nel promoting della notizia, una nuova industria giornalistica, insomma, dal luogo reale e virtuale in cui il giornalista rimodella se stesso, impara giorno per giorno, in un processo di learning by doing fatto di passi avanti e di svolte, retrocessioni e impulsi improvvisi, emersione di nuove professionalità quali l'all platform journalist, il backpack journalist, il social media editor e altre figure ancora in grado di far sì che la notizia vada sul primo canale utile, imparando ad essere nodi reputazionali del/nel nuovo tessuto informativo.
Questo ed altro fanno sì che il mestiere del giornalista, rigenerandosi continuamente, diventi, pur forse in una situazione di maggiore difficoltà ed incertezza, un mestiere più accattivante, più coinvolgente, più pregnante di quanto (forse) non fosse in passato. Comunque un mestiere diverso. E che coinvolge e mette in gioco l'ambito privato e quello pubblico del new journalist, in una costellazione mediale che sincronizza entrambi, con la necessità di una solida auto-responsabilizzazione rispetto ai propri interventi multi-mediali.
Il testo di Maistrello è ricco di link a riflessioni in rete sul new journalism, e non mancano riferimenti a tesi discusse, tra gli altri, nei testi, qui recensiti, "Il grande inganno del WEB 2.0" di Fabio Metitieri, "You are not a gadget: a Manifesto" di Jaron Lanier, "Eretici digitali. La rete è in pericolo, il giornalismo pure. Come salvarsi con un tradimento e 10 tesi", di Massimo Russo e Vittorio Zambardino e a molti moltissimi altri essenziali per inquadrare l'argomento oggetto del testo sotto diverse, non sempre convergenti, prospettive.
La mole di riferimenti è assai vasta e le note a pié pagina facilitano il contatto diretto con la fonte; davvero utile l'informazione riportata in Appendice, ragionata, intermediata, selezionata, come segue:
-Risorse utili in Rete
-Centri accademici
-Esperti, divulgatori e ricercatori
-Progetti in ambito editoriale
-Punti di riferimento in Italia
-Le scuole riconosciute dall’Ordine dei giornalisti
-Bibliografia
L'indice completo in formato pdf è scaricabile dal sito di Apogeonline a questo link.
Per concludere, trovo utile riportare una breve intervista all'autore, estratta dal sito www.spaziocomunicazione.net di Danilo Ruocco (22 giugno 2010):
Per vedere meglio il video, puoi cliccarvi sopra e fruirne direttamente su YouTube.
Nel mondo in cui Internet si può intendere, sostiene Maistrello, quale "sistema operativo per le relazioni", e in cui l'informazione è vasta ed entropica, dove prevale la dis-intermediazione, ecco che nuova e maggiore professionalità è richiesta al 'giornalista', che attua una metamorfosi e un continuo riposizionamento per far fronte a un'epoca che vede affacciarsi con affanno nuovi media in cui prevale il peer to peer, la velocità del twit, il ticchettio di milioni di tastiere che pre-tendono di raccontare i fatti. E che, di fatto, raccontano 'una' versione dei fatti, abbandonando spesso la verticalità e la profondità a tutto vantaggio dell'orizzontalità e della superficialità.
In questo mondo a nuove dimensioni, "in cui molte più informazioni sono disponibili a un numero maggiore di persone", Maistrello sostiene, "cresce la necessità di una figura indipendente che possieda strumenti tecnici e culturali per fare sintesi, per gettare ponti tra le specializzazioni, per comporre scenari. Un professionista consapevole di non avere più né l'esclusiva né le deleghe in bianco, che si accontenti spesso di arrivare in seconda battuta sui fatti a fronte di maggiore approfondimento e che sia in grado di lavorare insieme ai tanti nuovi soggetti che affollano lo spazio pubblico delle idee e delle opinioni, a cominciare dai suoi stessi concittadini". L'impulso è tutto verso la proattività: "guarderemo soprattutto avanti [...] non sarà come prima, ma non sarà necessariamente peggio di prima".
Nel mondo del Do your best and link to the rest e dell'informazione liquida, il giornalista deve ri-definire il suo ruolo, penetrando nel flusso informativo e negoziando con i fruitori la propria reputazione e professionalità. Essere in grado di filtrare materiale ed indirizzarlo ai propri lettori è, per così dire, uno dei tanti 'sine qua non' della nuova professione del giornalista nei new media. Giornalista che da 'produttore' di notizie deve trasformarsi in 'processore' delle stesse, ossia in professionista specializzato nel processo comunicativo, più che nel prodotto, tipico, quest'ultimo, del mondo della carta stampata e, in particolare, dei media a 'scadenza', quali i giornali, le riviste, le testate radiofoniche o televisive quotidiane che, nel flusso di informazione, per loro caratteristiche intrinseche, devono 'tagliare' il flusso stesso in un certo tempo ed entro certi spazi. Il giornalista dei nuovi media non è un de-cisore dell'informazione. Semmai è più un orientatore, una affordance competente per il fruitore, un ri-mediatore della enorme massa di dati che invadono lo spazio temporale e mentale di chi usa i nuovi mezzi ad alta dissipazione informativa.
La ri-definizione del giornalista non è avulsa dal contesto in cui lavora: nuove architetture redazionali, nuovi rapporti di forza nel promoting della notizia, una nuova industria giornalistica, insomma, dal luogo reale e virtuale in cui il giornalista rimodella se stesso, impara giorno per giorno, in un processo di learning by doing fatto di passi avanti e di svolte, retrocessioni e impulsi improvvisi, emersione di nuove professionalità quali l'all platform journalist, il backpack journalist, il social media editor e altre figure ancora in grado di far sì che la notizia vada sul primo canale utile, imparando ad essere nodi reputazionali del/nel nuovo tessuto informativo.
Questo ed altro fanno sì che il mestiere del giornalista, rigenerandosi continuamente, diventi, pur forse in una situazione di maggiore difficoltà ed incertezza, un mestiere più accattivante, più coinvolgente, più pregnante di quanto (forse) non fosse in passato. Comunque un mestiere diverso. E che coinvolge e mette in gioco l'ambito privato e quello pubblico del new journalist, in una costellazione mediale che sincronizza entrambi, con la necessità di una solida auto-responsabilizzazione rispetto ai propri interventi multi-mediali.
Il testo di Maistrello è ricco di link a riflessioni in rete sul new journalism, e non mancano riferimenti a tesi discusse, tra gli altri, nei testi, qui recensiti, "Il grande inganno del WEB 2.0" di Fabio Metitieri, "You are not a gadget: a Manifesto" di Jaron Lanier, "Eretici digitali. La rete è in pericolo, il giornalismo pure. Come salvarsi con un tradimento e 10 tesi", di Massimo Russo e Vittorio Zambardino e a molti moltissimi altri essenziali per inquadrare l'argomento oggetto del testo sotto diverse, non sempre convergenti, prospettive.
La mole di riferimenti è assai vasta e le note a pié pagina facilitano il contatto diretto con la fonte; davvero utile l'informazione riportata in Appendice, ragionata, intermediata, selezionata, come segue:
-Risorse utili in Rete
-Centri accademici
-Esperti, divulgatori e ricercatori
-Progetti in ambito editoriale
-Punti di riferimento in Italia
-Le scuole riconosciute dall’Ordine dei giornalisti
-Bibliografia
L'indice completo in formato pdf è scaricabile dal sito di Apogeonline a questo link.
Per concludere, trovo utile riportare una breve intervista all'autore, estratta dal sito www.spaziocomunicazione.net di Danilo Ruocco (22 giugno 2010):
Per vedere meglio il video, puoi cliccarvi sopra e fruirne direttamente su YouTube.
domenica 8 agosto 2010
LA QUARTA RIVOLUZIONE
... Sei lezioni sul futuro del libro...
Quello di Gino Roncaglia è un tentativo di definire il "libro elettronico", attraversando le tantissime definizioni che di esso, diversi studiosi e professionisti del digitale e non, hanno dato.
Premessa una riconosciuta "perfezione ergonomica del libro sulla carta", libro che è un prodotto tecnologico, oltre che uno straordinaro oggetto culturale, la riflessione delle sei lezioni si snoda descrivendo e via via scoprendo le peculiarità che il testo/libro potrebbe o dovrebbe presentare nell'atto di radicale cambiamento del supporto che sta avvenendo (da questo, in parte, deriva il sottotitolo "La quarta rivoluzione").
Esiste una prima parte teorica, breve e concisa, sulle forme testuali e sulle distinzioni testualità/medium al cui incrocio si snoda l'evoluzione della scrittura e del libro. Seguono poi i capitoli che ci guidano sino ai media
dei nostri giorni, scritti in modo molto pragmatico, discorsivo, con molti esempi: insomma, stile "lezione".
Quello che qui mi pare interessante ricordare sono due punti del testo.
Il primo, in cui l'autore precisa una volta per tutte la, credo fondamentale, distinzione tra fruizione del testo lean forward, lean back, secondaria e in mobilità, perché la situazione di fruizione dell'informazione è il punto chiave per comprendere la possibile diffusione dell'e-book.
Così, fruizione:
1- lean forward: quanto siamo 'letteralmente' protesi in avanti verso l'informazione, quando per esempio studiamo un libro alla scrivania, lo commentiamo, prendiamo appunti, visualizziamo pagine web su uno schermo di un pc o di un portatile, giochiamo ad un videogioco...insomma, uso attivo dell'informazione, elaborazione, modificazione.
2 - lean back: quando siamo rilassati, letteralmente 'appoggiati all'indietro', per esempio quando ci godiamo un romanzo sulla poltrona, o guardiamo un film, concentrati sì su quanto stiamo vedendo, ma senza una
elaborazione manuale o tattile dell'informazione. Insomma, si agisce e si interagisce con l'informazione, ma ad un livello, per dir così, solo mentale.
3 - secondaria: (o in background), quando fruiamo dell'informazione, ma senza una attenzione continuativa, un po' come in un salotto con altre persone e una tv accesa nel sottofondo, che ogni tanto cattura la nostra attenzione, magari al suono di un jingle pubblicitario.
4 - in mobilità: quando ci muoviamo (a piedi, in auto, in treno, ecc.) e la nostra attenzione cosciente è solo in minima parte legata alle azioni richieste dalla mobilità (es. classico: cambiare marcia o prestare attenzione alla fermata del bus dove dobbiamo scendere), mentre di fatto siamo concentrati sull'Mp3 che ascoltiamo o sul libro che leggiamo in metropolitana o ancora sul radiogiornale trasmesso dall'autoradio. Sempre più la comunicazione in mobilità è pervasiva nel nuovo millennio.
A queste quattro dimensioni il testo di Roncaglia ricorre molte volte, essendo uno (non l'unico) dei fili rossi della argomentazione che si sviluppa nel definire l'e-book.
Il secondo concerne la quinta lezione: "Da Kant a Google: gestione dei diritti e dei contenuti digitali". E' un capitolo significativo, perché rielabora in maniera molto essenziale e chiara il tema complicatissimo del copyright, attualizzandolo con esempi paradigmatici, come il caso di Google Book Search e gli impatti nei diversi Paesi, distinguendo tra mondo statunitense e vecchio continente. Stimolante davvero, per la semplificazione senza perdita in precisione che viene resa nel testo.
Per il resto il libro di Roncaglia si propone come un testo per tutti, a prescindere che sia strutturato, come evidenzia l'autore, 'in lezioni'.
Per chi si avvicina per la prima volta ai temi dell'evoluzione del libro (anzi meglio, della scrittura, dei codici, poi dei libri...), è sicuramente un buon riferimento, aggiornato ad aprile 2010, scorrevole nella lettura, dotato di ottimi ausilii extratestuali di cui scrivo sotto.
Il libro... come si presenta!
Le note dei capitoli sono disposte in fondo al testo, il che è, per me almeno, alquanto irritante (in quanto si deve effettuare un continuo pasaggio dal testo al fondo-testo per connettere la nota al contesto). Il fatto è comunque giustificato: le note interne ai capitoli si riferiscono principalmente a materiale presente sul web, con indirizzi dunque molto lunghi e, probabilmente, fastidiosi se fossero inseriti a pié pagina. Da contrappunto a questa dificoltà 'logistica' è la ricchezza delle note, perché invitano il lettore a vedere e ricercare in rete gli oggetti descritti nel testo, le presentazioni, i memorandum, e i materiali che dispiegano, multimedialmente, quanto raccontato. Estremamente utili le decine di link a brevi video su YouTube sulle caratteristiche dei media e delle tecnologie descritte.
La Bibliografia e le Risorse di rete citate sono, anch'esse, ben strutturate: non un mero elenco (se non proprio nel riepilogo finale), ma un vero e proprio report sulle fonti, apprezzabile in quanto la materia oggetto del libro è fluida ed in continua evoluzione: dunque si distinguono risorse in rete sugli e-books, testi di riferimento essenziali e 'senza tempo', opere e lavori consultati.
Inoltre le immagini a colori e gli schemi sono utili e plastici, rendendo ragione della scelta della carta ad elevata grammatura (quasi cartoncino, molto 'pastosa') e dell'impatto cromatico così esasperato con il testo.
Ecco infine i contenuti, cioé le 6 'lezioni':
Introduzione
I. Il libro e il cucchiaio
II. Il libro magico del cancelliere Tusmann
III. Dalla carta allo schermo (e ritorno?)
IV. Problemi di forma
V. Da Kant a Google: gestione dei diritti e dei contenuti digitali
VI. Quali libri ci aspettano? - Conclusioni: falsi pretendenti e legittimi eredi
Note
Bibliografia e risorse di rete
Fonti delle illustrazioni
Quello di Gino Roncaglia è un tentativo di definire il "libro elettronico", attraversando le tantissime definizioni che di esso, diversi studiosi e professionisti del digitale e non, hanno dato.
Premessa una riconosciuta "perfezione ergonomica del libro sulla carta", libro che è un prodotto tecnologico, oltre che uno straordinaro oggetto culturale, la riflessione delle sei lezioni si snoda descrivendo e via via scoprendo le peculiarità che il testo/libro potrebbe o dovrebbe presentare nell'atto di radicale cambiamento del supporto che sta avvenendo (da questo, in parte, deriva il sottotitolo "La quarta rivoluzione").
Esiste una prima parte teorica, breve e concisa, sulle forme testuali e sulle distinzioni testualità/medium al cui incrocio si snoda l'evoluzione della scrittura e del libro. Seguono poi i capitoli che ci guidano sino ai media
dei nostri giorni, scritti in modo molto pragmatico, discorsivo, con molti esempi: insomma, stile "lezione".
Quello che qui mi pare interessante ricordare sono due punti del testo.
Il primo, in cui l'autore precisa una volta per tutte la, credo fondamentale, distinzione tra fruizione del testo lean forward, lean back, secondaria e in mobilità, perché la situazione di fruizione dell'informazione è il punto chiave per comprendere la possibile diffusione dell'e-book.
Così, fruizione:
1- lean forward: quanto siamo 'letteralmente' protesi in avanti verso l'informazione, quando per esempio studiamo un libro alla scrivania, lo commentiamo, prendiamo appunti, visualizziamo pagine web su uno schermo di un pc o di un portatile, giochiamo ad un videogioco...insomma, uso attivo dell'informazione, elaborazione, modificazione.
2 - lean back: quando siamo rilassati, letteralmente 'appoggiati all'indietro', per esempio quando ci godiamo un romanzo sulla poltrona, o guardiamo un film, concentrati sì su quanto stiamo vedendo, ma senza una
elaborazione manuale o tattile dell'informazione. Insomma, si agisce e si interagisce con l'informazione, ma ad un livello, per dir così, solo mentale.
3 - secondaria: (o in background), quando fruiamo dell'informazione, ma senza una attenzione continuativa, un po' come in un salotto con altre persone e una tv accesa nel sottofondo, che ogni tanto cattura la nostra attenzione, magari al suono di un jingle pubblicitario.
4 - in mobilità: quando ci muoviamo (a piedi, in auto, in treno, ecc.) e la nostra attenzione cosciente è solo in minima parte legata alle azioni richieste dalla mobilità (es. classico: cambiare marcia o prestare attenzione alla fermata del bus dove dobbiamo scendere), mentre di fatto siamo concentrati sull'Mp3 che ascoltiamo o sul libro che leggiamo in metropolitana o ancora sul radiogiornale trasmesso dall'autoradio. Sempre più la comunicazione in mobilità è pervasiva nel nuovo millennio.
A queste quattro dimensioni il testo di Roncaglia ricorre molte volte, essendo uno (non l'unico) dei fili rossi della argomentazione che si sviluppa nel definire l'e-book.
Il secondo concerne la quinta lezione: "Da Kant a Google: gestione dei diritti e dei contenuti digitali". E' un capitolo significativo, perché rielabora in maniera molto essenziale e chiara il tema complicatissimo del copyright, attualizzandolo con esempi paradigmatici, come il caso di Google Book Search e gli impatti nei diversi Paesi, distinguendo tra mondo statunitense e vecchio continente. Stimolante davvero, per la semplificazione senza perdita in precisione che viene resa nel testo.
Per il resto il libro di Roncaglia si propone come un testo per tutti, a prescindere che sia strutturato, come evidenzia l'autore, 'in lezioni'.
Per chi si avvicina per la prima volta ai temi dell'evoluzione del libro (anzi meglio, della scrittura, dei codici, poi dei libri...), è sicuramente un buon riferimento, aggiornato ad aprile 2010, scorrevole nella lettura, dotato di ottimi ausilii extratestuali di cui scrivo sotto.
Il libro... come si presenta!
Le note dei capitoli sono disposte in fondo al testo, il che è, per me almeno, alquanto irritante (in quanto si deve effettuare un continuo pasaggio dal testo al fondo-testo per connettere la nota al contesto). Il fatto è comunque giustificato: le note interne ai capitoli si riferiscono principalmente a materiale presente sul web, con indirizzi dunque molto lunghi e, probabilmente, fastidiosi se fossero inseriti a pié pagina. Da contrappunto a questa dificoltà 'logistica' è la ricchezza delle note, perché invitano il lettore a vedere e ricercare in rete gli oggetti descritti nel testo, le presentazioni, i memorandum, e i materiali che dispiegano, multimedialmente, quanto raccontato. Estremamente utili le decine di link a brevi video su YouTube sulle caratteristiche dei media e delle tecnologie descritte.
La Bibliografia e le Risorse di rete citate sono, anch'esse, ben strutturate: non un mero elenco (se non proprio nel riepilogo finale), ma un vero e proprio report sulle fonti, apprezzabile in quanto la materia oggetto del libro è fluida ed in continua evoluzione: dunque si distinguono risorse in rete sugli e-books, testi di riferimento essenziali e 'senza tempo', opere e lavori consultati.
Inoltre le immagini a colori e gli schemi sono utili e plastici, rendendo ragione della scelta della carta ad elevata grammatura (quasi cartoncino, molto 'pastosa') e dell'impatto cromatico così esasperato con il testo.
Ecco infine i contenuti, cioé le 6 'lezioni':
Introduzione
I. Il libro e il cucchiaio
II. Il libro magico del cancelliere Tusmann
III. Dalla carta allo schermo (e ritorno?)
IV. Problemi di forma
V. Da Kant a Google: gestione dei diritti e dei contenuti digitali
VI. Quali libri ci aspettano? - Conclusioni: falsi pretendenti e legittimi eredi
Note
Bibliografia e risorse di rete
Fonti delle illustrazioni
giovedì 5 agosto 2010
AUTOPOIESI E COGNIZIONE (E UN PO' DI BUONA VOLONTA'...)
... La realizzazione del vivente... di Maturana Humberto e Varela Francisco, Editore Marsilio (ristampa 2008).Intanto il libro dei due biologi, neuroscienziati, epistemiologi e filosofi cileni contiene due testi, anzi tre: l'Introduzione di Humberto Maturana, che è una vera e propria dichiarazione di intenti e responsabilità nei riguardi dei due saggi che seguono, e del nuovo approccio da questi individuato nell'ambito delle scienze biologiche; Biologia della Cognizione, edizione del 1970, che è un testo di biologia,che inizia ad introdurre le fondamenta del concetto che, nel saggio successivo, verrà battezzato 'autopoiesi', vero e proprio fulcro di tutti i testi; L'Organizzazione del vivente, edizione del 1973, qui introdotta da una perspicace prefazione di Stafford Beer, ma edizione che, sempre per Marsilio, si trova anche a se stante, con il titolo Macchine ed esseri viventi e con la illuminante prefazione di Alejandro Orellana, recensita altrove in questo blog.
Si tratta di testi difficili e la cui lettura richiede molta concentrazione, perché sono scritti con un linguaggio 'poietico', nel senso di Roman Jakobson, atto a definire con assoluto rigore il concetto, l'autopoiesi, relativo alla possibilità stessa del vivente.
Nell'introduzione al primo saggio, si pone subito il problema della conoscenza: essa, in quanto esperienza, è personale e, quindi, non può essere trasferita; ciò che si crede trasferibile, in realtà, è sempre un qualcosa creato dall'ascoltatore. "Così la cognizione, come funzione biologica, è tale che la risposta alla domanda 'Che cos'è la cognizione?' deve sorgere dal capire la conoscenza ed il conoscitore attraverso la capacità di conoscere di quest'ultimo". Detto questo, il testo procedere a chiarire che cos'è la
cognizione come funzione e come processo. Il testo non usa un lessico complesso, tutt'altro. E' la struttura del discorso che è complessa, ma non per questo inavvicinabile. Ci vuole pazienza. Così, nel primo saggio, tentanto di dirla con una frase, quel che Maturana dimostra è che le relazioni basiche del vivente si nutrono di 'organizzazione circolare' e 'auto-referenzialità', costituendo unità chiuse fondamentali, anche se in grado, entro certi limiti, di reagire alle pressioni ambientali mantenendo costante o ripristinando la propria organizzazione interna. E, cosa essenziale per procedere al secondo saggio, l'autore dimostra come in ogni dominio di cognizione il contenuto della cognizione è la cognizione stessa o, detto altrimenti, "tutto ciò che è detto è detto da un osservatore" e, con un richiamo a Wittgenstein , "quanto può dirsi, si può dir chiaro; e su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere".
Nel secondo saggio ecco che emerge la definizione della realtà dell'autopoiesi, intesa come il criterio distintivo della vita, che si può tradurre nella capacità di mantenimento della sua stessa organizzazione. Qualunque sistema che abbia tale caratteristica può, a tutti gli effetti, essere detto vivente, qualora la produzione dei propri elementi di base sia in grado di (ri)produrre ricorsivamente gli elementi che li producono. Insomma, il sistema, per essere vivente, produce continuamente se stesso, anche sotto (un certo livello di) pressioni ambientali esterne o modificazioni interne (mutazioni, alterazioni chimiche, ecc.).
Il testo dispiega bene il concetto complesso, non complicato (una definizione di complesso si trova in questa recensione), che, dall'epistemologia alla psicologia, dalla gnoseologia all'etica, dalla biologia all'intelligenza artificiale, si è espanso attraversando le discipline degli ultimi quaranta anni.
Per concludere, così scriveva L'Indice (n.8, 1985) recensendo il testo nell'edizione dello stesso anno:
"Al centro sta la riscoperta della relazione, la ricerca di una sintesi che non sia la pura e semplice somma di competenze specialistiche, ma che includa la dinamica continua delle interazioni. Ciò significa che, all'interno di una relazione, cioè di un sistema con un'organizzazione propria, ogni proprietà misurabile della struttura si modifica continuamente attraverso una serie di adattamenti, così da cambiare anche in modo radicale, ma non scompare mai. In altri termini, la stessa cosa può diventare irriconoscibile se la si osserva di nuovo. Ciò sposta l'osservatore dal centro ad una semplice componente del sistema ed esclude che qualsiasi descrizione dei fenomeni sia obiettiva: essa appartiene sempre al dominio di descrizione di chi osserva ed ha senso solo in un contesto determinato".
Due note e una curiosità
Prima nota: le prefazioni sono a mio avviso essenziali non solo per comprendere il contesto in cui è nata l'opera ma, soprattutto, per potere intuire quanto radicale e gravida di conseguente questo sforzo teorico sia stato per diverse discipline (a partire dalla biologia dei sistemi viventi).
Seconda nota: la traduzione del secondo saggio (Biologia della Cognizione) di Alejandro Orellana, edizione 1972 (ISBN: 9788834010617) mi sembra molto più chiara, precisa e comprensibile della traduzione dall'inglese di Alessandra Stragapede, edizione 1985, riedita 2008 (ISBN: 9788831747783).
La curiosità: le prefazioni al testo sono a firma di Giorgio De Michelis, che risulta docente di informatica all'Università Milano-Bicocca, anche se, andando sul sito dell'Editore Marsilio, alla sezione del testo in oggetto, la prefazione risulta a cura dell'ex-ministro e docente di chimica Gianni De Michelis.
Ora, va bene che il punto G segnala sempre dei problemi di identificazione, e così forse anche il G punto, ma addirittura scambiare nome nelle firme di un testo, o sul sito della casa editrice, bé, sarebbe meglio evitarlo.
P.S.: tanto per mitigare (non togliere) i dubbi, le prefazioni dovrebbero essere di Giorgio De Michelis, anche se un'ipotesi potrebbe basarsi sul fatto che De Michelis, il Gianni, abbia come nome pure il Giorgio. Mah. Lascio a voi risolvere l'arcano...:-)
LA COMUNICAZIONE
Progettato per gli studenti che si accingono a seguire corsi di scienze della comunicazione e per tutti coloro che, dell'ampio ambito della comunicazione, cercano una cornice di riferimento entro cui ordinare le diverse teorie e prassi emerse, con relativi pensatori, il manuale "La Comunicazione" di Mario Ricciardi è una svolta tra i classici manuali di comunicazione.
Ricciardi, infatti, scrive per il lettore 'contemporaneo', che non è più il lettore di metà del secolo scorso: se studente indifferente, offre una distinta base per la comprensione generale delle basi delle scienze della comunicazione; se studente 'vero discente' offre, oltre ad una analisi concisa e molto chiara dei diversi "paradigmi" attraverso cui si è sviluppata la comunicazione, le parole dei protagonisti di questa scienza, attraverso lunghe e focalizzate citazioni tratte dalle opere più significative dei "maestri" citati, senza tralasciare i riferimenti ai loro contributi più ampi, garantiti da una breve biografia cui segue una bibliografia essenziale e molto focalizzata.
Il manuale è molto utile e decisamente efficace, grazie alla sua struttura:
- analisi dei paradigmi e dei cambiamenti profondi che muovono l'innovazione;
- analisi dei maestri, portatori del cambiamento;
- selezione accurata della bibliografia.
Quindi, troviamo, sempre in perfetto ordine:
- una parte introduttiva alle grandi macroaree di indagine;
- entro ogni macroarea i settori più importanti per la comunicazione;
- entro ogni settore alcuni autori, con citazioni e bibliografia specifica.
Si tratta di ciò che ogni studente vorrebbe potere trovare in un manuale di riferimento dei primi anni: la nota di avvio e di riflessione di un eccellente docente della comunicazione e gli strumenti per proseguire da sé (vedi anche indice completo riportato sotto).
Ecco perché ho scritto che il testo è rivolto al lettore 'contemporaneo'. Ricciardi, con un che di nostalgico, ma anche con profondo realismo, si rende conto che il discente di oggi non è più (mediamente) colui che segue un percorso di ascesa al sapere, che cerca autonomamente il confronto con le fonti, che approfondisce oltre il testo. Per questo la struttura del testo è un po' come un sentiero tenuto molto bene, che segna percorsi chiari e stimolanti intersezioni, sollevando un poco il lettore contemporaneo dal suo onere di approfondimento.
E riporta così alla luce i nessi e le strutture che soggiaciono all'ampio ambito denominato "comunicazione", che rischia oggi, tanta è l'informazione che circola, di perdersi nei rivoli i più diversi, offuscando le proprie solide fondamenta. Di questo, infatti, l'autore parla nella premessa: “In questo volume – ci spiega nella premessa – intendiamo contrastare la diffusa convinzione che la comunicazione sia un sapere senza fondamenti, un campo ibrido in cui si mescolano casualmente interessi e discipline diversi. Noi pensiamo, al contrario, che sia un crocevia di culture e di ricerca scientifica e umanistica”.
Sono contento di un testo così ben progettato.
Ecco i contenuti:
Premessa
Parte prima
Comunicazione e civiltà
Oralità e scrittura
1. Dal passato al presente - 1.1. Dalla scrittura all’ipertesto - 2. Claude Lévi-Strauss - 2.1. La comunicazione è la struttura della società - 3. Eric Havelock - 3.1. La mente alfabetica - 4. Walter J. Ong - 4.1. La scrittura è una tecnologia - 4.2. La scrittura ristruttura il pensiero - 4.3. I media e la comunicazione umana - 5. Jack Goody - 5.1. Comunicazione e conoscenza - 5.2. Tecnologia della mente
Lingua e segni
1. Ferdinand de Saussure - 2. Formalismo - 2.1. Il Circolo linguistico di Praga - 2.2. Roman Jakobson - 3. Strutturalismo - 4. Semiotica-semiologia - 4.1. Narratologia - 4.2. Vladimir Propp - 4.3. Algirdas J. Greimas - 5. Roland Barthes - 5.1. Il mito è parola - 5.2. Il testo al plurale - 5.3. Linguistica e semiologia - 6. Umberto Eco - 6.1. «Opera aperta» - 6.2. «Fenomenologia di Mike Bongiorno»
Scienza dei media
1. Harold Adams Innis - 1.1. Monopolio e potere - 1.2. Tendenze e civiltà - 1.3. «Impero e comunicazioni»: un esempio di anti-storia totale - 2. Marshall McLuhan - 2.1. «La galassia Gutenberg. Nascita dell’uomo tipografico» - 2.2. Lo stile: comunicare col lettore - 2.3. Media intelligenti - 2.4. Il medium è il messaggio - 2.5. Media caldi e media freddi - 2.6. «Il villaggio globale» - 2.7. McLuhan e il suo tempo
Parte seconda
I media nella società
Comunicazione e politica
1. Sovversione e legittimazione - 1.1. 1789: la festa rivoluzionaria - 1.2. 1848: parlare in pubblico - 1.3. La comunicazione politica come demagogia - 1.4. Magia e popolo - 1.5. Psicologia di massa - 2. Max Weber - 2.1. L’imprenditore capitalista - 2.2. Il potere carismatico - 2.3. Il grande demagogo - 2.4. Le professioni della politica
Comunicazioni di massa e società di massa
1. Come agiscono i mass media - 2. Walter Benjamin - 2.1. Tecnologia e medium - 2.2. La ricezione: tecnologia e fruizione - 2.3. Andare incontro al fruitore - 2.4. Teatro e cinema - 3. Theodor Wiesengrund Adorno - 3.1. Adorno contro Benjamin - 3.2. Feticcio e regressione - 3.3. Musica e film - 3.4. Industria culturale - 3.5. Autorità, autoritario - 4. La società del benessere - 4.1. Consumo ed esclusione - 4.2. Herbert Marcuse: il gran rifiuto - 4.3. Jürgen Habermas: agire comunicativo
Parte terza
Tecnologie, comunicazione e reti
Macchine per comunicare
1. Alan Turing - 1.1. La Macchina di Turing - 1.2. Il Test di Turing - 2. Norbert Wiener - 2.1. Le origini della cibernetica - 2.2. Feedback e messaggio - 2.3. Computer: la macchina speciale - 2.4. Informazione e comunicazione: Shannon e Wiener - 2.5. La cibernetica - 2.6. Macchine e umani - 2.7. Etica della responsabilità
Ipertesti e Internet
1. Vannevar Bush - 1.1. «As We May Think» - 1.2. L’utopia di Memex - 1.3. La società dell’informazione - 2. Douglas Engelbart - 2.1. La madre di tutte le presentazioni - 2.2. «Augmenting Human Intellect» - 2.3. Lavoratori della conoscenza - 2.4. Manipolazione, simboli e cooperazione - 3. Theodor Nelson - 3.1. Inventare l’ipertesto - 3.2. Xanadu - 3.3. Letteratura - 4. Tim Berners-Lee - 4.1. Il web - 4.2. La cultura del web - 4.3. Il web e la globalizzazione
Parte quarta
La società digitale
Digital media contro mass media
1. Dalla società di massa alla società digitale - 2. Libro a stampa, libro elettronico - 3. La vita sullo schermo: 1995, Sherry Turkle - 3.1. Lo schermo sostituisce il libro - 3.2. Finestre sullo schermo - 4. «Re-mediation»: 1999, Jay David Bolter - 4.1. La tradizione dei media («remediation») - 5. La logica del database: 2001, Lev Manovich - 5.1. Interfaccia culturale - 5.2. Interattività e creatività - 6. Cultura convergente: 2006, Henry Jenkins
Media e network
1. Media e modernità: John B. Thompson - 1.1. Il sistema dei media - 1.2. La natura dei media - 2. La società dei network: Manuel Castells - 2.1. La nascita della società dei network - 2.2. Informazionalismo - 2.3. Identità: Io-rete - 2.4. La grande mutazione - 3. Il mondo in rete - 3.1. Il cyberspazio - 3.2. L’età dell’accesso: Jeremy Rifkin - 3.3. Comunità virtuali: Howard Rheingold - 3.4. «Smart mobs» - 3.5. Hacker: Pekka Himanen
Bibliografia
Ricciardi, infatti, scrive per il lettore 'contemporaneo', che non è più il lettore di metà del secolo scorso: se studente indifferente, offre una distinta base per la comprensione generale delle basi delle scienze della comunicazione; se studente 'vero discente' offre, oltre ad una analisi concisa e molto chiara dei diversi "paradigmi" attraverso cui si è sviluppata la comunicazione, le parole dei protagonisti di questa scienza, attraverso lunghe e focalizzate citazioni tratte dalle opere più significative dei "maestri" citati, senza tralasciare i riferimenti ai loro contributi più ampi, garantiti da una breve biografia cui segue una bibliografia essenziale e molto focalizzata.
Il manuale è molto utile e decisamente efficace, grazie alla sua struttura:
- analisi dei paradigmi e dei cambiamenti profondi che muovono l'innovazione;
- analisi dei maestri, portatori del cambiamento;
- selezione accurata della bibliografia.
Quindi, troviamo, sempre in perfetto ordine:
- una parte introduttiva alle grandi macroaree di indagine;
- entro ogni macroarea i settori più importanti per la comunicazione;
- entro ogni settore alcuni autori, con citazioni e bibliografia specifica.
Si tratta di ciò che ogni studente vorrebbe potere trovare in un manuale di riferimento dei primi anni: la nota di avvio e di riflessione di un eccellente docente della comunicazione e gli strumenti per proseguire da sé (vedi anche indice completo riportato sotto).
Ecco perché ho scritto che il testo è rivolto al lettore 'contemporaneo'. Ricciardi, con un che di nostalgico, ma anche con profondo realismo, si rende conto che il discente di oggi non è più (mediamente) colui che segue un percorso di ascesa al sapere, che cerca autonomamente il confronto con le fonti, che approfondisce oltre il testo. Per questo la struttura del testo è un po' come un sentiero tenuto molto bene, che segna percorsi chiari e stimolanti intersezioni, sollevando un poco il lettore contemporaneo dal suo onere di approfondimento.
E riporta così alla luce i nessi e le strutture che soggiaciono all'ampio ambito denominato "comunicazione", che rischia oggi, tanta è l'informazione che circola, di perdersi nei rivoli i più diversi, offuscando le proprie solide fondamenta. Di questo, infatti, l'autore parla nella premessa: “In questo volume – ci spiega nella premessa – intendiamo contrastare la diffusa convinzione che la comunicazione sia un sapere senza fondamenti, un campo ibrido in cui si mescolano casualmente interessi e discipline diversi. Noi pensiamo, al contrario, che sia un crocevia di culture e di ricerca scientifica e umanistica”.
Sono contento di un testo così ben progettato.
Ecco i contenuti:
Premessa
Parte prima
Comunicazione e civiltà
Oralità e scrittura
1. Dal passato al presente - 1.1. Dalla scrittura all’ipertesto - 2. Claude Lévi-Strauss - 2.1. La comunicazione è la struttura della società - 3. Eric Havelock - 3.1. La mente alfabetica - 4. Walter J. Ong - 4.1. La scrittura è una tecnologia - 4.2. La scrittura ristruttura il pensiero - 4.3. I media e la comunicazione umana - 5. Jack Goody - 5.1. Comunicazione e conoscenza - 5.2. Tecnologia della mente
Lingua e segni
1. Ferdinand de Saussure - 2. Formalismo - 2.1. Il Circolo linguistico di Praga - 2.2. Roman Jakobson - 3. Strutturalismo - 4. Semiotica-semiologia - 4.1. Narratologia - 4.2. Vladimir Propp - 4.3. Algirdas J. Greimas - 5. Roland Barthes - 5.1. Il mito è parola - 5.2. Il testo al plurale - 5.3. Linguistica e semiologia - 6. Umberto Eco - 6.1. «Opera aperta» - 6.2. «Fenomenologia di Mike Bongiorno»
Scienza dei media
1. Harold Adams Innis - 1.1. Monopolio e potere - 1.2. Tendenze e civiltà - 1.3. «Impero e comunicazioni»: un esempio di anti-storia totale - 2. Marshall McLuhan - 2.1. «La galassia Gutenberg. Nascita dell’uomo tipografico» - 2.2. Lo stile: comunicare col lettore - 2.3. Media intelligenti - 2.4. Il medium è il messaggio - 2.5. Media caldi e media freddi - 2.6. «Il villaggio globale» - 2.7. McLuhan e il suo tempo
Parte seconda
I media nella società
Comunicazione e politica
1. Sovversione e legittimazione - 1.1. 1789: la festa rivoluzionaria - 1.2. 1848: parlare in pubblico - 1.3. La comunicazione politica come demagogia - 1.4. Magia e popolo - 1.5. Psicologia di massa - 2. Max Weber - 2.1. L’imprenditore capitalista - 2.2. Il potere carismatico - 2.3. Il grande demagogo - 2.4. Le professioni della politica
Comunicazioni di massa e società di massa
1. Come agiscono i mass media - 2. Walter Benjamin - 2.1. Tecnologia e medium - 2.2. La ricezione: tecnologia e fruizione - 2.3. Andare incontro al fruitore - 2.4. Teatro e cinema - 3. Theodor Wiesengrund Adorno - 3.1. Adorno contro Benjamin - 3.2. Feticcio e regressione - 3.3. Musica e film - 3.4. Industria culturale - 3.5. Autorità, autoritario - 4. La società del benessere - 4.1. Consumo ed esclusione - 4.2. Herbert Marcuse: il gran rifiuto - 4.3. Jürgen Habermas: agire comunicativo
Parte terza
Tecnologie, comunicazione e reti
Macchine per comunicare
1. Alan Turing - 1.1. La Macchina di Turing - 1.2. Il Test di Turing - 2. Norbert Wiener - 2.1. Le origini della cibernetica - 2.2. Feedback e messaggio - 2.3. Computer: la macchina speciale - 2.4. Informazione e comunicazione: Shannon e Wiener - 2.5. La cibernetica - 2.6. Macchine e umani - 2.7. Etica della responsabilità
Ipertesti e Internet
1. Vannevar Bush - 1.1. «As We May Think» - 1.2. L’utopia di Memex - 1.3. La società dell’informazione - 2. Douglas Engelbart - 2.1. La madre di tutte le presentazioni - 2.2. «Augmenting Human Intellect» - 2.3. Lavoratori della conoscenza - 2.4. Manipolazione, simboli e cooperazione - 3. Theodor Nelson - 3.1. Inventare l’ipertesto - 3.2. Xanadu - 3.3. Letteratura - 4. Tim Berners-Lee - 4.1. Il web - 4.2. La cultura del web - 4.3. Il web e la globalizzazione
Parte quarta
La società digitale
Digital media contro mass media
1. Dalla società di massa alla società digitale - 2. Libro a stampa, libro elettronico - 3. La vita sullo schermo: 1995, Sherry Turkle - 3.1. Lo schermo sostituisce il libro - 3.2. Finestre sullo schermo - 4. «Re-mediation»: 1999, Jay David Bolter - 4.1. La tradizione dei media («remediation») - 5. La logica del database: 2001, Lev Manovich - 5.1. Interfaccia culturale - 5.2. Interattività e creatività - 6. Cultura convergente: 2006, Henry Jenkins
Media e network
1. Media e modernità: John B. Thompson - 1.1. Il sistema dei media - 1.2. La natura dei media - 2. La società dei network: Manuel Castells - 2.1. La nascita della società dei network - 2.2. Informazionalismo - 2.3. Identità: Io-rete - 2.4. La grande mutazione - 3. Il mondo in rete - 3.1. Il cyberspazio - 3.2. L’età dell’accesso: Jeremy Rifkin - 3.3. Comunità virtuali: Howard Rheingold - 3.4. «Smart mobs» - 3.5. Hacker: Pekka Himanen
Bibliografia
Etichette:
cultura,
formalismo,
manuale di riferimento,
new media,
old media,
oralità,
Recensioni,
scienze della comunicazione,
scrittura,
semiologia,
semiotica,
strutturalismo,
Università
domenica 1 agosto 2010
RECENCINEMA
Talvolta non esistono o non sono adottati permalink, così ho pensato di aggregare le mie recensioni di film in questo modo. Il sito di riferimento è sempre Cinemalia.
venerdì 30 luglio 2010
UNIVERSITAS
Nel mondo della complessità, anche le università si possono considerare... organizzazioni complesse. Con una piccola deviazione dal tema prettamente scientifico del 'complesso', illustro qui in poche righe il testo di Andrea Graziosi "L'università per tutti. Riforme e crisi del sistema universitario italiano".
Il testo di Graziosi Andrea è un breve libretto, conciso e scritto in modo chiaro e consequenziale, che offre una lettura dell'Università italiana nella sua evoluzione storica. E' scritto, infatti, da uno storico che, peraltro, nei suoi studi, si è concentrato sull'analisi dei regimi sovietici. Questo gli dà spunto per introdurre acute osservazioni rispetto alla pianificazione statale e all'autonomia. Focalizza inoltre con grande efficacia i temi della differenziazione e della diversità tra studio universitario e formazione professionale, nonché tra università orientate alla ricerca e università orientate alla didattica (che esistono, separatamente, nei modelli statunitense ed anglosassone). Il testo richiede al lettore di conoscere un minimo il mondo universitario, ma ha il pregio di introdurlo ad un viaggio nel tempo dell'Università, evidenziando, in ogni capitolo, i punti salienti del processo di modificazione dall'università di élite a quella di massa, sviscerando, dati statitistici alla mano, i pro e i contro dei diversi interventi legislativi intervenuti nel settore.
Il valore del testo sta nella sintesi che non è sola descrizione dell'accaduto, ma revisione dello stesso alla luce degli sviluppi sulle teorie del capitale umano, sul tipo di bene che l'università offre o potrebbe o dovrebbe offrire, sul confronto internazionale, specificamente con le realtà statunitensi ed anglosassoni, svolto in modo ragionato e del tutto privo di retorica. Non troverete un testo che si lamenta di questo e di quello, che parla di baroni e baronetti, di sprechi e via dicendo: il testo è analitico, non scritto da un giudice in base a 'quel che si dice', ma da un professore che, limpidamente, analizza che cosa è successo dalle prime leggi di inizio secolo scorso alla riforma attualmente in Parlamento.
Proprio ragionando sull'Atto del Senato 1905 il libro conclude, non tanto pre-figurando ipotetici utopie, quanto stringendo su quanto è presente nell'Atto citato per stimolare ragionamenti e riflessioni sulle consequenze di diverse opzioni e direzioni.
Se volete un manuale che riporti tecnicamente la struttura dell'ordinamento delle Università, aggiornato al 2005, senza dubbio un buon testo è "Il sistema universitario italiano. Normativa e operatività. Con CD-ROM", di Matelda Grassi, di cui ho fornito una breve recensione su aNobii: un testo estremamente ben compilato e completo che consiglio per tenersi aggiornati sull'impianto amministrativo delle Università, almeno sino al 2005, quando il libro è stato edito.
Confidiamo in una riedizione aggiornata!
Se siete invece alla ricerca di una serie di testi nei quali gli autori si sono 'sporcati le mani' nella materia, creando veri e propri progetti di ampio respiro, introducendo e testando strumenti innovativi e sperimentali nel contesto italiano, potete leggere "I Quaderni" del Comitato del CNVSU, editi da Il Mulino: una breve sintesi dei principali si può trovare presso il sito del CNVSU.
Inoltre, sempre per le edizioni Il Mulino, con riferimento ai sistemi contabili delle università italiane, merita citare: "Esperienze di contabilità economico-patrimoniale nelle università", a cura di Marco Tomasi e Giuseppe Catalano, nonché "La contabilità economico-patrimoniale nelle università. Aspetti metodologici e principi contabili", a cura di Giuseppe Catalano.

Infine, sempre considerando progetti di sperimentazione entro e tra le Università, cito il testo, edito da Marcianum Press, "Management nelle università e negli enti di ricerca", a cura di Giuseppe Catalano, Michela Arnaboldi, Fabio Poles, testo che raccoglie una sintesi dei project work svolti per il Master della scuola SUM del MIP - Politecnico di Milano.
Seguirà l'edizione aggiornata relativa ai lavori della terza edizione del Master (2008-2010).
Il testo di Graziosi Andrea è un breve libretto, conciso e scritto in modo chiaro e consequenziale, che offre una lettura dell'Università italiana nella sua evoluzione storica. E' scritto, infatti, da uno storico che, peraltro, nei suoi studi, si è concentrato sull'analisi dei regimi sovietici. Questo gli dà spunto per introdurre acute osservazioni rispetto alla pianificazione statale e all'autonomia. Focalizza inoltre con grande efficacia i temi della differenziazione e della diversità tra studio universitario e formazione professionale, nonché tra università orientate alla ricerca e università orientate alla didattica (che esistono, separatamente, nei modelli statunitense ed anglosassone). Il testo richiede al lettore di conoscere un minimo il mondo universitario, ma ha il pregio di introdurlo ad un viaggio nel tempo dell'Università, evidenziando, in ogni capitolo, i punti salienti del processo di modificazione dall'università di élite a quella di massa, sviscerando, dati statitistici alla mano, i pro e i contro dei diversi interventi legislativi intervenuti nel settore.
Il valore del testo sta nella sintesi che non è sola descrizione dell'accaduto, ma revisione dello stesso alla luce degli sviluppi sulle teorie del capitale umano, sul tipo di bene che l'università offre o potrebbe o dovrebbe offrire, sul confronto internazionale, specificamente con le realtà statunitensi ed anglosassoni, svolto in modo ragionato e del tutto privo di retorica. Non troverete un testo che si lamenta di questo e di quello, che parla di baroni e baronetti, di sprechi e via dicendo: il testo è analitico, non scritto da un giudice in base a 'quel che si dice', ma da un professore che, limpidamente, analizza che cosa è successo dalle prime leggi di inizio secolo scorso alla riforma attualmente in Parlamento.
Proprio ragionando sull'Atto del Senato 1905 il libro conclude, non tanto pre-figurando ipotetici utopie, quanto stringendo su quanto è presente nell'Atto citato per stimolare ragionamenti e riflessioni sulle consequenze di diverse opzioni e direzioni.
Se volete un manuale che riporti tecnicamente la struttura dell'ordinamento delle Università, aggiornato al 2005, senza dubbio un buon testo è "Il sistema universitario italiano. Normativa e operatività. Con CD-ROM", di Matelda Grassi, di cui ho fornito una breve recensione su aNobii: un testo estremamente ben compilato e completo che consiglio per tenersi aggiornati sull'impianto amministrativo delle Università, almeno sino al 2005, quando il libro è stato edito.
Confidiamo in una riedizione aggiornata!
Se siete invece alla ricerca di una serie di testi nei quali gli autori si sono 'sporcati le mani' nella materia, creando veri e propri progetti di ampio respiro, introducendo e testando strumenti innovativi e sperimentali nel contesto italiano, potete leggere "I Quaderni" del Comitato del CNVSU, editi da Il Mulino: una breve sintesi dei principali si può trovare presso il sito del CNVSU.
Inoltre, sempre per le edizioni Il Mulino, con riferimento ai sistemi contabili delle università italiane, merita citare: "Esperienze di contabilità economico-patrimoniale nelle università", a cura di Marco Tomasi e Giuseppe Catalano, nonché "La contabilità economico-patrimoniale nelle università. Aspetti metodologici e principi contabili", a cura di Giuseppe Catalano.

Infine, sempre considerando progetti di sperimentazione entro e tra le Università, cito il testo, edito da Marcianum Press, "Management nelle università e negli enti di ricerca", a cura di Giuseppe Catalano, Michela Arnaboldi, Fabio Poles, testo che raccoglie una sintesi dei project work svolti per il Master della scuola SUM del MIP - Politecnico di Milano.
Seguirà l'edizione aggiornata relativa ai lavori della terza edizione del Master (2008-2010).
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mercoledì 28 luglio 2010
MACCHINE ED ESSERI VIVENTI
Il testo "Macchine ed esseri viventi. L'autopoiesi e l'organizzazione biologica" (nella edizione Astrolabio Ubaldini, 1972, 1992) dei biologi, neuroscienziati, epistemologi e filosofi cileni Humberto Maturana e Francisco Varela, si prefigge uno scopo chiaro e unico: definire un sistema vivente senza che la definizione dello stesso dipenda da elenchi di proprietà, da descrizioni afferenti a diverse discipline (e, quindi, legate necessariamente al punto di vista di un osservatore delle stesse), da elementi di processo eterodeterminati e via dicendo.
Per ottenere tale (ambizioso) scopo, gli autori, che si riconoscono pur sempre come osservatori, e quindi limitati nella descrizione dalla struttura implicita dei loro sistemi cognitivi, introducono il 'concetto' di autopoiesi, che si fonda esclusivamente sul sistema in quanto tale. Tutto il libretto è concentrato a sganciare l'autopoiesi da ogni altra forma di descrizione del vivente che presuma qualunque proprietà non intrinsecamente determinata entro (e dalla) unità vivente stessa.
Per ottenere tale (ambizioso) scopo, gli autori, che si riconoscono pur sempre come osservatori, e quindi limitati nella descrizione dalla struttura implicita dei loro sistemi cognitivi, introducono il 'concetto' di autopoiesi, che si fonda esclusivamente sul sistema in quanto tale. Tutto il libretto è concentrato a sganciare l'autopoiesi da ogni altra forma di descrizione del vivente che presuma qualunque proprietà non intrinsecamente determinata entro (e dalla) unità vivente stessa.
In quest'ottica, anche l'evoluzione, l'apprendimento, la formazione sociale e altri fenomeni osservabili, vengono elaborati prima chiarendo sempre il 'concetto' base di autopoiesi, quindi escludendo l'osservatore dall'ambito di influenze definitorie del sistema che non siano autopoietiche, ossia che non considerino lo stesso come una unità che si definisce da sé, sommariamente in questo modo: "Una (unità) macchina autopoietica è una macchina organizzata come sistema di processi di produzione di componenti; tali processi sono collegati tra loro in modo da produrre dei componenti che, a loro volta: 1. generano i processi (relazioni) di produzione che li producono mediante le loro continue interazioni e trasformazioni e 2. costituiscono la macchina come un'entità nello spazio fisico" (pag. 31, op. cit.).
Il criterio distintivo della vita, per il principio autopoietico, è il mantenimento della sua stessa organizzazione. Qualunque sistema che abbia tale caratteristica può, a tutti gli effetti, essere detto vivente, qualora la produzione dei propri elementi di base sia in grado di (ri)produrre ricorsivamente gli elementi che li producono. Insomma, il sistema produce continuamente se stesso.
Senza entrare in ulteriori dettagli, c'è da dire che il testo, nella edizione Astrolabio Ubaldini del 1992, è tradotto bene, con precisione e avvalendosi di un lessico ripetitivo, ma scorrevole, che favorisce il legame coonsequenziale e logico tra i concetti. Fantastica è poi la prefazione di Alejandro Orellana, che prepara il lettore ai concetti proposti nel testo, lo contestualizza storicamente ed evidenzia la rilevanza conoscitiva della fenomenologia del vivente come argomentata dagli autori. Ritroviamo un'altra traduzione ed introduzione all'interno del più ampio testo "Autopoiesi e cognizione. La realizzazione del vivente", sempre per le edizioni Marsilio, ma 1985, in cui mi pare, tuttavia, che il testo originario risenta di una traduzione meno stringentemente concatenata. Scriverò a breve una prossima recensione dell'ultimo testo citato.
Il criterio distintivo della vita, per il principio autopoietico, è il mantenimento della sua stessa organizzazione. Qualunque sistema che abbia tale caratteristica può, a tutti gli effetti, essere detto vivente, qualora la produzione dei propri elementi di base sia in grado di (ri)produrre ricorsivamente gli elementi che li producono. Insomma, il sistema produce continuamente se stesso.
Senza entrare in ulteriori dettagli, c'è da dire che il testo, nella edizione Astrolabio Ubaldini del 1992, è tradotto bene, con precisione e avvalendosi di un lessico ripetitivo, ma scorrevole, che favorisce il legame coonsequenziale e logico tra i concetti. Fantastica è poi la prefazione di Alejandro Orellana, che prepara il lettore ai concetti proposti nel testo, lo contestualizza storicamente ed evidenzia la rilevanza conoscitiva della fenomenologia del vivente come argomentata dagli autori. Ritroviamo un'altra traduzione ed introduzione all'interno del più ampio testo "Autopoiesi e cognizione. La realizzazione del vivente", sempre per le edizioni Marsilio, ma 1985, in cui mi pare, tuttavia, che il testo originario risenta di una traduzione meno stringentemente concatenata. Scriverò a breve una prossima recensione dell'ultimo testo citato.
lunedì 19 luglio 2010
SIMPLICIO, COMPLESSIO E L'INFORMAT(IC)O
Il testo "Complessità 2000", di Silvio Cammarata, informatico e, in questo testo, divulgatore scientifico, tenta una sintesi delle teorie dei sistemi, da questa cercando di introdurre alcuni elementi della logica della complessità.
L'intento è buono, tanto che l'autore dà al suo testo la forma di un dialogo tra l'umanista Simplicio e il sostenitore delle scienze 'hard' Mr. Complessio, in questo riprendendo la forma del dialogo, entro cui, secondo una antica tradizione, si può sviluppare il sapere e la conoscenza.
La realizzazione lascia però perplessi. Infatti, pur dimostrando un'apertura al dialogo inteso come modo di "mettere in comune", tra due o più interlocutori (e così diffondere), un significato negoziato, tuttavia Cammarata non riesce nell'intento di uscire dalla sua (metodo)logica informatica, con la conseguenza che gli esempi, pur chiari e senza dubbio pertinenti, sono quasi sempre legati al mondo dei bit e dei giochi matematico-informatici, lasciando deluso il lettore che vorrebbe spaziare entro "Complessità 2000", che sembrerebbe intendere, almeno nel titolo, un'esposizione a tutto tondo dell'argomento in oggetto. Per questi lettori consiglierei più "Prede e Ragni", di Comello e De Luca o un testo reportistico e, in un certo modo, dialogico, quale "Complessità. Uomini e idee al confine tra ordine e caos" di Waldrop o la raccolta di saggi a cura di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti "La sfida della complessità".
Con questo nulla si toglie al testo di Cammarata che, nella mia percezione, si rivela meno appassionante ed empatico di altri testi sul tema. Utile però per le teorie dei sistemi, in esso ben spiegate e semplificate. Simplicio, in questo, sarà soddisfatto.
Ecco il contenuto dell'opera:
Indice
Dialogo primo - Sistemi
Dialogo secondo - Dinamica dei sistemi
Dialogo terzo - Modelli di sistemi
Dialogo quarto - Sistemi che apprendono
Dialogo quinto - Sistemi che evolvono
Dialogo sesto - Sistemi che si autoproducono
Dialogo settimo - L'azienda come sistema vivente
Qualche altro dato sul testo:
Formato: Illustrato
Pagine: 276
Lingua: Italiano
Editore: Etas
Anno di pubblicazione 1999
Codice EAN: 9788845309434
L'intento è buono, tanto che l'autore dà al suo testo la forma di un dialogo tra l'umanista Simplicio e il sostenitore delle scienze 'hard' Mr. Complessio, in questo riprendendo la forma del dialogo, entro cui, secondo una antica tradizione, si può sviluppare il sapere e la conoscenza.
La realizzazione lascia però perplessi. Infatti, pur dimostrando un'apertura al dialogo inteso come modo di "mettere in comune", tra due o più interlocutori (e così diffondere), un significato negoziato, tuttavia Cammarata non riesce nell'intento di uscire dalla sua (metodo)logica informatica, con la conseguenza che gli esempi, pur chiari e senza dubbio pertinenti, sono quasi sempre legati al mondo dei bit e dei giochi matematico-informatici, lasciando deluso il lettore che vorrebbe spaziare entro "Complessità 2000", che sembrerebbe intendere, almeno nel titolo, un'esposizione a tutto tondo dell'argomento in oggetto. Per questi lettori consiglierei più "Prede e Ragni", di Comello e De Luca o un testo reportistico e, in un certo modo, dialogico, quale "Complessità. Uomini e idee al confine tra ordine e caos" di Waldrop o la raccolta di saggi a cura di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti "La sfida della complessità".
Con questo nulla si toglie al testo di Cammarata che, nella mia percezione, si rivela meno appassionante ed empatico di altri testi sul tema. Utile però per le teorie dei sistemi, in esso ben spiegate e semplificate. Simplicio, in questo, sarà soddisfatto.
Ecco il contenuto dell'opera:
Indice
Dialogo primo - Sistemi
Dialogo secondo - Dinamica dei sistemi
Dialogo terzo - Modelli di sistemi
Dialogo quarto - Sistemi che apprendono
Dialogo quinto - Sistemi che evolvono
Dialogo sesto - Sistemi che si autoproducono
Dialogo settimo - L'azienda come sistema vivente
Qualche altro dato sul testo:
Formato: Illustrato
Pagine: 276
Lingua: Italiano
Editore: Etas
Anno di pubblicazione 1999
Codice EAN: 9788845309434
lunedì 7 giugno 2010
TRADURRE E DIFFONDERE IN INGLESE
Spesso anche buoni testi italiani, di ampio respiro o specialistici, non riescono a penetrare nel pubblico al di fuori del contesto italiano, perché non disponibili in altre lingue. Quindi, seppure l'italiano sia una delle lingue tra le più insegnate (e scelte) nelle istituzioni formative estere, tradurre in inglese il nostro prodotto culturale di certo non penalizzerebbe gli italiani, ma renderebbe più intenso il nostro stimolo culturale fuori dall'Italia.
Dunque ben venga la traduzione in inglese del testo "Viaggio nella Complessità" (vedi recensione su questo blog) di Luca Comello e Alberto De Toni.
I dati del testo tradotto in inglese, che dalla stessa pagina si può anche scaricare gratuitamente dal web, sono i seguenti:
ISBN 978-1-4452-6078-5
Titolo: Journey Into Complexity
Copyright: Alberto F. De Toni and Luca Comello (Licenza standard di copyright)
Edizione: First English Edition 2010
Pubblicato: giugno 6, 2010
Lingua: Inglese
Pagine: 125
Rilegatura: Perfect-bound Paperback
Interior Ink: Bianco e nero
Peso: 0.23 Kg
Dimensions (cm): 15.6 wide × 23.4 tall
Costo: 15 EUR
Dunque ben venga la traduzione in inglese del testo "Viaggio nella Complessità" (vedi recensione su questo blog) di Luca Comello e Alberto De Toni.
I dati del testo tradotto in inglese, che dalla stessa pagina si può anche scaricare gratuitamente dal web, sono i seguenti:
ISBN 978-1-4452-6078-5
Titolo: Journey Into Complexity
Copyright: Alberto F. De Toni and Luca Comello (Licenza standard di copyright)
Edizione: First English Edition 2010
Pubblicato: giugno 6, 2010
Lingua: Inglese
Pagine: 125
Rilegatura: Perfect-bound Paperback
Interior Ink: Bianco e nero
Peso: 0.23 Kg
Dimensions (cm): 15.6 wide × 23.4 tall
Costo: 15 EUR
domenica 30 maggio 2010
PREDE O RAGNI?
... Uomini e organizzazioni nella ragnatela della complessità ...
Un 'must' da leggere tra i testi divulgativi sulla complessità... con qualcosa in più!
"Prede o Ragni", di Alberto De Toni e Luca Comello è un testo al bivio: da esso dipartono riflessioni utilissime tanto per il management, quanto per le scienze contemporanee. Il filo rosso della/e teoria/e della complessità è snodato, in maniera affascinante, grazie a citazioni di matematici, fisici, filosofi, economisti, ingegneri, biologi, sociologi e altre figure di intersezione che si trovano a confrontarsi con il mondo complesso, cioé intricato, a rete, non lineare, "deterministicamente caotico" e, in ogni caso, "pervasivo". Il testo è estremamente ben curato, tanto nella proporzione dei contenuti, espressi con l'aiuto di una grafica curatissima e densissima di senso, quanto nella bibliografia ragionata a fine libro, che include, oltre ad una sezione degli autori più citati con rispettive competenze, una sezione dedicata ai filoni degli studi sulla complessità, con una bibliografia ragionata dei principali contributi in lingua straniera ed italiana, un elenco dei centri mondiali più attivi nel campo di ricerca sui sistemi complessi, una sezione sui testi orientati al management della complessità, l'elenco degli autori citati ed un fertile indice analitico.
L'opera è nel complesso un lavoro stimolante e aperto, che ritengo sia di base per ogni disciplina che si affronti nel nuovo Millennio. Una versione più semplice e filosofica, più divulgativa dell'opera è "Viaggio nella Complessità" degli stessi autori: due opere, un tratto comune, e cioè la ricerca del senso dell'uomo sempre in viaggio, che si confronta con un mondo sempre più dinamico ed imprevedibile. Mi sento di consigliare senza esitazione questi due testi ad ogni lettore, in quanto strutturati per parlare a tutti, naturalmente con più o meno sforzo a seconda delle condizioni di partenza.
Un 'must' da leggere tra i testi divulgativi sulla complessità... con qualcosa in più!
"Prede o Ragni", di Alberto De Toni e Luca Comello è un testo al bivio: da esso dipartono riflessioni utilissime tanto per il management, quanto per le scienze contemporanee. Il filo rosso della/e teoria/e della complessità è snodato, in maniera affascinante, grazie a citazioni di matematici, fisici, filosofi, economisti, ingegneri, biologi, sociologi e altre figure di intersezione che si trovano a confrontarsi con il mondo complesso, cioé intricato, a rete, non lineare, "deterministicamente caotico" e, in ogni caso, "pervasivo". Il testo è estremamente ben curato, tanto nella proporzione dei contenuti, espressi con l'aiuto di una grafica curatissima e densissima di senso, quanto nella bibliografia ragionata a fine libro, che include, oltre ad una sezione degli autori più citati con rispettive competenze, una sezione dedicata ai filoni degli studi sulla complessità, con una bibliografia ragionata dei principali contributi in lingua straniera ed italiana, un elenco dei centri mondiali più attivi nel campo di ricerca sui sistemi complessi, una sezione sui testi orientati al management della complessità, l'elenco degli autori citati ed un fertile indice analitico.
L'opera è nel complesso un lavoro stimolante e aperto, che ritengo sia di base per ogni disciplina che si affronti nel nuovo Millennio. Una versione più semplice e filosofica, più divulgativa dell'opera è "Viaggio nella Complessità" degli stessi autori: due opere, un tratto comune, e cioè la ricerca del senso dell'uomo sempre in viaggio, che si confronta con un mondo sempre più dinamico ed imprevedibile. Mi sento di consigliare senza esitazione questi due testi ad ogni lettore, in quanto strutturati per parlare a tutti, naturalmente con più o meno sforzo a seconda delle condizioni di partenza.
Testi molto belli, da leggere.
venerdì 28 maggio 2010
LE LEGGI DEL CAOS
... con qualche base matematica, Prigogine di annata...
Questo testo divulgativo di Prigogine è inteso ad introdurre un cambio di paradigma nel considerare la dinamica dei sistemi caotici, in particolare evidenziando asimmetria e freccia temporale, concetti, per dirla alla buona, con cui è possibile far fronte al dualismo della fisica quantistica.
Detto ciò il testo è utile per comprendere le basi della teoria della complessità, ma richiede, pur nella semplificazione operata dall'autore, alcuni elementi base di analisti matematica e geometria analitica.
Se non si hanno tali basi, è probabilmente preferibile approcciare il tema della complessità e dei sistemi dinamici e caotici a partire da libri più semplici, come, per citarne uno, "Come funziona il caos. Dal moto dei pianeti all'effetto farfalla.", Ivar Ekeland (Bollati Boringhieri, 2006, ISBN: 978-88-339-2041-2).
Questo testo divulgativo di Prigogine è inteso ad introdurre un cambio di paradigma nel considerare la dinamica dei sistemi caotici, in particolare evidenziando asimmetria e freccia temporale, concetti, per dirla alla buona, con cui è possibile far fronte al dualismo della fisica quantistica.
Detto ciò il testo è utile per comprendere le basi della teoria della complessità, ma richiede, pur nella semplificazione operata dall'autore, alcuni elementi base di analisti matematica e geometria analitica.
Se non si hanno tali basi, è probabilmente preferibile approcciare il tema della complessità e dei sistemi dinamici e caotici a partire da libri più semplici, come, per citarne uno, "Come funziona il caos. Dal moto dei pianeti all'effetto farfalla.", Ivar Ekeland (Bollati Boringhieri, 2006, ISBN: 978-88-339-2041-2).
martedì 25 maggio 2010
LA SFIDA DELLA COMPLESSITA'
... a cura di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti ...
Un testo che è l'intersezione di molti testi, l'incrocio di punti di vista di molti autori, ognuno con il retaggio della propria disciplina. E' un testo molto ricco, quello curato da Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti in un'impresa che già dal titolo ricorda la 'sfida'.
Mettere insieme autori così diversi, su un oggetto così scivoloso e sfuggente come la complessità, merita già di per sé un elogio. Presentarli nel modo in cui fanno i curatori, bé, è davvero sorprendente e delizioso. Anche perché, nell'anno 1985, quando la prima edizione del testo venne pubblicata, il mondo che ruotava intorno all'idea di complessità era quanto mai effervescente ed era difficile rintracciare quei sentieri che ne avrebbero permesso una maggiore definizione, pur rimanendo ancora oggi, nel 2010, la complessità, di fatto, una sfida. Comunque Bocchi e Ceruti, i quali peraltro intervengono in due bellissimi capitoli del testo, accolgono questa sfida e, in parte traducendo essi stessi i testi originali, invitano un numero considerevole di autori al simposio sulla "incertezza nelle nostre conoscenze", dove miti che per secoli hanno fondato i diversi campi del sapere, sembrano cedere il passo ad una brusca, ma costante, modificazione e ridefinizione.
Si tratta di rilevare i limiti della scienza classica (sia 'hard science', sia 'soft science'... e già qui le distinzioni sono peregrine) e, lungi dall'espellerla dal campo del sapere, espanderla ed estenderla partendo da presupposti ed intuizioni diverse. Tanto in fisica, quanto in biologia; in cibernetica quanto in neurobiologia; nelle scienze sociali, quanto in quelle psicologiche e del comportamento. Il quadro è vario e molto colorato. Lo sfondo è il senso del volere conoscere il mondo, oltre le semplificazioni o i pre-supposti delle allora, ed anche oggi, discipline.
Il libro è ben fatto, perché aiuta il lettore, e molto. Lo aiuta perché nella 'Presentazione' illustra in sintesi i contenuti degli interventi che seguiranno, in modo che il lettore, qualunque lettore, non risulti troppo spaesato. Infatti, quando leggi un capitolo, poi puoi tornare alla presentazione e cogliere il senso sintetico dello stesso, almeno secondo il punto di vista dei curatori, integrandolo con il tuo proprio percepito. Aiuta il lettore nel presentare gli autori, di cui si ha una breve biografia a fine testo. E aiuta per le note a fine di ogni capitolo, dove si trova la bibliografia essenziale cui rivolgersi per non perdere troppo tempo nel vasto campo presentato. Manca un indice analitico, ed è un peccato: ma si sa, non tutto si può avere sempre.
Il libro è da leggere: una sintesi sarebbe sprecata. Ecco il ricchissimo materiale che contiene, con i relativi autori.
Introduzione: La sfida della complessità nell’età globale di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti
Presentazione di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti
- La hybris dell’onniscienza e la sfida della complessità, di Mauro Ceruti
- Le vie della complessità, di Edgar Morin
- Perché non può esserci un paradigma della complessità, di Isabelle Stengers
- Progettazione della complessità e complessità della progettazione, di Jean-Louis Le Moigne
- Il complesso di semplicità, di Ernst von Glasersfeld
- Cibernetica ed epistemologia: storia e prospettive, di Heinz von Foerster
- Complessità del cervello e autonomia del vivente, di Francisco J. Varela
- Complessità, disordine e autocreazione del significato, di Henri Atlan
- L’esplorazione della complessità, di Ilya Prigogine
- L’approccio della sinergetica al problema dei sistemi complessi, di Hermann Haken
- Gaia: una proprietà coesiva della vita, di James E. Lovelock
- Il darwinismo e l’ampliamento della teoria evoluzionista, di Stephen Jay Gould
- La traduzione della complessità biologica in una sottile semplicità, di Brian C. Goodwin
- Contributi sulla complessità: le scienze neurologiche e le scienze del comportamento, di Karl Pribram
- Complessità esterna e complessità interna nella costruzione d’un modello di comportamento, di Luciano Gallino
- L’architettura del “Jumbo”, di Douglas R. Hofstadter
- Il conoscere del sapere. Complessità e psicologia culturale, di Donata Fabbri Montesano e Alberto Munari
- La scienza politica e la sfida della complessità, di Gianfranco Pasquino
- L’evoluzione della complessità e l’ordine mondiale contemporaneo, di Ervin Laszlo
- La gestione a tecnologia superiore e la gestione della tecnologia superiore, di Milan Zeleny
- Dal paradigma di Pangloss al pluralismo evolutivo: la costruzione del futuro nei sistemi umani, di Gianluca Bocchi
Che dire? Davvero una buona lettura per entrare nel mondo con occhi più... complessi!
giovedì 20 maggio 2010
COMPLESSITA’
… uomini e idee al confine tra ordine e caos …
Meraviglioso ed avvincente! Un romanzo che è un saggio, un saggio che è un romanzo, che leggi tutto d’un fiato e che ti rivela il coordinato nascere di un Istituto di ricerca (Santa Fe Institute) fondato sul dialogo, sullo scambio di opinioni, sull’intuito condiviso in uno stesso luogo, ma che nasce e si consolida a partire dalle migliori menti del tempo, ognuna con una propria individuale e singolare passione che entrava, insieme alle altre, in un circolo virtuoso di conoscenza della conoscenza che definirei quasi mistico. L’autore, Morris Mitchell Waldrop, fisico teorico e grande giornalista e divulgatore scientifico, realizza un testo che ti fa vibrare durante tutta la lettura, ti scuote, ti emoziona, facendoti con-dividere le emozioni dei fisici, chimici, sociologi, antropologi, cibernetici, informatici e altre figure di spicco dell’intelligenza “all’orlo del caos”, che trovano il momento (sia temporale, sia energetico) di creare grandi esperienze di scienza e ricerca nel centro del più bel paesaggio messicano.
Il testo è meraviglioso perché concilia gli intrecci delle vite di diversi scienziati, colti nelle loro discussioni, nella loro ricerca accademica e non, nella vita di tutti i giorni in famiglia, senza mai perdere di vista il tempo e lo spirito dell’epoca, con i suoi vincoli in ogni disciplina del sapere, i grandi scienziati collocati su piedistalli verso cui una nuova classe di scienziati, forse più conformista, si volgeva in un’adorazione che rischiava la rottura del processo creativo. E qui l’idea di un Istituto che rompesse con tutte le divisioni accademiche e riunisse le migliori menti del mondo, al fine di studiare rami del sapere che erano in divenire, dunque non focalizzati, seppur percepiti, in nessun settore del sapere. Quindi una nuova storia, non facile, quella di definire l’ambito di ricerca dell’Istituto al fine, da un lato, di far convergere il meglio dell’intelligenza sui fenomeni emergenti interstiziali (provvisoria definizione iniziale), e dall’altro -compito non meno arduo!-, al fine di trovare dei finanziatori, delle persone che credessero nell’impresa.
L’entusiasmo del rinnovamento del dialogo come unico modo di sondare l’orlo, il limite delle conoscenze costituite, talvolta anche sovvertendole, è fatto proprio, via via, dagli scienziati che si mettono in con-tatto, che si appassionano all’idea e la con-dividono, la rafforzano, la de-finiscono, pur trovandosi, tutti assieme, nel terreno scivoloso dell’indefinibile.
La passione. Quella che, dal mio punto di vista e per la mia esperienza in Università, vedo che manca nei docenti universitari di oggi, la maggior parte dei quali ha abbandonato le grandi visioni, il senso dell’impresa e ha tradotto quest’ultimo termine nella formula oggettivata e reificata di “si tratta di diventare ordinario”. Ho conosciuto docenti, anche in gamba, del tipo che ho descritto; alcuni sono diventati ordinari, ma l’impresa non si è vista: vorrei che leggessero questo testo, non tanto per divertirsi, ma per ricalibrare il loro senso di “altitudo” nel confronto con personaggi, scienziati veri, che costruiscono il testo di Waldrop e che, nella vita, hanno costruito il contesto per cui “la scienza è ancora”, ora.
Sono convinto che il testo di Waldrop possa costituire una buona introduzione ai concetti della complessità, in quanto l’autore è estremamente abile nel semplificare i passaggi cruciali e seguire il formarsi dei problemi e le tecniche per la soluzione attraverso la voce di chi li ha seguiti per primi, senza perdere in rigore, eppure con un’eleganza sostanzialmente ‘analogica’ che gli rende onore, quale divulgatore.
Da leggere. Proprio da leggere.
Meraviglioso ed avvincente! Un romanzo che è un saggio, un saggio che è un romanzo, che leggi tutto d’un fiato e che ti rivela il coordinato nascere di un Istituto di ricerca (Santa Fe Institute) fondato sul dialogo, sullo scambio di opinioni, sull’intuito condiviso in uno stesso luogo, ma che nasce e si consolida a partire dalle migliori menti del tempo, ognuna con una propria individuale e singolare passione che entrava, insieme alle altre, in un circolo virtuoso di conoscenza della conoscenza che definirei quasi mistico. L’autore, Morris Mitchell Waldrop, fisico teorico e grande giornalista e divulgatore scientifico, realizza un testo che ti fa vibrare durante tutta la lettura, ti scuote, ti emoziona, facendoti con-dividere le emozioni dei fisici, chimici, sociologi, antropologi, cibernetici, informatici e altre figure di spicco dell’intelligenza “all’orlo del caos”, che trovano il momento (sia temporale, sia energetico) di creare grandi esperienze di scienza e ricerca nel centro del più bel paesaggio messicano.
Il testo è meraviglioso perché concilia gli intrecci delle vite di diversi scienziati, colti nelle loro discussioni, nella loro ricerca accademica e non, nella vita di tutti i giorni in famiglia, senza mai perdere di vista il tempo e lo spirito dell’epoca, con i suoi vincoli in ogni disciplina del sapere, i grandi scienziati collocati su piedistalli verso cui una nuova classe di scienziati, forse più conformista, si volgeva in un’adorazione che rischiava la rottura del processo creativo. E qui l’idea di un Istituto che rompesse con tutte le divisioni accademiche e riunisse le migliori menti del mondo, al fine di studiare rami del sapere che erano in divenire, dunque non focalizzati, seppur percepiti, in nessun settore del sapere. Quindi una nuova storia, non facile, quella di definire l’ambito di ricerca dell’Istituto al fine, da un lato, di far convergere il meglio dell’intelligenza sui fenomeni emergenti interstiziali (provvisoria definizione iniziale), e dall’altro -compito non meno arduo!-, al fine di trovare dei finanziatori, delle persone che credessero nell’impresa.
L’entusiasmo del rinnovamento del dialogo come unico modo di sondare l’orlo, il limite delle conoscenze costituite, talvolta anche sovvertendole, è fatto proprio, via via, dagli scienziati che si mettono in con-tatto, che si appassionano all’idea e la con-dividono, la rafforzano, la de-finiscono, pur trovandosi, tutti assieme, nel terreno scivoloso dell’indefinibile.
La passione. Quella che, dal mio punto di vista e per la mia esperienza in Università, vedo che manca nei docenti universitari di oggi, la maggior parte dei quali ha abbandonato le grandi visioni, il senso dell’impresa e ha tradotto quest’ultimo termine nella formula oggettivata e reificata di “si tratta di diventare ordinario”. Ho conosciuto docenti, anche in gamba, del tipo che ho descritto; alcuni sono diventati ordinari, ma l’impresa non si è vista: vorrei che leggessero questo testo, non tanto per divertirsi, ma per ricalibrare il loro senso di “altitudo” nel confronto con personaggi, scienziati veri, che costruiscono il testo di Waldrop e che, nella vita, hanno costruito il contesto per cui “la scienza è ancora”, ora.
Sono convinto che il testo di Waldrop possa costituire una buona introduzione ai concetti della complessità, in quanto l’autore è estremamente abile nel semplificare i passaggi cruciali e seguire il formarsi dei problemi e le tecniche per la soluzione attraverso la voce di chi li ha seguiti per primi, senza perdere in rigore, eppure con un’eleganza sostanzialmente ‘analogica’ che gli rende onore, quale divulgatore.
Da leggere. Proprio da leggere.
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